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14/06/2018 15.00 - quotidiano energia
Rifiuti speciali in aumento ma nel riciclo Italia tra i primi nella Ue

Aumenta la produzione dei rifiuti speciali ma, allo stesso tempo, l’Italia si conferma tra i primi Paesi europei per il riciclo. Sono questi alcuni dei principali trend evidenziati dal rapporto Ispra 2018 (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) presentato oggi alla Camera.

Nel 2016 l’incremento della produzione di rifiuti prodotti da industrie e aziende è stata maggiore del 2% rispetto all’anno precedente raggiungendo i 135 mln di tonnellate (rispetto all’anno 2014, l’aumento è del 4,5%). Come segnala il report, se i dati mostrano un buon lavoro sul fronte del riciclo, occorre investire di più su quello della “prevenzione” di questa tipologia di rifiuti. Se ne producono ancora troppi e rimaniamo lontani dall’obiettivo fissato dal Programma nazionale di prevenzione del 2013, che prevede al 2020 una riduzione del 5% nella produzione dei “non pericolosi” e del 10% per i pericolosi, calcolati per unità di Pil al 2010. All’interno della categoria dei rifiuti speciali, si legge nel documento, a crescere in modo particolare nel 2016 è stata quella dei “pericolosi” (cioè con elevata concentrazione di sostanze inquinanti che vanno trattati in modo specifico) che con oltre 9,6 milioni di tonnellate segna un +5,6% rispetto al 2015.

Alla presentazione del rapporto è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Per il titolare del dicastero di Via Cristoforo Colombo è una priorità ridurre “il numero di rifiuti” e insistere sull’economia circolare. “Non voglio abbassare la loro quantità per poi ritrovarmeli seppelliti. Deve esserci sì una crescita produttiva ed economica ma, parallelamente, deve essere realizzata una diminuzione”.

Nel rapporto è indicato anche che lo smaltimento in discarica è cresciuto del 7,9% (887 mila tonnellate) rispetto al 2015. Su questo tema Costa ha avvertito che si tratta di numeri eccessivi. “Il sistema Italia non se lo può permettere.  Ci sono troppo rifiuti che vanno in discarica”. L’obiettivo di Costa è che il processo di “recupero diventi anche biosostenibile”. Altro punto al centro dell’agenda del ministro è utilizzare completamente le risorse finanziarie a disposizione del suo dicastero. “Ho spacchettato i dipartimenti. Bisogna spendere tutti i fondi disponibili. Un buon Governo, un buon ministro utilizzano tutti i fondi a disposizione li spendono bene”.

Costa ha parlato anche della necessità di intervenire sui Mud (Modello unico di dichiarazione ambientale), lo strumento con il quale si realizza la comunicazione annuale al catasto dei rifiuti da parte di amministrazioni pubbliche e imprese. I rifiuti speciali sono aumentati e “potrebbe essere salutato come un fatto positivo, perché una quota è andata in chiaro e un’altra arriva da una maggiore produzione. Questo è un bene - rileva Costa- ma chiedo a Ispra di aprire una riflessione per valutare che i dati e gli adempimenti siano corretti”.

Costa si è poi detto preoccupato del sistema di raccolta e gestione dell’amianto: “In questo momento l’amianto ci fa zoppicare ci preoccupa in particolare la ricaduta sanitaria e ambientale della presenza di amianto sul territorio. Non è pensabile – ha aggiunto - che il sistema Italia ancora si interroghi sul come definire la questione amianto, non ce lo possiamo permettere per il bene dei nostri cittadini”.