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12/02/2018 18.02 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Partecipate, doppio limite per i compensi degli amministratori

Con la deliberazione n. 31/2018, la Corte dei conti, sezione di controllo del Veneto, interviene in merito ai vincoli ai compensi degli amministratori di società a partecipazione comunale, in ipotesi di assenza del parametro storico a cui la normativa aggancia l'attuale quantificazione.La disposizione che assume rilievo è l'articolo 4, comma 4, del Dl 95/2012 secondo cui il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori delle società controllate pubbliche, ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l'80% del costo complessivamente sostenuto nell'anno 2013.La norma è stata fatta salva dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, fino all'emanazione del decreto attuativo del Ministro dell'Economia cui è demandata l'individuazione del limite dei compensi massimi erogabili agli amministratori delle società controllate, che non potrà comunque eccedere l'importo annuo di 240.000 euro. Gli orientamenti precedenti La giurisprudenza contabile, prima dell'entrata in vigore del testo unico, ha seguito due orientamenti contrastanti. Un primo indirizzo ha ritenuto che, nel caso in cui non si fosse sostenuto alcun esborso, neppur minimo, nell'esercizio 2013, il parametro di riferimento era individuabile nell'ultimo esercizio nel quale emergeva la spesa per i compensi. Una seconda esegesi strettamente letterale ha escluso invece la possibilità di sostenere alcuna spesa a questo titolo negli esercizi successivi.Ora, la Sezione Veneta rigetta l'interpretazione lessicale giacché conduce a effetti (divieto di spesa) ultronei rispetto a quelli previsti dalla ratio di diminuzione della spesa pubblica. Aderendo a un'interpretazione logico-sistematica, essa giustifica l'individuazione di un parametro normativo di riferimento «alternativo» a quello in ipotesi non concretamente applicabile, a patto che non si giunga all'opposto risultato di considerare del tutto libera la discrezionalità amministrativa nel fissare i compensi degli amministratori.A questi fini, invoca i principi di diritto enunciati dalla magistratura contabile e tiene conto dei dati normativi a disposizione. La spesa strettamente necessaria Sotto il primo profilo, rievoca l'orientamento della Sezione delle Autonomie, circa una fattispecie di contenimento della spesa pubblica differente per materia ma simile per struttura del vincolo in analoga assenza di parametro di calcolo, secondo cui può individuarsi un nuovo parametro di riferimento nella «spesa strettamente necessaria» per far fronte a un servizio essenziale per l'ente.Sotto il profilo normativo, la Sezione Veneta raccomanda di considerare prioritariamente il tetto quantitativo cumulativo in base all’articolo 4, comma 4, del Dl 95/2012, ossia l'80% del costo sostenuto per il 2013, con il correttivo per cui, in assenza di emolumenti erogati in questo anno, si ripeschi l'onere sostenuto nell'ultimo esercizio nel quale risulti presente un esborso a tale titolo. A ciò deve aggiungersi, però, l'indefettibile vincolo della “stretta necessarietà” enucleato dal precedente giurisprudenziale. Il tetto di spesa Inoltre, il computo deve essere contemperato con il limite massimo normativamente consentito della spesa, come imposto dal testo unico (di euro 240.000 annui), che dovrà limitare l'esercizio del potere regolamentare ministeriale. La necessità di applicare anche questo limite massimo (espresso in termini assoluti), unitamente al recupero del parametro storico cui ancorare la riduzione dell'80% (assunta in termini relativi), acquista un valore antielusivo, atteso che potrà evitarsi così di considerare una spesa sostenuta in epoca anteriore alle precedenti riforme di riduzione della spesa che conduca, in ipotesi, a una quantificazione esorbitante dal tetto dei 240.000 euro.Da ultimo, la deliberazione n. 31/2018 ammonisce sul rispetto, in ogni caso, del canone guida di «utilità e ragionevolezza» che deve ispirare ogni spesa di enti statali e locali e dal quale non può esimersi la determinazione dei compensi degli amministratori pagati con risorse pubbliche.