News

ARCHIVIO NEWS

Torna all'elenco
06/09/2019 09.35 - PUBLIC POLICY
ACQUA, LE PROPOSTE M5S ALLA LEGA (PRIMA DELLA CRISI): DA 'CDP' SERVIZI A CANONI

(Public Policy) - Roma, 06 set - Stop alla ripubblicizzazione forzata del servizio idrico, sostituita con un obbligo di reinvestimento degli utili; ok ad Arera ma affiancata dalla nuova Agenzia per le risorse idriche; una sorta di Cdp per gli investimenti nel settore, chiamata Cassa dei servizi idrici; revisione dei canoni di concessione e permessi edilizi subordinati alla presenza e alla conformità dei sistemi di depurazione delle acque reflue e delle reti fognarie. Sono solo alcuni dei punti del nuovo testo sull'acqua pubblica che il Movimento 5 stelle aveva prediposto e sottoposto - a quanto si apprende - ai primi di luglio, alla Lega, allora alle prese con la trattativa per cercare di sbloccare l'impasse che teneva ferma la pdl in commissione Ambiente della Camera, dove il testo è ancora in esame dopo diversi rinvii dell'arrivo in aula.

La bozza di provvedimento - di cui Public Policy ha preso visione - rappresentava solo una proposta, peraltro non condivisa totalmente dall'allora alleato di Governo, destinata ad essere ulteriormente modificata. Risulta comunque evidente come il nuovo testo avrebbe cambiato radicalmente l'impostazione dell'originaria proposta Daga. Con la nuova maggioranza il tavolo riparte da zero ma la bozza che i 5 stelle avevano sottoposto alla Lega potrebbe rappresentare senz'altro un punto di partenza o quantomeno un elenco delle proposte che il Movimento 5 stelle potrebbe mettere sul piatto, questa volta con il Pd come controparte.
 Rispetto alla originaria proposta Daga la nuova bozza chiarisce ulteriormente come l'acqua sia "un bene naturale non mercificabile" spingendo ancora, nei principi, alla "valorizzazione del riciclo". Si chiarisce poi come la titolarità della gestione dei servizi idrici sia riservata a enti pubblici. "Il servizio idrico - si legge nella bozza M5s, datata i primi di luglio - è gestito in situazione di monopolio naturale dagli enti pubblici e ha carattere di servizio pubblico essenziale". Entrando nel merito di quelli che sarebbero dovuti essere i nuovi princìpi di organizzazione del servizio idrico integrato, la nuova bozza chiarisce che "lo Stato favorisce lorganizzazione del servizio idrico integrato mediante modelli di gestione pubblica".

Inoltre, invece di obbligo di modelli di gestione pubblica senza finalità lucrative, la bozza introduce un "obbligo di reinvestimento degli utili per il miglioramento del servizio e lo sviluppo delle infrastrutture, la parità di trattamento e la promozione dellaccesso universale degli utenti". Di conseguenza spariscono gli articoli sul finanziamento del servizio tramite la fiscalità generale e sull'istituzione del Fondo nazionale per la ripubblicizzazione. La parte relative alle disposizioni finanziarie, con le coperture, sarebbe stata riscritta in base all'accordo politico raggiunto. Con riferimento alla gestione - rispetto all'attuale testo Daga - salta la possibilità per i piccoli comuni montani (fino a 5mila abitanti) di non aderire alla gestione unitaria del servizio idrico.

La bozza sottoposta alla Lega non prevedeva più il trasferimento delle funzioni di controllo e di regolazione da Arera al ministero dell'Ambiente ma istituiva un terzo organismo da affiancargli: l'Agenzia per le risorse idriche, sottoposta alla vigilanza di ben 5 ministeri (Maatm, Mipaaf, Mise, Mit e Mef). LAgenzia avrebbe svolto funzioni di indirizzo per la redazione degli strumenti di pianificazione delle risorse idriche e dei servizi idrici. Diversi i compiti previsti, come la promozione ai diversi livelli di governo, in caso di mancata realizzazione degli investimenti nei tempi previsti, delladozione di ogni azione utile per la loro effettuazione. O ancora la definizione di criteri e parametri per garantire uniformità ed omogeneità nei costi di produzione del servizio su base distrettuale, con funzioni di indirizzo nella determinazione della tariffa per tutti gli usi idrici. Previsto anche un Osservatorio sul servizio idrico integrato, con funzioni di raccolta, elaborazione e restituzione di dati statistici e conoscitivi da far confluire in una banca dati connessa con il ministero dell'Ambiente.

