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07/03/2018 17.03 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Il concordato preventivo non supera il divieto di aiuti finanziari alle società in perdita

Nemmeno il concordato preventivo supera il divieto di soccorso finanziario. Lo afferma la sezione di controllo della Corte dei conti della Calabria con la delibera 29/2018. La vicenda Una Provincia è unica azionista di una società in liquidazione, il cui liquidatore ha proposto la presentazione in tribunale del “pre-concordato” (articolo 161, comma 6 della legge fallimentare – Rd 267/1942), che presuppone l'intervento finanziario della Provincia a titolo di sottoscrizione di contratti di servizio e di sostegno finanziario della domanda di concordato. La Provincia, a fronte di ciò, ha chiesto alla Corte se è ammesso l'impiego di risorse di bilancio per sostenere finanziariamente l'ipotesi di pre-concordato o «concordato in bianco» della partecipata in liquidazione. In caso affermativo, poi, ha chiesto chiarimenti sulla misura dell'intervento e sul suo impatto sul pareggio di bilancio. Prima di tutto, la delibera richiama l'articolo 14 del decreto legislativo 175/2016, che vieta qualunque tipo trasferimento di risorse finanziarie a società in perdita per tre esercizi consecutivi o che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono consentiti solo trasferimenti straordinari a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma concernenti lo svolgimento di servizi di pubblico interesse oppure alla realizzazione di investimenti, purché le misure siano inserite in un piano di risanamento da trasmettere alla Corte dei conti. Il concordato in bianco (articolo 161, comma 6, della legge fallimentare) prevede invece l'ipotesi in cui, a fronte di uno stato di crisi, l'imprenditore inoltri una domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, riservandosi però di presentare la proposta, il piano e la documentazione a supporto entro un termine fissato dal giudice. Fuori dall’elenco tassativo Per i magistrati calabresi il concordato in bianco non rientra nella casistica disciplinata dall'articolo 14 del Dlgs 175/2016, che fornisce un elenco analitico delle ipotesi che autorizzano il trasferimento di risorse finanziarie alla partecipata in perdita, nel quale non è incluso il concordato fallimentare. Oltretutto, essendo i casi previsti dall'articolo 14 del Testo unico eccezioni alla regola del divieto di finanziamenti in favore delle società in rosso da tre anni, questi debbono essere interpretati restrittivamente. Il concordato in bianco inoltre prevede la presentazione, con tanto di descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta, di un piano che deve indicare anche l'utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore. I?contenuti obbligatori del piano Il piano, dunque, deve contenere una proposta di massima riguardante il pagamento dei creditori. Essendo finalizzata all'estinzione dei debiti, questa proposta non può essere assimilata al “piano di risanamento” previsto dallo stesso Dlgs 175/2016. Le eccezioni al divieto di soccorso finanziario previste dal Testo unico (trasferimento di risorse finanziarie a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse o per investimenti) operano soltanto in un contesto di «dimostrata e motivata» continuità aziendale. Nel caso dell'articolo 161, comma 6 della legge fallimentare, invece, si tratterebbe di un sostegno finanziario al concordato in bianco, che si risolverebbe nella diretta erogazione di risorse finanziarie per il pagamento di creditori della società, compresi i dipendenti, in un contesto che, rimanendo pur sempre liquidatorio, vieta dunque il trasferimento di risorse pubbliche.