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07/04/2020 00.00 - Utilitalia
Le due società
A. Spaziani (www.public-utilities.it 7/4/2020)
La doppia emergenza, quella sanitaria unita a quella economica (già da tempo in atto e che ha subito una accelerazione per effetto della pandemia), fa emergere una divisione nel tessuto sociale che ripropone il tema delle due Italie, delle due società.
Negli anni settanta si parlò di due società, riguardava la divisione tra le nuove generazioni e la generazione che aveva ricostruito il Paese nel dopoguerra. Entrambe avevano le loro ragioni, determinòun forte conflitto sociale che provocò contraccolpi istituzionali, alimentò il terrorismo. La politica seppe comunque unitariamente trovare ed indicare una via maestra di uscita che rinsaldò le istituzioni.
L’attuale divisione, con accenti diversi a livello territoriale, fa emergere la contrapposizione tra settori in qualche modo protetti e settori che vedono ridursi il proprio reddito e status sociale, con una accelerazione mai conosciuta. Il rischio è che l’Italia dei garantiti pensi comodamente che tutto si aggiusterà e, quindi, cerchi di mantenere in ogni modo le sue protezioni su vecchi assetti antitetici rispetto ai dati ed al contesto, sociale ed economico, in cui ora l’Italia si trova. Una economia depressa non può reggere questo dualismo ed il rischio che si alimenti uno scontro sociale è elevato.
Il Premier nel presentare l’accordo del 14 marzo con le Parti sociali ha tenuto a precisare che era sbagliato parlare di una nuova stagione della concertazione. Sbagliava. Concertazione come ricordava sempre il prof. Federico Caffè non è mediazione tra interessi diversi ma la sede in cui ognuno offre il proprio contributo per affrontare una emergenza. Certo non ritenere ingombranti i corpi intermedi è un passo avanti, ma non può bastare.
I dati che giungono dalla Cina, e da noi lo scenario non potrà che essere peggiore, evidenziano una grande lentezza nella ripresa dei consumi, degli scambi, dell’industria. Necessitano tempi lunghi, anni, per riprendere la crescita . Si impone una iniziativa che rinsaldi i legami sociali e produttivi ,sapendo che non si potrà fare affidamento a lungo solo a politiche assistenziali, oggi indispensabili.
Si parla di una diversa priorità da dare alla scuola, alla sanità, alla ricerca, alla infrastrutturazione del Paese. Sul piano istituzionale si ipotizza una revisione delle competenze tra Stato e regioni, a partire dal titolo quinto della costituzione, come modificato nel 2001, si parla anche di una vera sburocratizzazione della pubblica amministrazione, grazie anche al processo di digitalizzazione ed innovazione tecnologica.
Concentrare le risorse su queste priorità significa fare delle scelte e chiedere all’altra Italia di dare un contributo che, inevitabilmente’ passa per una riduzione delle proprie tutele a favore di un sano mix di risorse economiche ed umane nonché intellettive e di valori per risollevare il Paese. La politica e la burocrazia di supporto saranno in grado di gestire questa fase senza innescare ulteriori tensioni? Difficile dare una risposta positiva; aiuterebbe
partire dalla condivisione della gravità della situazione e dal tempo necessariamente lungo per avere dei
risultati.
Il contributo dato dal mondo dei servizi pubblici in questa fase è stato rilevante, parlo delle reti dei servizi essenziali come l’energia, l’acqua, il servizio rifiuti, il trasporto. Servizi spesso dimenticati nell’elenco dei soggetti chiamati a fronteggiare l’emergenza.Un punto a favore, costituiscono infatti un sistema nervoso del tessuto territoriale che meno si evidenzia meglio è. Ma anche per questo comparto il domani non potrà essere ancora identico al passato .
La dimensione organizzativa, la capacità di sviluppare gli investimenti ottimizzando le risorse, la svolta green, l’accesso delle fasce deboli a servizi universali, impongono scelte difficili ed un diverso rapporto pubblico/privato, industria/finanza, concedente/gestore . Necessita una nuova stagione di cooperazione non di
contrapposizione. Un’utile analisi verrà da come a livello territoriale le diverse forme di gestione avranno risposto all’emergenza: ma occorrerà tempo per sedimentare e analizzare gli esiti di questo impegno sul fronte operativo. Non solo delle gestioni in economia ,che ancora una volta hanno messo nei guai sindaci e cittadini.
La crescita dimensionale per affrontare la infrastrutturazione del Paese è una condizione obbligata. Per farlo in tempi ragionevoli servono obiettivi chiari ed il superamento di vincoli istituzionali e regolatori validi in altri contesti.
Necessita una politica che apprezzi di più le competenze e non abbia pregiudizi nei confronti dell’impresa.
Contestualmente dall’interno di questi sistemi deve venire, subito, una risposta al Paese che tolga di mezzo inefficienze, tutele non più compatibili con il nuovo scenario. Serve uno slancio solidale eccezionale, iniziando dal considerare il secondo trimestre del 2020 come un periodo di lavoro continuo, per far partire il sistema produttivo e attenuare le tensioni sociali.
L’acuirsi delle differenziazioni territoriali (centro/periferie; nord/sud), la contrapposizione tra garantiti e nuove forme si povertà (anche sociale e di mezzi, non solo economica), richiede risposte urgenti, lungimiranti ed eccezionali. Andrà tutto bene: certamente solo se ciascuno di noi darà il meglio di sé e insieme il meglio di tutti, quale contributo necessario ed ormai indefettibile per riportare l’Italia a riaccendere il motore dell’economia e costituire il riferimento sociale e politico di una nuova rinascita.
www.public-utilities.it