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13/04/2018 12.04 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Governance e natura giuridica pesano sulla scelta

In alcuni casi il discrimine per dare corso all'obbligo di dismissione delle partecipazioni vietate alla Pa non è tanto l'oggetto sociale, quanto l'entità concreta della partecipazione o dei particolari poteri e diritti, vale a dire la capacità per l'ente di assicurarsi un'incidenza determinante sul governo della società partecipata. Ne consegue che, nl caso in cui questo governo non sia possibile, la partecipazione dell'ente pubblico assume nei fatti caratteristiche incongrue ed elusive di un mero sostegno finanziario a un'attività di impresa, per cui la partecipazione stessa non può essere mantenuta. Il requisito della strumentalità Affermando questo principio il Consiglio di Stato, Sezione V, con lasentenza n. 4688/2016offre un'utile chiave di lettura agli enti locali per individuare le partecipazioni non consentite e soggette quindi all'obbligo di dismissione ai sensi dell'articolo 3, commi 27 e seguenti, della legge 244/2007, che fa divieto agli enti di costituire società per attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle loro finalità istituzionali, nonché di assumere o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in queste società. La sentenza non si occupa dell'oggetto sociale – dando per scontato che esso debba rientrare tra le finalità dell'amministrazione – ma si concentra sulla necessità che l'ente socio sia in grado di incidere in maniera determinante sul governo della società partecipata, dacché in caso contrario la partecipazione dell'ente non si giustifica e va dismessa. Il collegio conferma la correttezza della valutazione dell'ente socio che ha deliberato di alienare la propria quota di capitale in una società aeroportuale in ragione dell'esigua entità della stessa pari al 5% del capitale e dalla contestuale perdita del governo societario per effetto della decisione strategica assunta dai soci pubblici di non rinnovare il patto di sindacato da loro sottoscritto.In questo frangente, non serve nemmeno una valutazione dell'oggetto sociale, dato che la circostanza stessa di non poter influire sulle scelte strategiche della società è già per sé un elemento sufficiente per accertare l'assenza di una stretta necessità della partecipazione alle finalità dell'ente pubblico. I consorzi Tra le questioni giuridiche di confine va segnalato il fatto che se un consorzio socio-assistenziale rientra nella categoria dei consorzi di servizi non opera l'obbligo di soppressione, mentre se rientra in quella dei consorzi di funzioni deve essere soppresso.Con la delibera n. 134/2016/PAR la Corte dei conti, Sezione di controllo per il Piemonterispedisce al mittente il quesito posto da un Comune per sapere se un consorzio tra enti, costituito per l'organizzazione dei soggiorni-vacanza per minori e anziani può essere mantenuto in vita nel quadro dell'ordinamento vigente. Compete al Comune, infatti, la valutazione sulla natura giuridica del consorzio, per decidere di conseguenza in ordine alla sorte da assegnare al consorzio in questione.In tema di consorzi, l'obbligo di soppressione previsto dall'articolo 1, comma 186, lettera e) della legge 191/2009 è stato delimitato ai soli consorzi di funzioni e non esteso anche ai consorzi per la gestione dei servizi pubblici privi di rilevanza economica, regolati dall'articolo 31, commi 1 e 8, del Tuel. Si aggiunge che l'articolo 2, comma 28, della legge 244/2007 ha poi disposto che «ai fini della semplificazione della varietà e della diversità delle forme associative comunali e del processo di riorganizzazione sovracomunale dei servizi, delle funzioni e delle strutture» a ogni Comune è consentita l'adesione a una unica forma associativa – tra cui, per l'appunto, i consorzi – fatte salve le discipline speciali di settore in materia di servizio idrico integrato e gestione del ciclo dei rifiuti.Dato che l'articolo 1, comma 130 bis, della legge 56/2014 dispone che ai consorzi socio-assistenziali non si applica il suddetto disposto, da ciò la Sezione Piemonte ricava due importanti conseguenze:a) l'articolo 2, comma 28, della legge 244/2007 non può che riferirsi ai consorzi per la gestione di servizi;b) i consorzi socio-assistenziali possono sopravvivere nell'ordinamento vigente, purché rivestano la natura giuridica del consorzio di servizi. È essenziale accertare, a questo punto, la differenza tra le due tipologie di consorzio. I consorzi di funzioni sono destinati allo svolgimento di attività amministrative strumentali alle finalità degli enti locali individuate dall'articolo 13 del Tuel, e risultano quindi fortemente orientati alla cura di interessi pubblici. Diversamente, i consorzi costituiti per la gestione di servizi privi di rilevanza economica sono soggetti economici per i quali trovano applicazione le medesime norme previste per le aziende speciali.Anche questi consorzi, quindi, al pari delle aziende speciali, sono dotati di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di un proprio statuto, nonché devono informare la loro attività a criteri di efficacia,efficienza ed economicità, con l'obbligo del pareggio del bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti.Alla luce delle complessità organizzative e gestionali evidenziate per sommi capi, non sorprende che molte amministrazioni locali, anche con dimensioni minori, si siano orientate verso la costituzione in organigramma di un ufficio di controllo per società partecipate – come più volte raccomandato, del resto, dalla Corte dei Conti in sede consultiva – per la gestione di adempimenti e incombenze in seno a un complesso scenario amministrativo, che nessuno poteva lontanamente immaginare all'indomani della legge 142/1990, che ha per la prima volta ha legittimato in forma espressa la previsione dello strumento societario in mano pubblica.