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19/03/2020 00.00 - Quotidiano Energia
Con l’acqua si genera il 17,4% del Pil

 

Presentato il libro bianco dell’osservatorio lanciato da The European House-Ambrosetti. Guerrini (Arera): “In Ue non c’è armonizzazione sulla regolazione” del settore. Blasi (Mipaaf): “Certificazione di sostenibilità per l’impronta idrica”. Gargano (Anbi): “Entro l’estate un piano nazionale strategico dei consorzi”. Daga (M5S): “Creare un'agenzia delle acque”

 

A sei mesi dalla nascita dell’osservatorio Valore acqua per l’Italia lanciato da The European House-Ambrosetti il “think tank multi-stakeholder” sul settore idrico ha presentato ieri, con un evento in streaming, il suo primo rapporto.

 

Nel corso delle sue attività, in particolare, questo istituto ha realizzato un database di dati economici pluriennali di 2 milioni di aziende operanti nella filiera estesa dell’idrico, per un totale di oltre 20 milioni di osservazioni. “Complessivamente – si legge in una nota - l’acqua è l’elemento abilitante per la creazione di 287,2 miliardi di euro di valore aggiunto: il 17,4% del Pil italiano non potrebbe essere generato senza questa risorsa”.

 

Nel “libro bianco” presentato ieri si sottolinea come il 25% della popolazione mondiale si trovi in uno “stress idrico senza precedenti” che non risparmia l’Italia e, proprio per fronteggiare le problematiche del nostro Paese, nel documento è stato definito un decalogo di proposte d’azione con cui si chiede di adottare una visione nazionale della gestione idrica più sostenibile, rilanciare gli investimenti e incentivare la circolarità in tutta la filiera.

 

Si punta inoltre a far collaborare imprese e ricerca, proporre una riqualificazione idrica degli edifici, fare formazione a tutti i livelli, rafforzare le sinergie tra gestori, adeguare la tariffa, puntare su comunicazione e sensibilizzazione, rendere permanente l’osservatorio Valore acqua.

 

Non mancano i punti di forza da cui ripartire. L’Italia, infatti, “ha una dotazione tecnologica all’avanguardia”, che si riscontra in almeno i due terzi degli impianti di depurazione. Inoltre, è 5° in Ue nel 2019 per richieste di brevetti in campo ambientale (64 domande).

 

Si può contare anche su “consolidate competenze lungo la filiera: con 20 citazioni per pubblicazioni sul tema acqua, l’Italia si posiziona all’8° posto tra gli Stati europei”. Infine, esiste “una base industriale rilevante”.

 

Le principali criticità del settore, invece, sono abbastanza conosciute: “Rete infrastrutturale deficitaria e un tasso di dispersione elevato”,  con una posizione “in fondo alla classifica europea per investimenti nell’idrico (40 euro per abitante l’anno, 60 in meno rispetto alla media Ue)”. Su questo punto Alessandro Russo, presidente e a.d. di Gruppo Cap e vicepresidente Utilitalia, ha sottolineato come si debba “colmare il gap e favorire sistemi di imprese che possono effettivamente investire".

 

L’Italia è lo Stato comunitario “più idrovoro” con 160 mc/abitante/anno di prelievi per uso potabile, si sottolinea nel libro bianco, e si posiziona al 21° posto sui 28 Ue considerati nell’indice Valore acqua verso lo sviluppo sostenibile. In tal senso Giuseppe Blasi del Mipaaf ha aggiunto: “Stiamo introducendo una certificazione di sostenibilità per l’impronta idrica, conveniente per le imprese agricole”, che punta a “un incredibile risparmio” della risorsa: 250 mln/mc.

 

Tra i relatori del webinar di ieri anche Andrea Guerrini, presidente Wareg e componente del collegio Arera: “Nonostante l’Unione europea abbia un quadro legislativo comune dato dalla direttiva quadro sulle acque, a livello regolatorio non c’è armonizzazione e ogni Paese segue percorsi autonomi. L’approccio basato sul rischio della regolazione Ue, però, può influire molto sulla regolazione idrica facendola evolvere da una ‘input regulation’, basata su elementi come il ‘cost recovery’, a una ‘risk regulation’, che prevede ricompense e sanzioni basate sulla capacità di mitigazione dei rischi. Secondo questo approccio le misure dei rischi del piano di sicurezza idrica, ad esempio, possono costituire un nuovo obiettivo fissato dai regolatori per migliorare la qualità dell'acqua, insieme con le più classiche misure dell’output”.

 

Massimo Gargano, d.g. di Anbi,  ha invece annunciato come “entro l’estate” l’associazione dei consorzi presenterà “un piano nazionale strategico di manutenzione e infrastrutturazione idraulica del territorio, fatto da progetti esecutivi elaborati dai consorzi di bonifica e irrigazione in una logica di fruizione multifunzionale della risorsa acqua; contestualmente torneremo a chiedere di concludere le tante opere incompiute, spesso ferme nelle pieghe della burocrazia e già costate troppo in termini di risorse pubbliche”.

 

Ripercorrendo le dichiarazioni dei partecipanti all’evento digitale attraverso i social network, il profilo Twitter di The European House – Ambrosetti segnala la “proposta” di Federica Daga (M5S) di “creare un'agenzia delle acque” che dia “una governance generale per controllare tutti gli usi idrici”.

 

Per Simeone di Cagno Abbrescia, presidente di Acquedotto Pugliese, esistono invece “acque gettate in mare che potrebbero essere messe a servizio della popolazione. Bisogna superare il campanilismo regionale".