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14/05/2019 20.05 - Quotidiano Enti Locali e Pa
A rischio 9 miliardi di valore aggiunto per le province di Aquila e Teramo

«Un danno enorme per tutte le imprese dell’Abruzzo interno. Un provvedimento che metterebbe in ginocchio le aziende aquilane, già gravate dalle difficoltà di una ripresa post-sisma che fatica a decollare. Come Confindustria non possiamo che opporci fermamente». A esprimere un secco no alla chiusura del traforo del Gran Sasso è il presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, Riccardo Podda. Le imprese del territorio sono già in allarme per la paventata interruzione di quella che è una arteria fondamentale che tiene letteralmente insieme la parte Ovest e quella Est dell’Abruzzo. Il traforo del Gran Sasso, con i suoi 10 chilometri di galleria, è uno snodo fondamentale dell’autostrada che dalla Tangenziale Est di Roma arriva fino all’allacciamento con l’autostrada A 14 (Bologna-Bari-Taranto). Collocato a metà strada tra le uscite dell’Aquila e quella di Teramo, ogni giorno sotto il Gran Sasso transitano 11mila macchine, per un valore di circa 35mila euro stimato dalla Concessionaria Strada dei Parchi. Nei periodi di punta durante l’estate si arriva a toccare anche i 70mila veicoli giornalieri. In tutta la rete dell’autostrada A24 e A25 (quest’ultima è quella che dalla diramazione di Torano della A24 arriva fino a Pescara) transitano più di 19mila veicoli in media ogni giorno. Di questi il 15% sono mezzi pesanti, quelli più propriamente legati al sistema economico del territorio. «La chiusura del traforo del Gran Sasso costringerebbe ad utilizzare la Statale 80, che arriva fino a 1.300 metri di altezza, con un percorso tortuoso», spiega Agostino Ballone, presidente di Confindustria Abruzzo. Le province più colpite sarebbero nell’immediato quelle dell’Aquila e di Teramo: 155 comuni con una popolazione complessiva di 618mila abitanti, 80mila imprese registrate che producono circa 9 miliardi di valore aggiunto e 1,7 miliardi d’export. Per non parlare del turismo: il traforo del Gran Sasso è un nodo fondamentale per i collegamenti con il Lazio, da cui vengono ogni anno un quarto dei turisti dell’Abruzzo. Ma a rischiare il blocco dell’attività sono anche il Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso: si tratta del centro di ricerca sotterrano più grande del mondo, che sfrutta la protezione dalla radiazione cosmica ottenuta con gli oltre 1.400 metri di montagna sovrastanti. La struttura è utilizzata da oltre mille scienziati provenienti da 29 paesi diversi.