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12/10/2018 18.10 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Farmacie convenzionate, la Regione risponde per i debiti della Asl

Farmacie convenzionate, ma anche medici specialisti o strutture private in regime di convenzione, per ottenere il pagamento dei loro crediti non possono chiamare in giudizio la Asl di riferimento ma devono rivolgersi alle Regioni, in quanto la legge le indica come «ente pagatore». Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 25159, depositata ieri, respingendo il ricorso di Credifarma (finanziaria di Federfarma e Banca IFIS), che agiva in qualità di procuratore dei crediti di una trentina di farmacisti, contro l'«Azienda unità sanitaria locale Roma 2». Per la Finanziaria invece l'ente preposto al pagamento dei debiti maturati dall'amministrazione nei confronti dei farmacisti convenzionati doveva essere l'azienda sanitaria e non la Regione che ha «un ruolo di ente finanziatore». La nuove regole La controversia parte dal riassetto legislativo del 1° gennaio 1994 che aveva portato alla trasformazione delle vecchie Unità Socio Sanitarie Locali nella Aziende Sanitarie Locali. La Cassazione però spiega che «l'articolo 1, co. 10, del Dl 324/1993 (convertito con modificazioni dalla legge 423/1993) si applica non solo per le prestazioni autorizzate dall'U.S.S.L. nel regime anteriore alla riforma di cui al Dlgs 30 dicembre 1992, n. 502, ma anche successivamente, con riferimento alle prestazioni sanitarie autorizzate dalle Unità sanitarie locali che si sono costituite in Aziende sanitarie locali». La norma prevede, infatti, che «nei rapporti con le farmacie, con i medici specialisti convenzionati e con le strutture private convenzionate, in caso di mancato pagamento delle relative spettanze, si deve considerare debitore inadempiente, e soggetto passivo di azione del pignoramento per le obbligazioni sorte successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l'ente incaricato del pagamento del corrispettivo, anziché l'unità sanitaria locale territorialmente competente». Ente incaricato del pagamento Del resto, prosegue la sentenza, il riferimento all'«ente incaricato del pagamento del corrispettivo», svincola la norma dalla terminologia della legge di riordino n. 502/1992, e la rende perfettamente compatibile con il nuovo regime. A partire dalla legge istitutiva del servizio sanitario nazionale nel '78, spiega poi la Corte, vi è stato un «progressivo accentramento delle funzioni di pagamento» per le «assai avvertite esigenze» di controllo della spesa pubblica, monitoraggio dei risultati ed uniformità delle prestazioni erogate, «nonché delle tariffe di pagamento delle prestazioni in regime convenzionale». Su questa linea «la pur riconosciuta autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica delle aziende sanitarie locali trova il suo limite nel divieto di ricorrere a qualsiasi forma di indebitamento», fatte salve le eccezioni espressamente previste che «non riguardano i rapporti con le farmacie, i medici specialisti convenzionati e con le strutture private convenzionate». Dunque per tutti questi soggetti «vale la regola che sono creditori dell'ente “incaricato del pagamento”, da intendere come ente finanziatore delle aziende sanitarie, poichè l'autorizzazione della prestazione sanitaria costituisce non la fonte dell'obbligazione dell'unità sanitaria che la autorizza, ma la condizione del pagamento da parte dell'ente obbligato per legge».