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25/06/2020 00.00 - Quotidiano Energia
Liberare il potenziale strategico e ambientale del biometano

di Filippo Brandolini

Liberare il potenziale strategico e ambientale del biometano Servono aggiustamenti normativi per creare le condizioni favorevoli all'effettivo sviluppo della filiera. Quattro le priorità Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (Pniec) 1 e più recenti interventi di autorevoli esponenti del Mise hanno confermato che lo sviluppo della filiera del biometano è strategico rispetto alle prospettive future in ottica Green Deal. Sono state in particolare evidenziate le potenzialità del settore agricolo in tale filiera e come il biometano possa contribuire al processo di decarbonizzazione delle reti gas. Nel condividere pienamente questo approccio, come Utilitalia sottolineiamo che un ruolo importante in questa filiera lo può svolgere il settore dei rifiuti. Allo stato attuale, sono 13 gli impianti in esercizio o prossimi all'attivazione che trattano rifiuti (12 la frazione organica derivante dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani e 1 i fanghi di depurazione delle acque reflue urbane) producendo annualmente oltre 105 milioni Smc di biometano immessi nelle reti di distribuzione locale o in quella di trasporto (Snam) per essere poi destinati all'autotrazione. Da una recente ricognizione svolta congiuntamente da Utilitalia ed Elettricità Futura presso un campione di aziende associate, risulta che siano in corso di sviluppo 29 progetti di impianti di produzione di biometano, 22 relativi a realizzazioni completamente nuove e le restanti 7 come revamping di impianti esistenti, per una produzione attesa di circa 150 milioni di Smc all'anno di biometano e un investimento complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro. Le matrici in ingresso in queste installazioni sono principalmente frazione organica dei rifiuti urbani e, in misura minore, fanghi di depurazione delle acque reflue urbane. Si tratta quindi di impianti che, oltre a fornire un contributo decisivo alla decarbonizzazione e al perseguimento degli obiettivi del Pniec e del Green Deal, sono perfettamente coerenti con la prospettiva dell'economia circolare, consentendo per la frazione organica da un lato il recupero di energie rinnovabili come appunto il biometano e, dall'altro, il recupero di materia grazie alla produzione di compost destinato all'agricoltura. Si consideri che la frazione organica rappresenta mediamente il 35% dei rifiuti urbani e la direttiva europea prevede che la raccolta differenziata di tale frazione diventi obbligatoria entro il 2023. In Italia, la raccolta differenziata della frazione organica è già ampiamente praticata ed è in costante sviluppo, tanto che secondo il Rapporto Ispra nel 2018 ne sono state raccolte oltre 7 milioni di tonnellate (compresi anche gli sfalci da manutenzione del verde) con un potenziale di intercettazione stimato di circa 9,2 milioni di tonnellate annue entro il 2025. Come è noto, è invece critica la situazione impiantistica, già ora carente, soprattutto in alcune regioni, ancor più in prospettiva, visti gli sviluppi attesi nella raccolta differenziata. Occorre quindi creare le condizioni favorevoli per l'effettivo sviluppo di questa filiera, con quegli aggiustamenti normativi che ben si inseriscono in provvedimenti legislativi imminenti, come quelli legati alla ripresa dopo la pandemia, o comunque prossimi come il recepimento delle direttive sull'Economia Circolare e della RED 2. Si evidenziano in particolare quattro priorità. La prima è dettata dalla necessità di posticipare almeno di due anni la scadenza, fissata al 31 dicembre 2022, entro la quale gli impianti devono entrare in esercizio per poter fruire degli incentivi, indispensabili per la sostenibilità economica degli investimenti. Le incertezze normative, solo in parte risolte, e da ultimo anche l'emergenza sanitaria hanno pesantemente rallentato i percorsi autorizzativi e reso incerta la possibilità di realizzare i lavori e attivare gli impianti entro tale scadenza. Questa situazione, peraltro, non ha consentito quello sviluppo del mercato delle componenti impiantistiche che può contribuire alla riduzione dei costi e quindi del bisogno di incentivi per garantire la sostenibilità economica degli investimenti. La seconda priorità riguarda il recepimento nell'ordinamento italiano della direttiva europea sulle energie rinnovabili (cosiddetta RED 2), per il quale è in corso l'iter parlamentare per attribuire al Governo la delega al recepimento. Si tratta di un passaggio molto importante perché la RED 2 innova i parametri tecnici introdotti con la precedente direttiva per definire se un biocarburante è sostenibile 2 . Ma, in modo inspiegabile, i nuovi parametri non contemplano le tecnologie integrate di digestione anaerobica e compostaggio, pienamente riconosciute a livello europeo dalle stesse BREF 3 