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12/07/2018 16.07 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Tlc, arriva il bando per le frequenze 5G - Il mobile fa boom (+48%) di traffico dati

Per il lancio delle telecomunicazioni 5G arriva anche l’ultimo tassello, cioè il bando di gara e il disciplinare del ministero dello Sviluppo economico. La documentazione è stata pubblicata ieri e gli operatori interessati dovranno presentare la domanda per le frequenze entro il 2 agosto. In oltre 80 pagine, sono regolati durata e obblighi dei diritti d’uso, procedure di ammissione e di assegnazione, fase dei miglioramenti competitivi. Le frequenze 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz saranno disponibili dal 1° gennaio 2019, quelle 700 MHz dal 1° luglio 2022. Avranno tutte durata fino al 31 dicembre 2037. Nella sua relazione annuale, il presidente Agcom Angelo Marcello Cardani – davanti ai neopresidenti di Camera e Senato e al capo dello Stato Sergio Mattarella – ha ricordato il lavoro fatto per portare a termine lo scorso maggio il regolamento su cui il Ministero ha poi costruito il bando. Per il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio si apre così una stagione nuova per lo sviluppo di Internet. Sull’accesso alla rete, lo stesso Di Maio è tornato a parlare di servizio gratis per fasce deboli della popolazione. Un intervento normativo potrebbe essere studiato in vista dell’esame parlamentare del “decreto estivo” che contiene le norme su lavoro, delocalizzazioni e fisco. Il bando di gara sul 5G arriva nel giorno della relazione annuale sull’attività di un’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che ha fotografato sicuramente un mercato in trasformazione. In crescita fra un anno e l’altro dell’1,2% a oltre 54 miliardi di euro, ma in cui a rilevare è soprattutto un mutamento profondo che si coglie in particolare nella rivoluzione copernicana portata da web e big data. A quest’ultimo tema la presentazione di Cardani dedica un paragrafo ad hoc in cui vengono evidenziati i rischi, per esempio di «un ecosistema governato da poche grandi multinazionali» oppure «tendenza al monopolio: per dare un’idea sono solo sei le app installate da più di un miliardo di utenti». Oggi comunque c’è da fare i conti con una «crescente domanda di contenuti video online su rete fissa che è alla base del sensibile incremento del consumo di banda e traffico dati: +30%. Il consumo di dati da parte degli utenti è cresciuto in maniera maggiore, del +48% circa, nella telefonia mobile». Il passaggio della relazione del presidente Agcom Angelo Marcello Cardani esprime plasticamente il nuovo corso del mercato delle comunicazioni che si è ridotto (e di molto, in pratica del 12%) fra 2012 e 2017 e in cui i pesi relativi dei vari settori si stanno modificando. Il mercato delle tlc, per esempio, pesava per il 62,7% nel 2012 e ora pesa il 59,4%. È l’accelerazione sulla rete fissa nel 2017 (+3,8% a 16,4 miliardi) fa da contraltare al calo del mobile: -1,9% a 15,8 miliardi. Anche grazie a Open Fiber (nel fisso) e Iliad (nel mobile) il livello di concorrenza è cresciuto. E in generale nelle tlc c’è un «segno positivo degli investimenti infrastrutturali (+1,6%), grazie al trend di ripresa degli investimenti sulla rete fissa che compensa la fisiologica decrescita di quelli sulla rete mobile dopo i balzi in avanti degli anni passati. Detti investimenti ammontano nel complesso a sette miliardi di euro in valore assoluto». Resta su tutto l’ombra di un anno in cui la questione dei 28 giorni ha scavato un solco profondo fra compagnie e consumatori. «È auspicabile che in futuro non si ripetano situazioni simili e mi auguro che gli operatori vogliano ricomporre un patto di fiducia con i consumatori», dice un Cardani che ha parlato davanti ai vertici delle compagnie. Per quanto riguarda Tim – il vertice era rappresentato dal presidente Fulvio Conti – Cardani ha fatto un passaggio sul «progetto di separazione legale della rete di accesso proposta da Telecom Italia» la cui valutazione si collocherà nell’ambito «dell’analisi dei mercati» per il 2018-21. Entro fine anno dovrebbe partire la consultazione pubblica. Quello che il presidente Agcom delinea è comunque un mercato a due facce: comunicazioni che valgono 32,2 miliardi (+0.9%) e settore postale che sale del 6,6% a 7,4 miliardi, mentre il giro d’affari dei media scende dello 0,9% a quota 14,6 miliardi. Il grande malato è l’editoria: -5,2% per i ricavi in un anno (-8,9% i quotidiani), scesi a 3,6 miliardi. «Il settore nell’ultimo decennio ha perso all’incirca metà del suo peso economico», dice Cardani segnalando questo come «un tema di policy che interroga in primis Governo e Parlamento e che richiede una riflessione di ampio respiro». Intanto ci sono gli investimenti pubblicitari «sempre di più re-indirizzati dai media tradizionali alle piattaforme online, che complessivamente crescono di oltre il 12%». L’editoria con i suoi tormenti non è comunque sola in questo processo di adattamento ai tempi. «Il 2017 – spiega Cardani – può essere ricordato anche come l’anno della definitiva consacrazione della “televisione liquida” con una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming». Realtà come Netflix e Amazon vanno consolidando e proprio grazie alla diffusione delle reti a banda larga e ultralarga (qui gli accessi “ulttraveloci” in un anno sono raddoppiati da 2,3 a 4,5 milioni). Noin c’è da recitare nessun De profundis visto che «la televisione tradizionale manifesta comunque importanti segni di tenuta sia in termini di valore economico sia in termini di ascolti, con una audience media nel prime time serale stabilmente sopra i 25 milioni di contatti, come a fine 2016». Che qualcosa stia cambiando è però chiaro e dovrà farci i conti anche questo mercato che resta concentrato con 21 st Century Fox (33% e in crescita di 1 punto); Rai con oltre il 28% (-1,5 punti) e il gruppo Fininvest/Mediaset con il 28% (+0,1) a occupare il 90% delle risorse.