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12/07/2019 15.45 - quotidiano energia
Autorizzazione paesaggistica, Governo impugna legge della Sicilia

Alcune norme che riguardano l’autorizzazione paesaggistica eccedono dalle competenze della Regione Siciliana “violando la competenza legislativa riservata allo Stato in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio dagli articoli 9 e 117 della Costituzione”.
E’ la motivazione con cui il Consiglio dei ministri di ieri ha impugnato, su proposta del ministro degli Affari regionali Erika Stefani, la legge regionale n. 5 del 6/05/2019, recante “Individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”.

La disposizione, spiega il ministero degli Affari regionali, determina una “lesione diretta” dei beni culturali e paesaggistici tutelati, “con la conseguente grave diminuzione del livello di tutela garantito nell'intero territorio nazionale”.

Nello specifico, l’art. 8 della legge regionale prevede che “il procedimento autorizzatorio semplificato si conclude con un provvedimento amministrativo adottato entro il termine di 60 giorni dal ricevimento della domanda da parte dell'amministrazione procedente”. E aggiunge che “trascorsi sessanta giorni senza che la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali abbia adottato il provvedimento richiesto si forma il silenzio assenso”. Ma su questo punto il ministero fa notare che “il Dpr n. 31/2017 prevede sempre il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica da parte dell'amministrazione competente che in Sicilia è la Soprintendenza e non prevede un caso di silenzio assenso sull'autorizzazione”.

Più avanti il provvedimento stabilisce che l'assessore regionale per i beni culturali può apportare “specificazioni e rettificazioni agli elenchi di cui agli Allegati A e B, fondate su esigenze tecniche ed applicative, nonché variazioni alla documentazione richiesta ai fini dell'autorizzazione semplificata ed al correlato modello di cui all'Allegato D". Ma – avvisa il dicastero -  questa “revisione risulta in contrasto con l'art. 18 del dpr 31/2017 ai sensi del quale solo il ministro per i Beni e le attività culturali può apportare specificazioni e rettificazioni agli Allegati con proprio decreto, secondo una procedura aggravata che prevede un'intesa in Conferenza Unificata”.