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12/06/2018 17.06 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Nessuna eccezione alla gratuità degli incarichi nei Cda delle aziende speciali

Con la delibera n. 29/2018, la Corte dei conti, sezione di controllo per la Toscana, ribadisce il carattere onorifico della partecipazione agli organi di amministrazione delle aziende speciali in base all'articolo 6, comma 2, del Dl 78/2010 convertito dalla legge 122/2010, che sancisce il principio di gratuità delle cariche amministrative negli enti che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche.Si tratta di una norma imperativa che, alla luce delle interpretazioni fornite dalla magistratura contabile, non lascia margini di manovra alla Pa, competente a determinare il compenso delle cariche negli enti strumentali privi di natura societaria.La sorte di questi incarichi di vertice è stata assai penalizzata dai vincoli di finanza pubblica, tanto da far dubitare che il risparmio di spesa ottenuto sia compatibile con i principi generali di equità e di buon andamento, che presuppongono una giusta remunerazione dell'incarico di mandato, in special modo quando comporti un impegno personale, professionalità qualificata e profili di responsabilità connessi al disimpegno dei compiti affidati. L'orientamento della giurisprudenza A dispetto di ciò, le molteplici pronunce dei giudici contabili sono state pressoché univoche nel confermare un'interpretazione rigorosa del disposto introdotto per tagliare i costi degli apparati amministrativi all'insegna della spending review.È il caso di ricordare che il comma 2 dell'articolo 6 non identifica gli enti strumentali della Pa soggetti al divieto di compenso, ma si limita a disporre che, a decorrere dal 1° giugno 2010, «la partecipazione agli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti, che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonché la titolarità di organi dei predetti enti è onorifica; essa può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute ove previsto dalla normativa vigente; qualora siano già previsti i gettoni di presenza non possono superare l'importo di 30 euro a seduta giornaliera». Una definizione generale e astratta che, in un primo tempo, aveva indotto a ritenere che vi fosse spazio per un'interpretazione che consentisse una legittima erogazione di emolumenti agli amministratori degli organismi strumentali dell'ente, nel caso in cui, in linea con la norma, non ricevessero contributi a carico delle finanze pubbliche per l'esercizio delle rispettive attività svolte.Questa ricostruzione è stata però smentita dalla Sezione di controllo per la Lombardia con il parere n. 155/2011, in seguito ribadito dalla delibera n. 366/2011.La Corte non dà alcun rilievo al fatto che la dipendenza finanziaria si manifesti sotto forma di contribuzione o sia invece connessa con le tariffe stabilite per le prestazioni erogate in favore dell'ente locale tramite apposito contratto di servizio, o sia stabilita nello statuto sotto forma di obbligo giuridico di ripianare i costi sociali dell'attività di gestione mantenendo il pareggio del bilancio. Questo perché secondo il Dl 78/2010 ciò che conta non è l'elemento formale dell'erogazione di un contributo all'ente strumentale, bensì la soggezione di quest'ultimo all'orbita stessa delle pubbliche finanze. Il caso La sezione Toscana con il parere in esame ribadisce ancora una volta che nei confronti dei componenti del consiglio di amministrazione di un'azienda speciale che svolga servizi sociali e assistenziali trova piena applicazione la disposizione vincolistica di legge. In questo caso, si tratta di un'azienda pubblica di servizi alla persona (Asp ex Ipab) che non ha beneficiato di contributi pubblici senza vincolo di destinazione, né in via diretta né indiretta, ma ha ricevuto esclusivamente finanziamenti ad hoc e volti a finalità specifiche e/o erogazioni qualificabili come corrispettivo per il servizio reso e quindi con vincolo di destinazione.L'organismo strumentale si trovava nella condizione potenziale di ricevere erogazioni dalla Pa esclusivamente come cofinanziamento per la ristrutturazione di immobili o come corrispettivo per l'erogazione di servizi, quindi anch'essi qualificabili come finanziamento con vincolo di destinazione. La decisione Il collegio ha richiamato le pronunce secondo cui il regime vincolistico comprende anche le aziende speciali, per le quali si riscontra «dipendenza finanziaria che giustifica l'applicabilità della norma, attesa la riconducibilità alle risorse pubblicistiche quantomeno del conferimento del capitale di dotazione iniziale».Per i giudici «non v'è dubbio che le costituende Asp, ricevano diversi cespiti di natura pubblica, sia di carattere finanziario che patrimoniale». Il decreto legislativo 207/2001, infatti, prevede all'articolo 4, comma 1, che le «istituzioni riordinate in aziende di servizi o in persone giuridiche private a norma del presente decreto legislativo conservano i diritti e gli obblighi al riordino. Esse subentrano in tutti i rapporti passivi delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza, di cui alla legge 17 luglio 1890, n. 6972, dalle quali derivano».Nessun margine, quindi, per attenuare un divieto che va scrupolosamente rispettato, non fosse altro perché secondo il Dl 78/2010 l’inottemperanza comporta pesanti sanzioni, ossia la nullità degli atti adottati dagli organi dell'ente strumentale con una possibile responsabilità erariale per amministratori e funzionari coinvolti nella violazione normativa.