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22/06/2020 00.00 - Quotidiano Enti Locali e PA
Antitrust, vietata la partecipazione indiretta in società con scopi e attività «diverse»
Gli enti locali non possono detenere partecipazioni indirette in società che non gestiscono attività coerenti con le loro finalità istituzionali o comunque previste come «satisfattive» di interessi pubblici dal Dlgs 175/2016.
L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sottoposto a verifica conil provvedimento AS 1666/2020 (pubblicato sul bollettino n. 23/2020) la situazione di un'amministrazione territoriale detentrice di una partecipazione diretta in una società costituita per la gestione delle fiere, a sua volta controllante una società operante nel settore dell'organizzazione degli eventi fieristici, che ha acquisito nel tempo partecipazioni in società attive nel settore dell'allestimento di stand per fiere, congressi ed eventi in generale.
Proprio quest'ultimo anello della catena di partecipazioni risulta l'elemento critico, in quanto l'Autorità lo evidenzia come non coerente con il comma 7 dell'articolo 4 del testo unico che ammette le partecipazioni nelle società che hanno a oggetto sociale prevalente la gestione di spazi fieristici e l'organizzazione di eventi fieristici.
L'Agcm, infatti, ha chiarito che il Dlgs 175/2016 individua nell'articolo 4 una tipologia ristretta di ambiti in cui possono essere costituite nuove società o acquisite o mantenute partecipazioni in quelle esistenti, prevedendo stringenti vincoli di scopo e di attività.
Un regime speciale è previsto proprio per le fiere e questo sancisce che, secondo la ratio della norma, la gestione degli spazi fieristici e l'organizzazione di queste manifestazioni appaiono sostanzialmente equiparabili, sotto il profilo dello scopo perseguito, alle altre attività che le pubbliche amministrazioni possono perseguire attraverso partecipazioni societarie, ossia quelle strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali.
Nell'analisi dell'Autorità, il legislatore ha voluto ammettere, con la particolare disposizione contenuta appunto nel comma 7 dell'articolo 4, le partecipazioni che riguardano società aventi quale oggetto sociale prevalente l'organizzazione di uno specifico tipo di eventi che, in coerenza con il dettato della norma, appaiono essere le manifestazioni volte alla valorizzazione del patrimonio culturale e industriale di riferimento, in quanto espressioni di un valore meritevole di essere considerato all'interno delle diverse finalità istituzionali perseguite dalle pubbliche amministrazioni in genere.
Il quadro normativo, per risultare coerente con i principi in materia di concorrenza, deve tuttavia essere interpretato in modo rigoroso, al fine di evitare che quella che rappresenta una speciale prerogativa concessa dal legislatore si estenda oltre lo scopo e gli obiettivi prefissati dalla norma, fino a comprendere al suo interno servizi diversi e offerti in concorrenza sul mercato.
L'Agcm fa rilevare come la violazione di questa regola determini un evidente impatto sotto il profilo concorrenziale, in quanto suscettibile di condizionare lo svolgersi della dinamica competitiva, determinando indebiti vantaggi concorrenziali a favore delle società partecipate dagli enti pubblici.
In questa prospettiva, l'Autorità chiarisce che le partecipazioni detenute da una società che gestisce eventi fieristici in società che svolgono servizi ulteriori, quali quelli dell'allestimento di stand per fiere, per congressi ed eventi in generale, non rientrano nel dettato del comma 7 dell'articolo 4 del Dlgs 175/2016, in quanto si tratta di servizi che, pur riguardando anche l'organizzazione delle fiere, non appaiono direttamente ascrivibili alle finalità istituzionali, e per i quali non si rinvengono motivi per una loro sottrazione dalle dinamiche di mercato.
L'ente locale che detiene le partecipazioni nella società che a sua volta possiede partecipazioni in società che gestiscono queste tipologie di servizi deve procedere alla loro dismissione, nell'ambito del processo di razionalizzazione.