e, soprattutto, ampiamente diffuse a livello nazionale. Riteniamo che il recepimento debba chiarire questo aspetto che, diversamente, potrebbe rendere critico lo sviluppo di questi impianti. Un terzo aspetto riguarda la definitiva soluzione alle incertezze normative, che hanno rallentato e disincentivato la realizzazione di nuovi impianti, legate al tema dell'End of Waste. Queste incertezze solo in parte sono state superate perché, se da un lato si è sbloccata la possibilità per gli enti competenti di autorizzare questi impianti, dall'altro sono stati previsti ulteriori possibili fasi di controllo delle autorizzazioni a valle del loro rilascio, che certamente rendono incerti gli esiti degli iter di approvazione degli investimenti per un valore di alcune decine di milioni di euro. Mentre nell'ambito del recepimento delle direttive sull'economia circolare si sta chiedendo con forza di eliminare quegli ulteriori adempimenti burocratici, il recepimento della RED 2 o l'eventuale revisione dello specifico DM sul biometano potrebbero chiarire esplicitamente che il biometano, se rispetta le caratteristiche qualitative definite dalle norme tecniche richiamate nello stesso provvedimento, anche se prodotto da rifiuti non è soggetto alla normativa End of Waste. Infine, data la natura strategica della produzione del biometano, sarebbe quanto mai opportuno intervenire sin d'ora, nell'annunciato decreto semplificazioni, per ridurre i tempi e le complessità degli iter autorizzativi per gli impianti di trattamento rifiuti con produzione di biometano. Si tratterebbe di un fattore fondamentale per accelerare la realizzazione di quei 1,6 miliardi di euro di investimenti, contribuendo così sia alla ripresa economica del dopo pandemia che al raggiungimento degli sfidanti obiettivi in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, produzione di energia da fonti rinnovabili ed economia circolare. *vicepresidente vicario di utilitalia 1 Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, predisposto dai Ministeri dello Sviluppo Economico, dell'Ambiente e delle Infrastrutture e dei Trasporti, recepisce le novità contenute nel Decreto Legge sul Clima nonché quelle sugli investimenti per il Green New Deal previste nella Legge di Bilancio 2020. 2 Si ricorda che il Ministero dello Sviluppo Economico 2 marzo 2018 relativo alla Promozione dell'uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti prevede che sia incentivabile il biometano dichiarato «sostenibile» secondo quanto definito dal quadro legislativo europeo e nazionale. 3 Best Available Techniques Reference documentServono aggiustamenti normativi per creare le condizioni favorevoli all'effettivo sviluppo della filiera. Quattro le priorità Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (Pniec) 1 e più recenti interventi di autorevoli esponenti del Mise hanno confermato che lo sviluppo della filiera del biometano è strategico rispetto alle prospettive future in ottica Green Deal. Sono state in particolare evidenziate le potenzialità del settore agricolo in tale filiera e come il biometano possa contribuire al processo di decarbonizzazione delle reti gas. Nel condividere pienamente questo approccio, come Utilitalia sottolineiamo che un ruolo importante in questa filiera lo può svolgere il settore dei rifiuti. Allo stato attuale, sono 13 gli impianti in esercizio o prossimi all'attivazione che trattano rifiuti (12 la frazione organica derivante dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani e 1 i fanghi di depurazione delle acque reflue urbane) producendo annualmente oltre 105 milioni Smc di biometano immessi nelle reti di distribuzione locale o in quella di trasporto (Snam) per essere poi destinati all'autotrazione. Da una recente ricognizione svolta congiuntamente da Utilitalia ed Elettricità Futura presso un campione di aziende associate, risulta che siano in corso di sviluppo 29 progetti di impianti di produzione di biometano, 22 relativi a realizzazioni completamente nuove e le restanti 7 come revamping di impianti esistenti, per una produzione attesa di circa 150 milioni di Smc all'anno di biometano e un investimento complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro. Le matrici in ingresso in queste installazioni sono principalmente frazione organica dei rifiuti urbani e, in misura minore, fanghi di depurazione delle acque reflue urbane. Si tratta quindi di impianti che, oltre a fornire un contributo decisivo alla decarbonizzazione e al perseguimento degli obiettivi del Pniec e del Green Deal, sono perfettamente coerenti con la prospettiva dell'economia circolare, consentendo per la frazione organica da un lato il recupero di energie rinnovabili come appunto il biometano e, dall'altro, il recupero di materia grazie alla produzione di compost destinato all'agricoltura. Si consideri che la frazione organica rappresenta mediamente il 35% dei rifiuti urbani e la direttiva europea prevede che la raccolta