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24/07/2019 00.00 - Quotidiano Enti Locali e PA
Rifiuti, la legge blocca-riciclo ci costa due miliardi di euro

Quanto ci costa la nuova contestatissima norma end-of-waste che frena il riciclo e mette in crisi il sistema di ricupero dei rifiuti? Il sovraccosto che pagheremo sulla tassa rifiuti oppure attraverso i rincari dei prodotti potrebbe superare gli 1,5 miliardi e dovrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi di euro in più l’anno, risponde il centro studi Cesip dell’università di Milano Bicocca guidati dall’economista Massimo Beccarello.
Non a caso le imprese di tutti i settori dell’ambiente e del riciclo si sono alleate per cambiare la legge e domani presenteranno in via ufficiale a Roma la loro richiesta di cambiare la legge blocca-riciclo.
L’analisi del Cesip sui sovraccosti prende le mosse dalle dichiarazioni ambientali Mud dei Comuni, dai bilanci delle aziende di servizi di nettezza urbana e dalle Tari (tassa rifiuti) per i 30 milioni di tonnellate di spazzatura urbana, cui vanno aggiunti i 120-130 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti dalle attività economiche e industriali.

Quanto costa la spazzatura

La tassa rifiuti pesa per circa 10 miliardi di euro di cui la maggior parte, più dei due terzi, sono costituiti da servizi quali raccolta dell’immondizia, trasporto, spazzamento delle strade e così via. «Invece, stando alle banche dati, per il servizio di smaltimento, trattamento e riciclo dei rifiuti si sono spesi nel 2017 circa 2,7 miliardi per circa 29,5 milioni di tonnellate: cioè circa 90 euro per ogni tonnellata di rifiuti urbani trattata», commenta Beccarello. Poiché gli impianti (in molti casi sono gli stessi) e costi del ciclo dei rifiuti speciali prodotti dal sistema economico sono in larga misura sovrapponibili con quelli urbani, lo smaltimento degli altri 120-130 milioni di tonnellate costerebbe circa 11 miliardi.

Il rincaro dell’end-of-waste

Ma quanto costa in più il fenomeno di paralisi del riciclo voluto per legge nel decreto soprannominato Sblocca Cantieri? «Per capire l’effetto bisogna partire dai rincari sul mercato del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti osservato in Veneto. Secondo i sondaggi condotti dalle aziende del Veneto, un’impresa su cinque ha rilevato un aumento del 25% mentre le altre quattro hanno osservato rincari meno accentuati e ritardi nei servizi rifiuti. L’aumento medio del trattamento e dello smaltimento — avverte l’economista Beccarello del Cesip Bicocca — è fra il 10% e il 15%, pari a un effetto delle norme end-of-waste che nel solo settore dei rifiuti delle imprese è fra 1,1 e 1,6 miliardi di euro».
Se si aggiungono anche i rifiuti urbani, i quali sono in misura molto più ridotta e per i quali c’è un maggiore ricordo ai contratti pluriennali e alle gare d’appalto, la stima complessiva di quanto pagheranno gli italiani per il freno al riciclo si avvicina ai 2 miliardi.

Cartiere in allarme

A parere di Massimo Pasquini, amministratore delegato di Lucart, la multinazionale del settore cartario che usa soprattutto carte riciclate ecologiche (Tenderly è fra i marchi commerciali più noti), «per uscire velocemente da questa pericolosa incertezza sulla cessazione della qualifica di rifiuto che colpisce anche materiali semplici come la carta, e che rischia seriamente di bloccare la transizione verso un'Economia Circolare, sarebbe auspicabile che il legislatore recepisse l’articolo 6 della direttiva europea 2018/851».
La direttiva europea, infatti, prevede la possibilità di affidare alle Regioni la competenza di integrare le autorizzazioni relative alla gestione dei rifiuti, caso per caso, con la cessazione della qualifica di rifiuto con l’istituzione di un registro nazionale, accessibile e controllabile dove siano raccolte tutte le autorizzazioni regionali end-of-waste.