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21/07/2020 00.00 - Utilitalia
Acqua: imprese e consorzi, serve un Piano nazionale per una gestione sostenibile

Utilitalia e Anbi, economia circolare e Green deal nella strategia per il riuso della risorsa idrica

ROMA, 21 luglio 2020

Economia circolare e Green deal obiettivi centrali del futuro della risorsa idrica, che trovano rispondenza nel riutilizzo delle acque reflue, elemento che sotto l'impatto dei cambiamenti climatici sarà sempre più fondamentale per una gestione sostenibile, e la creazione di un Piano nazionale sull’acqua. Questa la sintesi delle posizioni emerse nel corso del webinar ‘Regolamento sui requisiti minimi dell’acqua di riuso’, organizzato da Utilitalia, la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia.

Un tema su cui c'è convergenza tra Utilitalia e Anbi, l'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, a partire dalla necessità di rendere sempre più sostenibile la gestione della risorsa idrica: “La commissione Europea – ha osservato Adriano Battilani dell'Anbi - ha sempre ritenuto il riuso delle acque una pratica importante per il raggiungimento degli obiettivi ambientali ed economici nel medio e lungo periodo. Ora il riuso è una componente chiave del Green new deal, del Farm to fork e del nuovo ciclo di programmazione della Direttiva quadro acque. Inevitabilmente dovrà essere considerato anche a livello dei Piani strategici nazionali, nel quadro della nuova Politica agricola comunitaria. E’ necessario che ministeri e regioni si attivino al più presto per strutturare e avviare la predisposizione dei piani di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell’acqua". 

Per Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia, in un Piano idrico nazionale si dovrebbe cominciare “a puntare al recupero del gap del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, passando poi al rifinanziamento del piano strategico per le grandi infrastrutture idriche; e a un lavoro per una gestione integrata dei fanghi di depurazione. In una seconda fase bisognerà prevedere un ampliamento e miglioramento delle reti acquedottistiche con l’obiettivo primario di contenere le perdite di rete, per segnare il passaggio da un approccio reattivo ad uno preventivo sui controlli sulla qualità dell’acqua distribuita".

E Utilitalia delinea in questo ambito i punti essenziali che dovranno esser toccati. Andrà messa in campo "una strategia di intervento per lo sviluppo dell’economia circolare basata su quattro pilastri:

 

efficienza energetica nelle attività e nelle infrastrutture del servizio idrico integrato; riduzione dell’utilizzo della plastica attraverso la promozione del consumo di acqua potabile; recupero di energia - elettrica e termica - e di materie prime grazie a impianti o a specifici trattamenti integrati nelle infrastrutture idriche; riuso dell’acqua trattata, per esempio per l’agricoltura e l’industria”.

"Il riuso delle acque - ha messo in evidenza Battilani - richiederà una re-infrastrutturazione, o comunque un adattamento delle reti e degli invasi, che dovrà anche affrontare il problema di una produzione continua a fronte di un consumo discontinuo e in genere più alto della produzione istantanea. Nella visione del comparto irriguo si tratta di contribuire alla ‘personalizzazione’ del prodotto di un ciclo industriale, l’acqua affinata, che deve essere pensato sulle esigenze dell’utente finale".

E’ stata dunque proposta la costituzione di “un Gruppo di lavoro Intersettoriale che inizi ad affrontare le criticità irrisolte. I tempi sono stretti - ha concluso Alessandro Folli, Presidente del Consorzio Ticino Est Villoresi, oltre che di URBIM-ANBI Lombardia, e componente del Comitato Esecutivo di ANBI - e le preoccupazioni e le responsabilità che abbiamo noi, così come le utility, sono enormi. Siamo chiamati ad assicurare buoni livelli qualitativi del bene acqua a fronte della salvaguardia del primato dell’agricoltura lombarda e nazionale e del prestigio nel mondo del Made in Italy agroalimentare. Stiamo dando un grande supporto alla tutela del territorio nella lotta al dissesto idrogeologico, oltre ai benefici, diffusi, che vengono offerti alla collettività dall’acqua regolata e distribuita dai reticoli artificiali”.