Per cercare di rilanciare gli investimenti del settore che il Movimento 5 stelle aveva proposto alla Lega l'istituzione di una Cassa dei servizi idrici, una società per azioni a prevalente capitale pubblico detenuto dallAgenzia per le risorse idriche. La bozza stabilisce che quote complessivamente di minoranza del capitale della Cassa sarebbero poture essere cedute a fondazioni o altri istituti finanziari. La nuova Cassa dei servizi idrici avrebbe svolto le seguenti funzioni: finanziamento o cofinanziamento di opere, impianti, reti e dotazioni destinate alla fornitura di servizi idrici; fornitura di specifici servizi di consulenza finanziaria in favore dei soggetti realizzatori e finalizzati alle attività istruttorie sui piani di investimento da finanziare; sviluppo di strumenti finanziari innovativi per investimenti nel settore dellacqua e dellambiente; emissione di obbligazioni o altri titoli di debito legati alla realizzazione di progetti che hanno un impatto positivo sulluso sostenibile delle risorse idriche; individuazione della componente tariffaria relativa ai nuovi investimenti nel servizio idrico integrato; predisposizioni di ipotesi di utilizzo di quote di contributi a fondo perduto. Di conseguenza dall'articolato sarebbe sparito il Fondo per investimenti nel servizio idrico integrato.

Passando al capitolo concessioni la nuova bozza porta a 20 anni il limite massimo, dai 10 del testo Daga attuale (oggi la normativa prevede un massimo di 30 anni). Il nuovo testo precisa che in caso di assenza di alcuni parametri ambientali "non possono essere rilasciate nuove concessioni dalle regioni e le concessioni esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale". Allo stesso modo anche tutte le altre concessioni già rilasciate avrebbero potuto essere sottoposte a revisione in caso di gravi problemi qualitativi o quantitativi al corpo idrico. In caso di uso diverso delle acque da quello potabile il canone veniva decuplicato invece che triplicato. La bozza prevede comunque l'aggiornamento dei canoni ogni tre anni con una quota del canone reinvestita nella manutenzione ordinaria e straordinaria e nella messa in sicurezza dell'infrastruttura di derivazione. Prevista inoltre un canone minimo, pari 20 euro per m3, per le concessioni di utilizzazione delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente e bevande derivate, con una quota almeno dell'80% da investire nel servizio idrico integrato.

Inoltre la bozza specifica che il rilascio delle concessioni di prelievo e delle autorizzazioni allo scarico per gli usi differenti da quello potabile "devono essere vincolate a previe valutazioni circa gli impatti cumulativi sul corpo idrico in termini qualitativi e quantitativi, coerentemente con gli obiettivi di qualità ed il bilancio idrico per il corpo idrico interessato. Nel caso di eventi straordinari che pregiudichino il buono stato del corpo idrico, le richiamate concessioni e autorizzazioni possono essere sospese dall'autorità competente fino al ripristino delle condizioni precedenti all'evento stesso. In tali casi - si legge - non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, fatta salva la riduzione del canone di concessione delle acque non prelevate, o salvo il rimborso del canone di concessione, qualora già versato dal concessionario, relativamente alla quantità di acqua non prelevata".

Sulla tariffa la nuova bozza stabilisce una "articolazione progressiva differenziata per fasce di consumo, prevedendo che il consumo fino a 50 litri giornalieri per persona sia considerato quantitativo minimo vitale garantito, e che quello superiore a 300 litri giornalieri per persona sia equiparato alluso commerciale". Il testo stabilisce infatti come il quantitativo minimo vitale garantito non possa essere soggetto a limitazione. Per quanto riguarda le bollette i gestori avrebbero dovuto indicare anche i dati relativi gli investimenti realizzati.

Infine, con riferimento ai permessi edilizi, la bozza che i 5 stelle avevano sottoposto alla Lega interviene sull'articolo 12 del Testo unico edilizio aggiungendo il rispetto delle norme in materia ambientali tra i presupposti necessari per ottenere il nulla osta. E ancora si subordina il rilascio del permesso di costruire "alla presenza e alla conformità dei sistemi di depurazione delle acque reflue e delle reti fognarie di ogni regione, nel rispetto delle norme in materia ambientale ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 a cui i comuni italiani devono obbligatoriamente adeguarsi".

(Public Policy)

@PPolicy_News

NAF

060934 set 2019