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09/08/2019 12.43 - quotidiano energia
Impianti Fer, il Gse fa il punto sulla regolazione regionale

La semplificazione degli iter autorizzativi per gli impianti Fer è indicata, in maniera praticamente unanime, come l’esigenza prioritaria del settore. Nel frattempo a descrivere le diverse situazioni presenti sul territorio italiano arriva il rapporto del Gse “Regolazione regionale della generazione elettrica da fonti rinnovabili" aggiornato al 31 dicembre 2018.
Il documento fotografa, attraverso un'analisi comparata, il quadro degli interventi compiuti dalle Regioni “per attuare, modificare o integrare le norme nazionali in materia di autorizzazioni per gli impianti”, si legge in una nota.

Dalle oltre 300 pagine del rapporto emerge che “nell’attuale assetto” undici Regioni, tra cui tutte quelle meridionali (a esclusione della Campania) assegnano in modo esclusivo alla stessa amministrazione regionale le funzioni amministrative per il procedimento autorizzativo.

Più avanti si spiega che, per quanto riguarda le procedure di valutazione ambientale degli impianti di generazione elettrica da Fer, nella scelta degli enti prevale l’opzione di individuare la Regione come autorità competente dei procedimenti amministrativi, essendo solo quattro (Piemonte, Lombardia, Marche e Puglia) quelle che con varie opzioni hanno in parte delegato alle amministrazioni provinciali. “Il combinato disposto delle disposizioni regionali sul procedimento autorizzativo e procedure di valutazione di impatto ambientale, fa emergere cinque casistiche di distribuzione delle competenze”. La più diffusa – precisa il Gse – è quella dell’esercizio a livello regionale delle funzioni autorizzative e per le valutazioni ambientali. Per gli altri enti che esercitano la funzione autorizzativa a livello regionale le funzioni di autorità competente per le procedure di valutazione ambientale degli impianti sono ripartite tra Regione e Province.

Il rapporto del Gse esamina anche come le amministrazioni locali hanno utilizzato le possibilità di intervento previste dalla normativa nazionale per regolare il ruolo dei regimi autorizzativi semplificati (Pas). Al 31 dicembre 2018 si registrano 13 casi di enti che sono intervenute per disciplinare il regime di applicazione della Pas mentre sono nove le Regioni che hanno esercitato “in modo parziale” le possibilità d’intervento previste dal D.Lgs. n. 28/2011 e che hanno esteso, “in modo più o meno rilevante”, l’applicazione della Pas.

Nel documento è stata inoltre effettuata una ricognizione sulle aree non idonee all'installazione. Sono state indicate aree vietate per il FV e l’eolico in circa due terzi delle Regioni, mentre sono nove quelle che le hanno definite per gli impianti a biomassa e per gli impianti a biogas, sei i casi di zone non idonee per l’idroelettrico e tre per il geotermico. In quattro Regioni a Statuto ordinario non sono state definite le zone non idonee per nessun tipo di impianto (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania), e in tre sono state individuate per tutti i tipi di impianto per la produzione di energia elettrica da Fer (Basilicata, Molise e Umbria).

Nel rapporto si segnala anche che la normativa di quasi tutte le Regioni contemplano interventi di regolazione delle procedure di Via e Va.
Inoltre, nel testo, vengono raccolti in un elenco le principali novità del 2018 relative a provvedimenti nazionali e regionali che hanno modificato determinate funzioni amministrative - in primis ambientali - in capo a Regioni e enti locali.

Infine, il gestore ricorda come tra le diverse misure che affrontate dal Piano nazionale integrato energia-clima ci sono “diverse azioni e obiettivi che riguardano da vicino il rapporto con gli enti territoriali locali”, e innanzitutto le Regioni, “nella complessa governance delle discipline ambientali ed energetiche”.