News

ARCHIVIO NEWS

Torna all'elenco
11/07/2018 16.07 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Illegittimo l'acquisto di una nuova farmacia da parte dell'azienda speciale

Secondo la legge 475/1968 sul servizio farmaceutico e alla luce della riforma del settore avvenuta con la legge 27/2012, l'azienda speciale che gestisce le farmacie non può acquistare nuovi esercizi. L'azienda speciale, infatti, non è il Comune, bensì un mero organismo strumentale costituito per gestire servizi pubblici e, di conseguenza, non può occuparsi dell'attività farmaceutica esercitando le prerogative istituzionali che competono esclusivamente all'ente pubblico.Con la sentenza n. 633/2018, il Tar del Venetochiarisce i confini che l'azienda speciale deve rispettare nello svolgimento del suo ruolo, annullando l'intera procedura con cui nel 2009 aveva trasferito la proprietà privata di una farmacia in capo alla Pa. Il caso La vicenda prende le mosse dalla deliberazione di giunta con cui un Comune prendeva atto della volontà di acquisto, da parte della propria azienda speciale addetta al servizio farmacie, delle quote di una società in nome collettivo di comunione ereditaria, costituita per agevolare l'alienazione di una farmacia da parte degli eredi del titolare. Non essendo gli eredi farmacisti, la società era stata autorizzata dall'unità sanitaria locale a continuare l'attività della farmacia in via provvisoria e sotto la responsabilità di un direttore tecnico farmacista, per il periodo massimo di due anni.Prima del termine, che avrebbe comportato la dichiarazione di “vacanza” della farmacia, l'intera quota di partecipazione alla società viene ceduta all'azienda speciale del Comune, per effetto di un atto notarile al quale prende parte anche il sindaco pro tempore, che assume la titolarità della nuova farmacia. Con questo atto pubblico si conveniva che: ? il Comune assumeva la titolarità della farmacia in gestione provvisoria e prossima alla vacanza a seguito del decesso del farmacista privato; ? gli eredi vendevano all'azienda speciale la società in cui è confluita la farmacia oggetto di alienazione, al prezzo di 2 milioni di euro comprensivo del valore del magazzino; ? la gestione della farmacia veniva affidata all'azienda speciale, secondo quanto previsto dal contratto di servizio stipulato tra quest'ultima e l'ente locale.L'efficacia dell'atto notarile era subordinata alla «condizione legale sospensiva» del rilascio dell'autorizzazione sanitaria, che l'Ulss fa pervenire un mese dopo la sottoscrizione dell'atto. La decisione L'operazione che sembra aver prodotto i suoi effetti giuridici con il trasferimento della farmacia in mano pubblica, è stata annullata dal Tar Veneto.È il caso di evidenziare che i giudici interpretano restrittivamente l'articolo 12 della legge 475/1968 in tema di trasferimento di farmacia, osservando che il contratto di servizio stipulato tra il Comune e l'azienda speciale si riferisce alla corretta ipotesi in cui l'ente, divenuto titolare di una farmacia, decida di affidarne la gestione all'azienda, e non al caso inverso, come accade nella vicenda in esame, in cui sia l'azienda stessa ad acquistare – per via societaria – la farmacia attribuendone poi al Comune la titolarità.Ciò che potrebbe apparire un sofisma interpretativo assume un rilievo dirimente per la decisione della controversia, tant'è che il collegio annulla gli atti impugnati (deliberazione di Giunta per l'acquisto della farmacia e autorizzazione dell'Ulss per la relativa gestione), aprendo uno scenario di incertezza per la continuità di un delicato servizio pubblico a favore del territorio.