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13/04/2018 12.04 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Piani di razionalizzazione alla prova della gestione annuale

Il processo di razionalizzazione delle partecipate ha ormai superato la delicata fase di transizione tra i due regimi normativi previsti dalla legge 190/2014 (legge di stabilità 2015) dal testo unico sulle società a partecipazione pubblica, il Dlgs 175/2016.Già con l'articolo 1, comma 612, della legge di stabilità 2015 il legislatore aveva imposto agli enti soci l'obbligo una tantum di adottare piani di razionalizzazione con il duplice obiettivo di tagliare costi e ridurre il numero delle partecipate sulla base di un'accurata analisi degli assetti societari da predisporsi a cura degli enti, tenuto conto delle forme organizzative e gestionali presenti sul territorio. Ora la magistratura contabile, impegnata sul fronte del sistema dei controlli esterni secondo l’articolo 148 del Tuel si è organizzata per fare fronte agli ulteriori compiti derivanti dall'obbligo per gli enti di adottare un piano di razionalizzazione a cadenza annuale con criteri e obiettivi ancora più stringenti di quelli sanciti dalla legge di stabilità 2015. Le sanzioni A presidio di questo processo di riordino societario il testo unico prevede pesanti sanzioni (fino a 500mila euro) per gli enti locali inadempienti (articolo 20, comma 7, del testo unico).Inoltre, si tenga presente che con la Corte dei conti, Sezione di controllo per la Calabria (deliberazione n. 17/2017), ha asserito che la mancata adozione del piano di razionalizzazione delle società partecipate si configura quale grave irregolarità ai sensi dell'articolo 148-bis del Tuel anche nel caso in cui il Comune sia titolare di partecipazioni esigue, costituite da quote di adesione non inquadrabili nella tipologia delle partecipazioni di controllo e/o di collegamento. Di conseguenza, anche quando il ruolo del socio pubblico non è suscettibile di influire sugli organismi partecipati, comunque sussiste l'obbligo per l'ente di monitorare le partecipazioni azionarie, anche se di modesta entità. La sana gestione finanziaria Al di là dell'aspetto sanzionatorio, vi sono comunque altre valide ragioni per non sottovalutare gli adempimenti connessi al processo in esame, riconducibili al fatto che gli obiettivi e i criteri d'azione connessi alla razionalizzazione delle partecipate sono suscettibili di influire significativamente sul bilancio dell'ente locale, sia in conseguenza di una auspicata riduzione delle partecipate (limitando quelle indirette, chiudendo le «scatole vuote» e accelerando i processi di liquidazione già avviati), sia con l'adozione di politiche di efficientamento che incidano soprattutto sulle società partecipate con reiterate perdite gestionali. A seguito degli interventi messi in atto a più riprese dal legislatore per responsabilizzare i soci pubblici in ordine alla gestione delle partecipazioni, le società in perdita rappresentano sempre più il fenomeno patologico per antonomasia dell'attività amministrativa, stante il contrasto intrinseco della gestione in rosso con i principi della sana gestione finanziaria.Si segnala, oltretutto, che i magistrati contabili hanno riscontrato reiterate criticità nella redazione dei piani operativi, tra cui l'omissione di dati per le partecipazioni indirette, una carenza di motivazioni per il mantenimento delle società, contenuti standard dei piani operativi senza una reale analisi dei costi delle partecipate.Se tutto ciò da un lato rappresenta una conferma circa le difficoltà riscontrate dagli enti nell'esercitare i poteri di indirizzo e controllo che spettano all'azionista nei confronti delle rispettive società partecipate, dall'altro giustifica a pieno titolo l'impegno a programmare con cura le azioni di monitoraggio e gli interventi organizzativi propedeutici alla redazione del piano operativo di razionalizzazione in base all’articolo 20 del Dlgs 175/2016.