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12/05/2020 00.00 - Utilitalia
Coronavirus: Utilitalia, sistema resiliente, ora traghettare velocemente il Paese fuori dalla crisi Snellire i processi autorizzativi. Sul tavolo 50 miliardi investimenti per acqua, ambiente e energia
Roma, 12 maggio 2020 - La gestione dell’emergenza coronavirus, la resilienza del sistema, la Fase 2, la necessità degli investimenti e lo sviluppo sostenibile, e una ripartenza che possa “traghettare” velocemente fuori dalla crisi il Paese. Questi i temi toccati da Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia - la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia - nel corso del webinar ‘Strategie di investimento delle utility italiane a confronto. È possibile un rilancio?’, organizzato da Agici (società di ricerca e consulenza specializzata su utility, rinnovabili, infrastrutture e efficienza energetica) insieme con Accenture.
“Nell’attuale frangente storico, così delicato per via della crisi coronavirus, il mondo delle utility non si è mai fermato. Ha continuato e continua a offrire i servizi essenziali ai cittadini – ha osservato Colarullo, che nel corso dell’evento ha ricevuto il premio come ‘Manager dell’anno 2019 per i servizi pubblici locali’ indetto da Management delle utilities e delle infrastrutture (la rivista diretta da Andrea Gilardoni dell’università Bocconi) - il giudizio complessivo è di un servizio piuttosto resiliente: lavoro agile dove possibile, messa in sicurezza delle squadre operative per gli interventi, e poi fatti specifici come aver fatto fronte alle esigenze di transizione gestionale.
“Sicuramente ci sono nodi criciti: da un lato il calo del fatturato per la discesa dei consumi di energia, dall’altro la riduzione degli incassi per il rinvio del pagamento delle bollette. Comunque sia ci troviamo di fronte a un sistema che va in qualche modo traghettato; si deve superare questa crisi di liquidità – rileva il direttore generale di Utilitalia - essenziale per consentire al sistema di superare il guado della liquidità e accelerare la corsa per cominciare dalla Fase due con un serio Piano di investimenti. Il comparto ha stimato un fabbisogno di investimenti per 50 miliardi in cinque anni: 12 miliardi per l’energia, 25-30 miliardi per l’acqua, 8-10 miliardi per i rifiuti, in particolare per far fronte alla carenza impiantistica al Sud”.
“Gli ostacoli sono soprattutto due. Il primo: il tema delle autorizzazioni che oggi possono prendere anche 12 mesi se non di più, e che andrebbero ridotte di almeno un terzo. Il secondo: si potrebbe intervenire subito per permettere alle imprese di utilizzare ampiamente le procedure in affidamento diretto almeno nei prossimi mesi – continua Colarullo - mettere a posto questi due aspetti significa che per investimenti che generalmente richiedono da 12 a 18 mesi, ci metteremmo quattro mesi e metteremmo a terrà già il primo mattone.
A proposito del processo di industrializzazione e di aggregazione, quindi di una gestione più efficiente e efficace, personalmente reputo che fare della pandemia una discriminate darwiniana non sia giusto, e che al di là del processo di distruzione creativa che si può innescare, è chiaro che affrontata la difficoltà – cioè la fase di traghettamento - quando siamo al di là del fiume, la differenza la farà la capacità manageriale che ha impresso velocità nella Fase 2 e ha permesso di cominciare a correre. Chi è capace ce la farà, chi è meno capace verrà lasciato indietro”.
“Rispetto al capitolo dell’intervento diretto dello Stato nelle società, come prevede un pezzo del decreto Rilancio, è qualcosa di valutabile se non auspicabile laddove ci sono situazioni difficili anche precedenti allo stato Covid-19 – dice - forse ragionerei in termini geografici, e l’area che ne ha più bisogno è il Sud Italia. Ciò detto non significa che lo Stato è salvifico. Ma può essere utile nella fase di transizione per imporre delle gambe industriali al sistema. Rispetto alla Gran Bretagna penso che noi nella curva di apprendimento siamo più avanti. Noi con tutti i nostri errori siamo partiti prima, rispetto all’emergenza coronavirus, e abbiamo affrontato i temi, anche dal punto di vista regolatorio. Penso che ora siamo più noi la frontiera”.
“Sgombriamo il campo da equivoci: non c’è rischio di contagio dalla presenza del virus nelle acque reflue. Abbiamo promosso iniziative con l’Iss per fare della Federazione un hub di riferimento – prosegue Colarullo - il Programma di ricerca può anche essere molto utile ai fini della mappatura. La collaborazione è a fini  conoscitivi”.
“Lo scudo per i datori di lavoro rispetto ai malati di Covid-19 è senz’altro un punto di attenzione anche per noi. Però bisogna ricordare che le imprese hanno sempre operato a tutela dei cittadini e dei propri lavoratori – spiega – utilizzando protocolli condivisi con le organizzazioni sindacali.”.
“Il momento di discontinuità deve essere vissuto come un’opportunità per ripartire su un binario diverso rispetto allo sviluppo perseguito fino a oggi – conclude Colarullo - con un orientamento più convinto quasi aggressivo alla sostenibilità ambientale, sociale e economica”.