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11/01/2019 13.00 - quotidiano energia
Pdl acqua pubblica, critiche le Regioni

Dalla legge Galli del 1994 “sono stati fatti molti passi avanti” nel settore idrico e dunque “di tutto abbiamo bisogno tranne che di un rifacimento organizzativo frettoloso o, peggio, di elementi di confusione normativa. Elementi che purtroppo si rilevano in alcuni passaggi delle proposte oggi all’esame della commissione Ambiente della Camera” in tema di acqua pubblica. È quanto affermato ieri in audizione sulle Pdl M5S e PD dai rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

“Solidarietà, risparmio idrico, priorità di utilizzo per l’alimentazione e mutuo aiuto tra bacini idrografici – secondo Donatella Spano, assessore della Regione Sardegna e coordinatrice della commissione Ambiente ed Energia della Conferenza - sono obiettivi già previsti dalla normativa in vigore, in particolare il decreto legislativo 152/2006” e le Regioni “hanno attivato politiche sul territorio con il coinvolgimento degli enti locali”, oltre a “investimenti importanti. Oggi c’è una situazione di governance che tutela sufficientemente le risorse idriche anche perché siamo riusciti a superare la frammentazione del sistema che prima era organizzato talvolta in maniera troppo parcellizzata. Ci sono indubbiamente aspetti sociali che vanno tutelati e che riguardano la politica tariffaria, in particolare per quanto riguarda le fasce più deboli della popolazione, che possono però tranquillamente essere perseguiti con le norme vigenti. Non è possibile immaginare il sistema senza considerare la rilevanza economica del servizio idrico che ha assoluto bisogno di una gestione industriale”.

L’assessore Spano, infine, ha sollevato un “un forte dubbio di legittimità costituzionale” sulla Pdl Daga e ha annunciato un documento di proposte di modifica che sarà inviato alla commissione Ambiente della Camera.

Presente in audizione anche Paola Gazzolo, assessore all’Ambiente dell’Emilia-Romagna, per la quale “il ruolo di Arera andrebbe valorizzato e rafforzato”.

Infine il presidente del Molise, Donato Toma: “La nostra è una Regione ricca d’acqua” e con queste risorse “l’acqua viene esportata e convogliata verso i bacini di Campania, Puglia e Abruzzo. C’è il rischio, però, di un depauperamento del patrimonio idrico se non si affronta in modo compiuto anche il tema delle strutture. Il Molise ha investito 44 milioni di euro sulla rete”, che mostra “perdite rilevanti. Occorre, perciò, data la natura interregionale della fornitura, che si superino le criticità che talvolta riscontriamo sul tema delle compensazioni finanziarie”.