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09/03/2018 15.00 - quotidiano energia
Acqua, due sentenze del Tar per la Regione Campania

Il Tar del Lazio ha confermato la legittimità del provvedimento con cui il Minambiente ha stabilito la “disciplina dell’attribuzione e il trasferimento alle autorità di bacino distrettuali del personale e delle risorse strumentali, ivi comprese le sedi, e finanziarie delle autorità di bacino” respingendo il ricorso presentato dalla Regione Campania.
In particolare, con la sentenza (n. 2167/2018) i giudici hanno riaffermato la competenza statale nel definire l’ordinamento delle Autorità di bacino distrettuali. Vengono, inoltre, ribadite sia la legittimità delle funzioni transitoriamente attribuite ai segretari generali delle precedenti Autorità nazionali, sia la delega di firma nei confronti dei dirigenti delle strutture soppresse escludendo la sussistenza di illegittime invasioni di competenze organizzative regionali.

Il Codice ambientale (l. n. 152/2006), infatti, all’art. 63 ha istituito su tutto il territorio nazionale delle Autorità di bacino distrettuali: “il nuovo modello organizzativo - ricorda la sentenza - consistente in una riappropriazione da parte di organi statali delle competenze già conferite alle Regioni, ha resistito al vaglio della Corte costituzionale che, nel pronunciarsi sul ricorso proposto da alcune Regioni, con sentenza numero 232 del 2009, ha sancito la legittimità costituzionale della istituzione delle autorità di bacino distrettuali, in quanto preposte alla materia della tutela dell’ambiente, di esclusiva competenza statale, piuttosto che alla materia del governo del territorio, rientrante nella competenza legislativa concorrente”.

Diversa sorte per un altro ricorso presentato dalla Campania sempre in materia di acqua e, in particolare, sul tema delle tariffe d’ufficio. Motivo del contendere, come già avvenuto in altri casi (QE 7/2), l’applicazione da parte di Arera del moltiplicatore teta per il periodo 2012-2015 al grossista Regione Campania, a causa dell’incompletezza dei dati trasmessi e della incoerenza della procedura seguita per individuare la tariffa da proporre per l’approvazione. Con una nota depositata il 9 febbraio, la difesa della Regione ha segnalato “la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del ricorso, stante la riattivazione, attraverso un ravvedimento operoso, del procedimento di approvazione delle tariffe idriche”. Di conseguenza, il giudice milanese ha dichiarato il ricorso “improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse”.Le sentenze sono disponibili sul sito di QE.