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16/04/2018 15.00 - quotidiano energia
Rifiuti, la ricerca scientifica italiana non brilla

Le aziende del nostro Paese che operano nella filiera dei rifiuti e delle bonifiche impiegano tecnologie e prodotti di assoluta eccellenza che però non sono il frutto di ricerca scientifica e brevetti “made in Italy”. In questo modo gli investimenti in innovazione non restano sul territorio ma alimentano le economie di altre nazioni. È una delle analisi che emergono dal 1° Green Technology Report presentato sabato a Caserta dall’Associazione nazionale gestori ambientali (Angam).
Secondo il documento (disponibile in allegato sul sito di QE), la ricerca italiana in materia di rifiuti e ambiente si posiziona al sedicesimo posto su 150 Paesi nel mondo presi in considerazione (l’analisi fa riferimento al numero di pubblicazioni accreditate e al quantitativo di citazioni ricevute da studi italiani su riviste scientifiche). La classifica vede gli Stati Uniti al primo posto seguiti da India, UK, Cina e Canada.
Dato questo scenario il presidente di Angam, Antonio Borbone, ha formulato alcune proposte d’intervento: “Sostenere nuovi poli per il trasferimento tecnologico gestiti da consorzi universitari e creare un sistema di monitoraggio, incentivare assunzioni di laureati ad alta specializzazione in questo settore, pensare a politiche fiscali favorevoli all’ambiente, a partire dai green bond”.
Nel corso del convegno di sabato Umberto Di Matteo, presidente di Ises Italia (che ha curato con un osservatorio la redazione del Green Technology Report), ha lanciato un appello congiunto con Angam affinché “nel prossimo collegio di Arera sia garantita la presenza di un membro dalle comprovate competenze di eccellenza nel campo dei rifiuti e dell’ambiente, essendo questo un settore su cui occorre recuperare molto terreno”.
Nel corso dell’evento sono stati consegnati i premi “Azienda green 2018” conferiti a realtà che si sono distinte con progetti e impianti nel generare rilevanti benefici ambientali, nell’innovazione e nel raggiungimento di positivi effetti economici e occupazionali. I vincitori sono: Di Gennaro (recupero imballaggi), Consorzio Renoils (recupero oli e grassi animali o vegetali), Ambienta (recupero inerti), Fratelli Brisciano (recupero indumenti usati), Sea (rigenerazione cartucce toner), Dolerfer (recupero oli minerali).