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12/02/2018 17.02 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Senza controlli a sistema danno per mala gestio anche a sindaci e amministratori non esecutivi

Il fenomeno dell'esternalizzazione di servizi e funzioni ha stabilizzato l'impiego dello strumento societario in mano pubblica, con la conseguenza che la Pa è tenuta a organizzare le proprie partecipazioni nel rispetto della disciplina civilistica, come interpretata dalla più autorevole giurisprudenza in materia. Da questo punto di vista riveste un sicuro interesse per gli enti pubblici la sentenza n. 31204/2017con cui la Corte di cassazione, sezione I civile, nel confermare la decisione della Corte d'appello di Roma che condanna ex amministratori e sindaci di una società per azioni al risarcimento del danno per mala gestio e omesso controllo sui fatti commessi dagli amministratori delegati, motiva la fondatezza della pronuncia aderendo a un'interpretazione estensiva della responsabilità legata ai compiti di gestione e di controllo della società di capitali. Dopo avere elencato i fatti di mala gestio accertati in capo agli amministratori operativi e gli episodi di inadempimento ai loro doveri – nella fattispecie: incauto rilascio di polizze cauzionali a garanzia di obbligazioni assunte da un soggetto terzo, rivelatosi poi inadempiente – la Corte d'appello aveva affermato che le irregolarità gestionali commesse sono state possibili a causa della mancanza di un sistema adeguato di controlli interni, non essendo mai stati mossi rilievi al riguardo da parte dei consiglieri di amministrazione e dei sindaci. La decisione La Cassazione conferma in toto questa impostazione, sottolineando le importanti responsabilità di controllo che nella società di capitali gravano, a diverso titolo, in capo ai sindaci e agli amministratori non esecutivi.Per quanto riguarda i primi, la Suprema Corte osserva che nella società per azioni il compito essenziale dei sindaci è vigilare sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, per cui è dovere del collegio sindacale non soltanto valutare l'opportunità della scelta gestoria, ma verificare che gli amministratori operino nel rispetto di tutte le regole che disciplinano il corretto procedimento decisionale nelle concrete circostanze date. Per quanto poi concerne gli amministratori della società, la presenza di deleghe gestorie non spoglia affatto il Cda delle sue funzioni, dacché tale organo «può impartire direttive vincolanti ai delegati (…) potendo giungere alla revoca della decisione assunta dal comitato esecutivo o dall'amministratore delegato». Da ciò consegue che in capo al Cda permane l'obbligo di vigilanza sull'attività degli amministratori delegati o del comitato esecutivo, «spettando ai consiglieri non esecutivi i compiti di supervisione e di ponderazione». Necessario un sistema di controllo Nelle società di capitali, in altre parole, sussiste un obbligo di controllo che accomuna amministratori non esecutivi e indipendenti, sindaci, revisori, comitato per il controllo interno e organismo di vigilanza. Questa convergenza di obblighi a diverso livello della struttura genera un «sistema di controllo policentrico», il cui fine «è quello di ottenere, grazie all'eterogeneità dei controlli, una garanzia rafforzata dell'osservanza delle regole di corretta amministrazione; e lo scopo ultimo potrebbe ritenersi quello della diffusione di una cultura della legalità imprenditoriale». Tutto ciò significa che a fronte di iniziative anomale da parte dell'organo amministrativo della società per azioni, i sindaci hanno «l'obbligo di porre in essere, con tempestività, tutti gli atti necessari all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, attivando ogni loro potere (se non di intervento sulla gestione, che non compete se non in casi eccezionali) di sollecitazione e denuncia doverosi per un organo di controllo, non essendo loro consentito di rimanere acriticamente legati e dipendenti dalle scelte dell'amministratore, quando queste collidano con i doveri imposti dalla legge, ma dovendosi spingere a pretendere dal medesimo le azioni correttive necessarie». Per conseguenza, ove i sindaci non si attengano a questa linea d'azione essi concorrono nell'illecito civile commesso dagli amministratori della società per omesso esercizio dei poteri-doveri di controllo loro attribuiti ex lege.Analogamente, l'amministratore privo di deleghe gestionali non risponde in modo automatico per ogni fatto dannoso aziendale, ma è tenuto a conoscere i doveri specifici posti dalla legge e ad attivarsi perché il consiglio compia al meglio il proprio dovere, impedendo il verificarsi e il protrarsi della situazione di gestione illecita posta in essere dall'amministratore delegato.Si tratta di considerazioni che confermano l'inderogabile necessità che i rappresentanti del socio pubblico negli organismi partecipati siano muniti di una specifica competenza professionale all'altezza del delicato incarico, anche alla luce della sentenza n. 267/2009 della Corte dei conti, Sez. giurisdizionale Toscana – risalente nel tempo, ma sempre attuale – che ha affermato la responsabilità dei Sindaci dei Comuni soci per aver nominato, quali componenti del Cda di una partecipata, persone prive dei necessari requisiti di professionalità e competenza.