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11/06/2018 16.06 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Alla Corte dei conti il piano economico-finanziario inadeguato del project financing per il depuratore

Se la società partecipata assume il ruolo di soggetto promotore nell'ambito di una gara di project financing per la riqualificazione di un impianto di depurazione, la redazione di un piano economico-finanziario inadeguato che rende insostenibile l'intervento proposto e genera oneri ingiustificati a carico della finanza pubblica costituisce una fattispecie soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti. Con l'ordinanza n. 14433/2018, le Sezioni unite della Cassazione civile, in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, accertano la competenza della magistratura contabile a giudicare in ordine a una proposta tecnica non aderente alla realtà dei fatti, che pregiudica in maniera irrimediabile un progetto di adeguamento funzionale del sistema di depurazione. Il caso Di qui la conferma della condanna emessa dalla Sezione della Corte dei Conti per la Campania a carico dell'amministratore unico e del direttore generale di una partecipata, entrambi chiamati in giudizio dalla procura per aver elaborato un Pef “illusorio”, posto a base di gara dalla Regione Campania, con calcoli errati in ordine ai volumi minimi di fatturato connessi all'intervento di efficientamento degli impianti da riqualificare.Le Sezioni unite hanno respinto in toto gli argomenti addotti dalla difesa dei convenuti.A nulla vale la tesi prospettata secondo cui la società, quale componente di un consorzio, avrebbe posto in essere «un'attività tipicamente privatistica imprenditoriale (…) semplicemente consistita nella presentazione e formulazione di una proposta oggetto di valutazione da parte dell'amministrazione aggiudicatrice». Replicano i giudici che il rapporto di servizio può senz'altro intercorrere tra un soggetto privato e la Pa, allorché il primo svolga un'attività legata all'effettiva realizzazione di un interesse pubblico. La decisione Poco importa la natura giuridica della partecipata – ossia, nel caso in esame, se fosse o no un soggetto in house all'epoca dei fatti – in quanto il tratto dirimente per decidere la questione è l'assoggettamento alla responsabilità contabile dell'operatore economico coinvolto nell'esercizio di un'attività di pubblico interesse. Nell'ipotesi al vaglio dei giudici è la «relazione funzionale» che conta, ossia l'inserimento del soggetto nell'apparato organico della Pa, per compartecipare all'operato di quest'ultima.Trova conferma, in altre parole, il principio secondo cui la giurisdizione contabile sussiste ogni volta che fra l'autore del danno e l'ente pubblico danneggiato sia ravvisabile un rapporto, non solo d'impiego in senso stretto, ma di servizio, ossia una relazione funzionale caratterizzata dall'inserimento del soggetto nell'apparato e nell'attività dell'ente. Perché si configuri tale presupposto è tuttavia necessario che il soggetto venga investito dello svolgimento continuativo di una determinata attività a favore della Pa, con vincoli precostituiti e obblighi diretti ad assicurare la rispondenza dell'attività stessa ai fini di pubblico interesse.