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13/03/2020 00.00 - Quotidiano Energia
Acqua, rifiuti, energia: proposte per il rilancio degli investimenti

di Adolfo Spaziani*

 

Il Governo ha presentato un piano per evitare un ulterioreindebolimento della nostra economia dovuto all’emergenza sanitaria. Poichétutta l’attenzione si è incentrata su misure di sostegno nel breve periodo, inparticolare nei settori come i servizi sanitari, turismo e commercio, ènecessario contemporaneamente concentrarsi anche su soluzioni innovative perrilanciare le infrastrutture, per evitare – attraverso la richiesta di derogheall’Europa – di aumentare soltanto la quota di risorse disponibili e non spese. No quindi alla logica dei due tempi ma necessità di lavorareda subito per cogliere ogni opportunità di ripresa e comunque, anche inpresenza di difficoltà operative, fare tutto quanto possibile per anticipareattività propedeutiche all’affidamento dei lavori. 

Per il rilancio delle infrastrutture nei servizi a rete iproblemi da risolvere sono noti: l’incapacità della PubblicaAmministrazione di organizzare la domanda e semplificare i processiautorizzativi, insieme all’accelerazione delle procedure di affidamento perfavorire la realizzazione delle opere nei tempi preventivati. Non si tratta dipassare da novanta a sessanta giorni per la presentazione delle offerte, ma diridurre il periodo da quando queste vengono presentate a quando l’opera vieneaffidata e messa in esercizio.  Serve un diverso approccio cheristabilisca un clima di fiducia tra PA ed imprese, a cui può dare uncontributo importante l’accoglimento, da parte del Governo, di alcune propostedell’Anci, modello Genova.

In questo scenario, un contributo importante nelbreve periodo può venire dai concessionari che operano nei settori oggipresidiati da regolatori indipendenti: dall’energia al settore idricoed ambientale, fino a quello autostradale, una volta ricompreso in pieno nella regolazione.

Si tratta di settori che prevedono nei prossimi anniinterventi importanti, ma ancora non sufficienti a recuperare i gapinfrastrutturali dovuti a ritardi passati, alla mancata manutenzione, ai nuovifabbisogni derivanti dall’innovazione tecnologica o dalle questioni emergenticome il cambiamento climatico. Oggi questi investimenti, in presenza di unadebole pianificazione, vengono sviluppati in relazione alle capacitàorganizzative e finanziarie delle imprese, ed il loro riconoscimento in tariffaavviene in relazione a quanto effettivamente realizzato, con un ritardotemporale di due anni dall’entrata in esercizio.

Va evidenziato come, nei settori regolati, il volume degliinterventi realizzati rispetto al programmato è quasi sempre superiore all’80%,a differenza di quanto gestito direttamente dalla PA che si attesta di normaintorno al 20%; ci sono dunque ragionevoli elementi per ritenere che lerisorse investite in questi ambiti possano innescare in tempi certi ricadutedirette, indirette e di indotto. Le stime indicano che per ogni miliardo dieuro di investimento è possibile attivare ben 34mila posti di lavoro, con uneffetto moltiplicatore sul PIL di 2 miliardi di euro. 

Un piano straordinario di investimenti di 10 miliardi inquesti settori potrebbe dunque offrire un sostegno, come sostengono alcunicentri studi qualificati, di circa un punto percentuale al PIL. Utilitaliaha stimato in 50 miliardi in cinque anni la reale possibilità di investimentodelle sole imprese impegnate nei servizi a rete a livello locale. I settoriinteressati vanno dall’approvvigionamento idrico (inclusa la riduzione delleperdite) al consolidamento e alla costruzione di nuovi invasi, fino alcompletamento del sistema di depurazione e allo sviluppo del sistema impiantisticoper il recupero delle materie prime dai rifiuti; in materia di energia,dall’efficienza energetica fino a una completa digitalizzazione delle reti.

Il Governo e le Istituzioni nazionali e locali potrebbero dasubito, senza invadere il terreno di competenza delle Autoritàindipendenti, adottare atti di indirizzo che chiedano alle Autorità disettore di individuare le modalità per accelerare la curva di crescita diquesti investimenti nei prossimi anni: la dinamica dovrà risultarenecessariamente incrementale rispetto alla media degli ultimi anni, per evitarecomportamenti opportunistici. Nel settore energetico si può inoltre accelerareil processo di una regolazione individuale legata agli output. 

L’effetto in tariffa, una volta assicurato il riconoscimentoda parte delle medesime autorità con meccanismi che comunque non compromettanol’equilibrio economico-finanziario delle imprese, può essere reso compatibilecon le esigenze delle comunità servite; e in ogni caso ciò avverrebbe ad almenodue anni dalla realizzazione dell’opera. Alle imprese serve soltanto assicurareche non si cambino le regole vigenti al momento dell’investimento e non simodifichino in ogni decreto le normative di riferimento. 

Cogliere questa opportunità quando i tassi di finanziamentosono bassi - e presumibilmente lo rimarranno nel medio termine - è un’occasioneunica per recuperare il ritardo infrastrutturale documentato in tutte leanalisi di settore. La qualifica di investimenti green può consentire a questiinterventi di beneficiare anche del sostegno degli strumenti dellaprogrammazione comunitaria: una politica priva di costi per la finanza pubblicae di concrete possibilità di successo.

 

 

*Senior Advisor Utilitalia