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08/02/2018 20.02 - Quotidiano Enti Locali e Pa
AscoHolding, un advisor per il riassetto

Il riassetto di Asco Holding, la cassaforte pubblica a cui fa capo il 61,5% della multiutility veneta Ascopiave, va verso un ulteriore rinvio. Salvo colpi di scena dell’ultima ora, come riportato da Radiocor, l’assemblea dei soci convocata per questo pomeriggio deciderà di rinviare ogni decisione quanto meno dopo il 7 marzo, quando è previsto che il Tar decida nel merito su un ricorso di Plavisgas, di fatto unico socio privato di Asco Holding con l'8,61%. L’unica novità di oggi potrebbe essere la nomina di un advisor che supporterà il cda di Asco Holding nella delicata fase di riassetto: dato il contesto delicato, che coinvolge a vario titolo diversi soggetti del tessuto economico e finanziario trevigiano, la scelta potrebbe cadere sulla Finint di Enrico Marchi. La vicenda Come noto, la Legge Madia sulle municipalizzate ha messo fuori gioco le «scatole» pubbliche come Asco Holding, cioè senza dipendenti né quotate in Borsa. Di qui lo scontro negli ultimi mesi tra le varie anime dei soci pubblici (91 Comuni di diverse sfumature politiche ma tutti con quote non superiori al 2%), e Plavisgas, cordata di soci privati guidata dall’avvocato Massimo Malvestio. Quest'ultima, per superare l’impasse Madia, sostiene la necessità di una fusione inversa tra Asco Holding e Ascopiave. Operazione che, per Plavisgas e alcuni Comuni desiderosi di fare cassa, avrebbe il vantaggio di rendere liquida una partecipazione oggi illiquida (realizzando anche una bella plusvalenza) ma esporrebbe anche Ascopiave stessa a due principali rischi d'Opa. Il primo, derivante dal cambio di controllo della società, sorgerebbe se la maggioranza delle minoranze in assemblea votasse contro il riassetto; il secondo sarebbe legato al fatto che, con l’azionariato di Ascopiave parcellizzato - tutti i soci pubblici resterebbero sì attorno al 65% ma senza un soggetto leader come in A2A o Iren -, sarebbe più agevole per un soggetto terzo fare breccia con un’Opa visto che, in questa ipotesi, anche un eventuale patto di sindacato pubblico verrebbe meno. Inoltre, i primi due soci diverrebbero i privati Plasvigas e il fondo Amber (allineati nelle critiche al pubblico) col 5% a testa. La fusione ra Asco Holding e Ascopiave L’assemblea di oggi, chiesta da Comuni rappresentanti il 12,9% del capitale, ha all'ordine del giorno il mandato al cda per la fusione tra Asco Holding e Ascopiave ma è plausibile che si vada verso un rinvio della decisione lasciando al cda il tempo di effettuare uno studio preliminare sui possibili scenari e in attesa che il Tar si pronunci sul ricorso di Plavisgas. Quest'ultima ha contestato la legittimità dell'altro schema di riassetto, sostenuto invece dalla maggioranza dei soci pubblici per superare la Madia, e cioè la fusione tra Asco Holding e l'altra sua controllata Asco Tlc. Al netto di tutto ciò, gli esperti del settore indicano la necessità di una svolta strategica per Ascopiave, che realizza i margini sulla vendita ai clienti finali e sulla distribuzione gas, due settori che diventeranno sfidanti per le imminenti liberalizzazioni e gare gas. E per diventare competitivi non basterà soltanto immaginare aggregazioni su scala regionale con tempi biblici di “execution”.