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10/04/2019 13.10 - quotidiano energia
Crippa: “Decreto Fer urgente, servirà anche per il decollo dei Ppa”

Reblading, certificati bianchi, scambio sul posto, conto termico. Sono i “provvedimenti normativi” sui quali il Governo sta lavorando per una possibile introduzione nel Decreto Crescita. Lo ha annunciato oggi a Roma, intervenendo alla presentazione al Gse del rapporto annuale Irex 2019 di Althesys, il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa, rassicurando gli operatori sulle intenzioni del Governo di accelerare al massimo l’approvazione del decreto Fer, al momento all’esame della Commissione Ue.

La settimana scorsa, ha reso noto Crippa, la questione è stata affrontata con il commissario Ue Cañete al Consiglio Energia e, a livello tecnico, il Mise ha risposto ai rilievi Ue e si è svolto un confronto con Bruxelles “in cui si sono affrontati alcuni aspetti”, mentre “altri non sono stati più rimessi sul tavolo”. Il Mise sta aspettando adesso “un parere su alcune questioni che dovrebbe arrivare a breve”. L’esigenza del ministero, ha spiegato il sottosegretario, “è velocizzare”, perché senza l’avvio delle aste “non c’è un’indicazione di prezzo e questo può rallentare l’altro canale fondamentale, lo sviluppo dei Ppa”.

Quanto alle norme che potrebbero essere inserite nel DL Crescita (approvato "salvo intese" la scorsa settimana ma non ancora ufficializzato), Crippa ha citato la semplificazione degli iter autorizzativi per il reblading degli impianti eolici, i certificati bianchi per il settore agro-forestale, l’allargamento dello scambio sul posto anche ai Comuni al di sotto di 20.000 abitanti e l’estensione del conto termico fino al 100% dell’investimento per la riqualificazione delle scuole.

“A breve”, ha aggiunto Crippa, il Mise presenterà inoltre un piano accumuli – “elettrochimici, a bacino o irrigui” – sul quale “ci sono già discussioni con Terna” e avvierà un “confronto con gli stakeholder sul vehicle-to-grid”. Domani, invece, sarà lanciato “il piano triennale sulla ricerca di sistema, che verrà messo in consultazione nei prossimi giorni”.

Il sottosegretario si è soffermato infine sugli impianti di generazione a biogas giunti a fine incentivazione, per i quali dovrebbe essere valutata un’eventuale “riconversione al biometano”, e sul phase-out del carbone, con il tavolo ad hoc che partirà il 17 aprile: “Il coinvolgimento del Mattm servirà anche a velocizzare gli iter autorizzativi”.

Sulla delicata questione del carbone si erano del resto soffermati prima dell’intervento di Crippa gran parte degli intervenuti alla presentazione del rapporto Althesys.

Per il presidente di Arera, Stefano Besseghini, il problema è adesso definire una “roadmap delle cose da fare, per capire in che ordine e con quali priorità affrontare i vari temi”. E in questo senso Besseghini ha sottolineato che gli aspetti tecnici “sono elementi necessari, ma devono complementarsi con decisioni politiche che hanno impatto sui territori, perché ad ottime intenzioni si possono inserire capacità di blocco che possono impedire il raggiungimento dell’obiettivo”. Dunque, il tavolo sul carbone “è un’ottima cosa” per “delineare assieme la roadmap e per dare i segnali giusti agli investimenti”.

Segnali che devono arrivare anche nel settore rinnovabili: “Qui il problema non è solo indicare le capacità ma anche con che velocità farle arrivare, abbiamo visto con il Fer 1 che se i tempi sono lunghi è difficile sviluppare capacità”, ha detto Besseghini.

Analoga esortazione (“va avviato velocemente un programma di aste”) è arrivata dal direttore Affari regolatori di Terna, Fabio Bulgarelli, che in tema di connessioni ha auspicato una revisione del Tica, “nato in un contesto di urgenza (in prossimità del Salva Alcoa)”. Bulgarelli ha quindi insistito sugli strumenti per assicurare adeguatezza al sistema elettrico, in particolare capacity market e accumuli. Per questi ultimi si possono ottenere “sinergie tra il settore idrico e l’idroelettrico, sfruttando i bacini sottoutilizzati”.

Altro tema sul quale si è registrato un generale consenso nel corso del dibattito – cui hanno partecipato anche Marco Peruzzi (e2i), Diego Percopo (EF Solare), Eleonora Petrarca (Egp), Pietro Tittoni (Erg), Paolo Grossi (Innogy), Enrico De  Girolamo (Cva), Toni Volpe (Falck Renewables), Eugenio De Blasio (Green Arrow) e Giuseppe De Beni (Italgen) – è stato quello delle difficoltà autorizzative, che rischiano di vanificare gli obiettivi del Pniec. Secondo il presidente di Elettricità Futura, Simone Mori, “è necessario un salto di qualità nei rapporti con i territori”.

Aspetto evidenziato anche dai presidenti di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini, e Anev, Simone Togni. Il primo, dopo aver sottolineato che la sua associazione ha registrato “120 iscritti dall’inizio dell’anno”, ha chiesto di “agire subito per le autorizzazioni all’upgrading” e “lavorare con le Regioni per semplificare gli iter autorizzativi”.

Togni ha definito per parte sua “essenziale” la programmazione a livello locale e proposto una ripartizione regionale degli obiettivi Fer.

Piero Gattoni, presidente del Cib, ha chiesto infine di “valorizzare” la rete gas, “un’infrastruttura strategica che già abbiamo e che dovrà sempre più parlare con la rete elettrica”.

Venendo ai risultati del rapporto Irex 2019, l’a.d. di Althesys, Alessandro Marangoni, ha rilevato che “sta nascendo una nuova visione delle rinnovabili, che passa da una logica ‘push’ da parte delle policy e degli incentivi, ad una ‘pull’, dove la domanda dei consumatori, grandi e piccoli, trainerà lo sviluppo”. Gli “obiettivi sfidanti” per le Fer al 2030 stanno poi “favorendo un aumento degli investimenti delle principali utility europee”: l’analisi delle prime 100 aziende italiane per fatturato mostra che utilizza solo energia da Fer il 23% e il 35% copre con le rinnovabili più della metà dei suoi consumi.

Nel 2018, stima il rapporto, gli investimenti italiani nelle Fer sono ammontati a 11,3 miliardi di euro per 10,8 GW. Il dato è in calo del 16% sul 2017 (record storico), ma ben al di sopra del 2016. Il 63% delle iniziative ha avuto luogo in Italia, mentre investimenti per 2,7 mld € (per 2,5 GW) sono andati all’estero.

L’eolico cresce, arrivando al 62% della potenza totale e il 48% del valore, con oltre la metà delle operazioni all’estero. Il fotovoltaico copre il 31% della potenza e il 37% del valore. Nel 2018 il peso delle operazioni dell’idroelettrico è sceso al 5% ed è viceversa cresciuto quello delle biomasse (7% pari a 340 milioni €).

Sul fronte dell’adeguatezza del sistema elettrico, Althesys individua “diverse criticità”, solo parzialmente risolte dall’entrata in esercizio al 2026 di nuove centrali a gas e oltre 3 GW di accumuli. “Per preservare la sicurezza del sistema elettrico si richiedono cospicui investimenti in nuova capacità, sia Fer che a gas, nelle infrastrutture e negli accumuli”, ha concluso Marangoni.