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13/04/2018 12.04 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Per gli amministratori delle società pubbliche aumenti bloccati nell'attesa (eterna) del decreto sui compensi

Fino all'emanazione del decreto ministeriale previsto dalla riforma Madia (articolo 11, comma 6 del Dlgs 175/2016) per le società a controllo pubblico resta in vigore l'articolo 4, comma 4, secondo periodo, del Dl 95/2012 in base al quale il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori non può superare l'80% di quello del 2013. È quanto afferma la sezione regionale di controllo per la Basilicata della Corte dei conti con la deliberazione n. 10/2018. Il quesito Un sindaco, in relazione a una società in house, ha chiesto se è possibile adeguare il compenso degli amministratori nelle more dell'emanazione del decretoprevisto dall'articolo 11, comma 6, del Testo unico con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà definire gli indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi per individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società. Decreto non ancora emanato.IL Comune ha nache chiesto se è possibile bypassare le disposizioni dell'articolo 4, comma 4, del Dl 95/2012 secondo cui il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori, compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l'80% del costo sostenuto nel 2013. Disposizione destinata a rimanere in vigore fino all'emanazione del decreto. Niente aumenti La sezione Basilicata non fa sconti e afferma che il limite introdotto dal comma 4 dell'articolo 4 della manovra di spending review del 2012, in quanto preordinato a garantire il coordinamento di finanza pubblica, non può essere superato nemmeno nell'ipotesi in cui siano posti in capo alla società nuovi e maggiori incarichi. Si tratta, infatti, di un vincolo tassativo perché diretto al riassetto delle spese di funzionamento degli apparati pubblicistici connessi con la gestione e con l'amministrazione delle società in mano pubblica.E incalza. Essendo inserito nel trend normativo funzionale alla tutela e al consolidamento della finanza pubblica e ponendosi come diretta emanazione di principi di matrice costituzionale, l'articolo 4, comma 4, nel fissare un puntuale vincolo finanziario attraverso la previsione di un preciso tetto di spesa, «assume non soltanto portata conformativa – non è mera regola di condotta – ma incide sulla genesi e sulla struttura stessa dell'atto di autonomia volto alla determinazione del compenso spettante all'amministratore di società pubblica».Di fronte alla tutela di questi interessi viene meno il diritto al compenso dell'organo amministrativo delle società partecipate, anche nelle ipotesi in cui – come nel caso di specie – si verifichi un aumento della complessità della gestione sociale. Un “sacrificio” che si legittima, secondo i giudici contabili, anche per il fatto che il rapporto che lega la società al suo amministratore va ricondotto nell'ambito di un rapporto di tipo societario, non assimilabile né a un contratto d'opera né a un rapporto di tipo subordinato o parasubordinato, in modo che non può trovare applicazione l'articolo 36 della Costituzione che vincola il compenso a una retribuzione proporzionata e sufficiente.