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19/11/2019 14.44 - quotidiano energia
Mercato elettrico, “nel 2020 prezzi ingrosso più alti e maggiore competizione retail”
Prezzi all’ingrosso più alti ma con una maggiore concorrenza e pressione sui margini retail. Il tutto mentre le aste Fer e quelle del capacity market garantiranno maggiore stabilità dei ricavi ai produttori, sebbene per alcuni operatori termoelettrici il gioco si possa rivelare a “somma zero”.?

Questa la fotografia del mercato elettrico italiano per il 2020 scattata da Moody’s Investors Service.

Per gli analisti “il fattore chiave è la prevista liberalizzazione totale del mercato elettrico al dettaglio nel Paese, attualmente programmata per luglio 2020”, che “consentirebbe ai nuovi operatori di implementare nuovi servizi ma potrebbe anche determinare un aumento delle bollette elettriche per i consumatori qualora le tariffe regolamentate venissero allentate”.

Anche nel caso in cui la fine della tutela dovesse essere rimandata, sostiene Moody’s, “la concorrenza nel mercato elettrico al dettaglio diventerà probabilmente sempre più intensa, poiché le imprese del settore cercheranno modi per ottenere economie di scala, offrire nuovi servizi e implementare una strategia di naturale copertura del rischio derivante dalle proprie ambizioni di crescita nel campo delle rinnovabili”.

“La piena liberalizzazione sosterrà i margini di alcune utility che attualmente offrono tariffe regolamentate ai propri clienti, in particolare Enel e A2A, ma la concorrenza si intensificherà man mano che nuovi operatori, come Iberdrola, tenteranno di conquistare ulteriori quote di mercato”, afferma Benjamin Leyre, vicepresidente di Moody's - Senior Credit Officer.

I prezzi dell'energia elettrica all'ingrosso in Italia sono attesi assestarsi nell'intervallo tra 55 e 65 euro per MWh nel periodo fino al 2022, con un aumento di 5 euro/MWh rispetto alla stima dello scorso anno di 50-60 euro/MWh, poiché il prezzo del carbonio sarà più elevato e il suo aumento più che compenserà la riduzione del prezzo del gas.

Venendo alla produzione, come detto gli analisti si attendono un impulso alle Fer dalle aste avviate a settembre, mentre il capacity market garantirà più stabilità e visibilità dei ricavi agli operatori termoelettrici. Su questo fronte, però, il meccanismo potrebbe rivelarsi a “somma zero” per gruppi quali Enel, A2A e Edison che operano anche sui servizi ancillari. Enel, prosegue il rapporto, sarà inoltre penalizzata dalla chiusura delle centrali a carbone, ma beneficerà dello sviluppo delle rinnovabili.

Infine, Moody’s si attende dal phase-out una riduzione del margine di riserva al 12-13% al 2022.