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09/01/2019 16.00 - quotidiano energia
Bolletta energetica Ue a 266 mld € (+26%)

Bolletta energetica in aumento ma prezzi sui mercati all’ingrosso in diminuzione, grazie alla crescente concorrenza, ai maggiori volumi di energia rinnovabile, allo sviluppo delle interconnessioni e all’integrazione del mercato interno europeo. E’ la fotografia che emerge dalla terza edizione del rapporto biennale della Commissione Ue sui prezzi e i costi dell’energia in Europa, in cui si sottolinea che nel 2017 – in un quadro di stabilità degli oneri di rete e delle componenti fiscali - i prezzi dell’elettricità per le famiglie del Vecchio Continente sono scesi per la prima volta dal 2008.

Il rapporto, pubblicato oggi, mette però in guardia sull’elevata esposizione della Ue alla crescita dei prezzi dei combustibili fossili e osserva che l’anno scorso i prezzi all’ingrosso hanno ripreso a salire.

In prospettiva, il costo della generazione elettrica da fossili è quindi destinato ad aumentare (anche a causa dei prezzi della CO2), mentre diminuirà quello delle rinnovabili per effetto del calo dei costi delle tecnologie. Entro il 2030, sostiene la Commissione, potrebbe perciò venire meno la necessità di sovvenzionare le Fer.

La Ue resta in ogni caso fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas e l’aumento delle quotazioni internazionali (in particolare del greggio) ha fatto crescere la bolletta energetica, attestatasi nel 2017 a 266 miliardi di euro: +26% sull’anno precedente (anche se ancora del 34% inferiore al picco di 400 mld € del 2013). Il principale responsabile di tale crescita è stato il prezzo del petrolio, fonte che rappresenta il 68% della bolletta complessiva (il gas copre il 28%, il carbone non va oltre il 4%).

In base alle stime di Bruxelles, l’aumento dei prezzi del greggio ha avuto nel 2017 un impatto negativo sull’economia europea pari allo 0,4% del Pil e ha fatto salire l’inflazione dello 0,6%.

Venendo alla tassazione sull’energia, rimasta pressoché stabile dal 2008, il rapporto indica che nel 2016 i 28 hanno raccolto 280 mld € (circa l’1,9% del Pil Ue), ovvero il 4,7% del loro gettito fiscale totale. Le accise (per oltre l’80% derivanti dai prodotti petroliferi) costituiscono la parte maggiore della tassazione.

Il rapporto (disponibile in allegato) prende in considerazione anche i sussidi all’energia, cresciuti negli ultimi anni per finanziare la transizione. I sussidi sono saliti infatti dai 148 mld € del 2008 a 169 mld € nel 2016, trainati dagli incentivi alle rinnovabili (76 mld €). Nel 2016, non a caso, il principale beneficiario dei sussidi è stato il settore energia (102 mld €), seguito a distanza da residenziale (24 mld €), industrie energivore (18 mld €) e trasporti (13 mld €).

La Commissione rileva comunque che i sussidi ai fossili, nonostante gli impegni internazionali di riduzione sottoscritti dall’Europa in sede G20 e G7, sono rimati stabili a 55 mld €.

Analizzando in dettaglio i prezzi dell’energia, si nota un generale aumento per le famiglie (ma non per i carburanti trasporti) e una contrazione per le imprese (dal 2008 al 2015 i cali più significativi si sono avuti nei settori ad alta intensità energetica).

Nel 2017 l’Italia mostrava il secondo più alto costo dell’elettricità per l’industria della Ue, mentre i costi del gas erano al di sotto della media dei 28. Per le famiglie italiane, invece, i prezzi del gas e dell’elettricità erano, rispettivamente, i quinti e i sesti più cari d’Europa.

Secondo il rapporto, un aiuto alle famiglie potrebbe arrivare dall’abolizione dei prezzi regolati, che “indeboliscono gli incentivi di prezzo per produttori e consumatori e frenano lo sviluppo delle nuove tecnologie”. In questo senso, la Commissione nota che negli Stati membri Ue in cui i fornitori offrono contratti a prezzi dinamici le famiglie con bassi consumi di elettricità possono ottenere risparmi annui compresi tra il 22 e il 70% della componente energia.