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05/08/2020 00.00 - Utilitalia
Assimilazione rifiuti, Utilitalia: può favorire un approccio industriale e rendere più efficiente la gestione

“Nei molti territori dove ha maggior peso, peraltro attraverso la concertazione con le categorie economiche, l’assimilazione dei rifiuti delle utenze non domestiche ai rifiuti urbani è un fattore che consente di rendere più efficiente la loro gestione nel complesso, favorendo un approccio industriale in termini di economie di scala”. E’ il pensiero di Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia, che ha partecipato al webinar “Assimilazione, come la stiamo recependo?”, organizzato da RiciclaTv.

Con la Direttiva 851/2008 dell’Unione Europea la definizione di “rifiuti urbani” comprende i “rifiuti domestici” e quelli provenienti da altre fonti (utenze non domestiche) a essi simili per “natura e composizione”. La nuova definizione è più inclusiva che in passato in quanto non pone più limiti quantitativi è stata recepita dal testo approvato dal Governo ed inviato in Parlamento per i previsti pareri, ma ciò ha creato un certo allarmismo tra le imprese produttrici di rifiuti che preferiscono non servirsi del servizio pubblico e le imprese del settore dei rifiuti speciali che temono di essere escluse dal mercato.

Per Brandolini invece ci sono aspetti positivi che “potranno discendere da una normativa stabile nel tempo e il più possibile omogenea sul territorio, senza dover attendere l’emanazione di decreti attuativi che troppo spesso hanno lasciato i soggetti coinvolti nell’incertezza”. Fare chiarezza sui termini dell’assimilazione, oltretutto, “consentirà a Regioni e Province di pianificare al meglio il fabbisogno impiantistico e le infrastrutture da realizzare” anche in previsione del Programma nazionale di gestione dei rifiuti che dovrà dettare a livello nazionale le linee strategiche per la gestione dei rifiuti, compresi gli speciali. Sul tema, ha evidenziato il vicepresidente di Utilitalia, “ci sono stati spesso approcci superficiali. Intanto molte imprese hanno dimostrato di apprezzare l’assimilazione, perché le solleva da oneri burocratici e dalla incertezza sulla disponibilità di impianti di destinazione finale; i presunti costi in più sono inoltre tutti da dimostrare, considerando che la tariffa per il servizio di ritiro dei rifiuti urbani non è soggetta agli andamenti del mercato ma è determinata per la copertura dei costi sostenuti dal gestore, prima sulla base di criteri stabiliti da un decreto legislativo ed ora secondo le delibere dell’Autorità di regolazione”.

Peraltro, ha evidenziato Brandolini, “già ora la normativa consente alle imprese che producono rifiuti di avviare direttamente a recupero i propri rifiuti ottenendo degli sgravi nella TARI. In una Regione come l’Emilia-Romagna, in cui l’assimilazione è storicamente praticata, l’ARPA regionale nei suoi rapporti annuali rendiconta che circa il 10% della raccolta differenziata, in particolare di carta e cartone, viene gestita in questo modo, a dimostrazione che l’assimilazione non esclude il mercato. “Già da tempo in diverse Regioni - ha concluso Brandolini - l’assimilazione è gestita con buona flessibilità ed efficienza, con i costi giusti e salvaguardando l’ambiente”.