differenziata di tale frazione diventi obbligatoria entro il 2023. In Italia, la raccolta differenziata della frazione organica è già ampiamente praticata ed è in costante sviluppo, tanto che secondo il Rapporto Ispra nel 2018 ne sono state raccolte oltre 7 milioni di tonnellate (compresi anche gli sfalci da manutenzione del verde) con un potenziale di intercettazione stimato di circa 9,2 milioni di tonnellate annue entro il 2025. Come è noto, è invece critica la situazione impiantistica, già ora carente, soprattutto in alcune regioni, ancor più in prospettiva, visti gli sviluppi attesi nella raccolta differenziata. Occorre quindi creare le condizioni favorevoli per l'effettivo sviluppo di questa filiera, con quegli aggiustamenti normativi che ben si inseriscono in provvedimenti legislativi imminenti, come quelli legati alla ripresa dopo la pandemia, o comunque prossimi come il recepimento delle direttive sull'Economia Circolare e della RED 2. Si evidenziano in particolare quattro priorità. La prima è dettata dalla necessità di posticipare almeno di due anni la scadenza, fissata al 31 dicembre 2022, entro la quale gli impianti devono entrare in esercizio per poter fruire degli incentivi, indispensabili per la sostenibilità economica degli investimenti. Le incertezze normative, solo in parte risolte, e da ultimo anche l'emergenza sanitaria hanno pesantemente rallentato i percorsi autorizzativi e reso incerta la possibilità di realizzare i lavori e attivare gli impianti entro tale scadenza. Questa situazione, peraltro, non ha consentito quello sviluppo del mercato delle componenti impiantistiche che può contribuire alla riduzione dei costi e quindi del bisogno di incentivi per garantire la sostenibilità economica degli investimenti. La seconda priorità riguarda il recepimento nell'ordinamento italiano della direttiva europea sulle energie rinnovabili (cosiddetta RED 2), per il quale è in corso l'iter parlamentare per attribuire al Governo la delega al recepimento. Si tratta di un passaggio molto importante perché la RED 2 innova i parametri tecnici introdotti con la precedente direttiva per definire se un biocarburante è sostenibile 2 . Ma, in modo inspiegabile, i nuovi parametri non contemplano le tecnologie integrate di digestione anaerobica e compostaggio, pienamente riconosciute a livello europeo dalle stesse BREF 3 e, soprattutto, ampiamente diffuse a livello nazionale. Riteniamo che il recepimento debba chiarire questo aspetto che, diversamente, potrebbe rendere critico lo sviluppo di questi impianti. Un terzo aspetto riguarda la definitiva soluzione alle incertezze normative, che hanno rallentato e disincentivato la realizzazione di nuovi impianti, legate al tema dell'End of Waste. Queste incertezze solo in parte sono state superate perché, se da un lato si è sbloccata la possibilità per gli enti competenti di autorizzare questi impianti, dall'altro sono stati previsti ulteriori possibili fasi di controllo delle autorizzazioni a valle del loro rilascio, che certamente rendono incerti gli esiti degli iter di approvazione degli investimenti per un valore di alcune decine di milioni di euro. Mentre nell'ambito del recepimento delle direttive sull'economia circolare si sta chiedendo con forza di eliminare quegli ulteriori adempimenti burocratici, il recepimento della RED 2 o l'eventuale revisione dello specifico DM sul biometano potrebbero chiarire esplicitamente che il biometano, se rispetta le caratteristiche qualitative definite dalle norme tecniche richiamate nello stesso provvedimento, anche se prodotto da rifiuti non è soggetto alla normativa End of Waste. Infine, data la natura strategica della produzione del biometano, sarebbe quanto mai opportuno intervenire sin d'ora, nell'annunciato decreto semplificazioni, per ridurre i tempi e le complessità degli iter autorizzativi per gli impianti di trattamento rifiuti con produzione di biometano. Si tratterebbe di un fattore fondamentale per accelerare la realizzazione di quei 1,6 miliardi di euro di investimenti, contribuendo così sia alla ripresa economica del dopo pandemia che al raggiungimento degli sfidanti obiettivi in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, produzione di energia da fonti rinnovabili ed economia circolare. *vicepresidente vicario di utilitalia 1 Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, predisposto dai Ministeri dello Sviluppo Economico, dell'Ambiente e delle Infrastrutture e dei Trasporti, recepisce le novità contenute nel Decreto Legge sul Clima nonché quelle sugli investimenti per il Green New Deal previste nella Legge di Bilancio 2020. 2 Si ricorda che il Ministero dello Sviluppo Economico 2 marzo 2018 relativo alla Promozione dell'uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti prevede che sia incentivabile il biometano dichiarato «sostenibile» secondo quanto definito dal quadro legislativo europeo e nazionale. 3 Best Available Techniques Reference document