News

ARCHIVIO NEWS

Torna all'elenco
11/10/2018 15.10 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Conte alla cabina di regia: «Dalle partecipate investimenti in più fino a 20 miliardi»

Le aziende partecipate dallo?Stato sono pronte a incrementare i loro investimenti se il governo metterà in campo le riforme strutturali che renderanno possibile un’accelerazione. È questo il messaggio arrivato dalla cabina di regia che ieri il governo ha riunito a Palazzo Chigi, convocando attorno allo stesso tavolo, i vertici delle principali società. «Occorre creare sistema per piano investimenti nel rispetto dei ruoli», è l’invito che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrebbe rivolto ai manager presenti aprendo la riunione, affiancato dal vicepremier Luigi Di Maio, dai ministri Giovanni Tria (Economia), Paolo Savona (Affari Europei), Giulia Bongiorno (Pa) e Barbara Lezzi (Sud) e dai sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Stefano Buffagni. A tirare le fila è stato lo stesso presidente del Consiglio che, al termine del confronto, ha parlato di «una disponibilità veramente grande» e della sensazione «che l’Italia può fare sistema». Ne è derivato, chiarisce il premier, «per il prossimo quinquennio 15 miliardi che possono arrivare a 20 miliardi nel caso in cui riuscissimo a realizzare, come siamo determinati a fare, la semplificazione burocratica e le riforme strutturali che abbiamo anticipato». Il premier ha quindi ricordato ai manager i dettagli della manovra. «Per quanto riguarda i numeri, abbiamo esplicitato che stiamo parlando di 20,7 miliardi per il prossimo triennio, parlo di quelli che abbiamo stanziato con questa legge che andiamo adesso ad approvare e poi stiamo parlando anche di quelli che erano stati precedentemente stanziati. Abbiamo anche spiegato le nostre riforme strutturali, volevamo un’interlocuzione da parte di loro che sono operatori economici privilegiati, volevamo un primo riscontro, se stiamo muovendoci bene». Al ministro dell’Economia, Giovanni?Tria, è quindi toccato rimarcare che il rilancio degli investimenti per accelerare la crescita «è un pilastro» della manovra che prevede 15 miliardi di fondi aggiuntivi nel triennio e 30 miliardi dal 2022 al 2033. Il Mef ha iniziato a lavorare già da luglio, incontrando le imprese per capire come valorizzare al massimo i loro investimenti e stimolarne di ulteriori con l’obiettivo di determinare uno shock positivo dell’economia. L’impegno, ha rammentato il titolare dell’Economia, è intervenire sugli aspetti regolatori e autorizzativi, «in modo concreto e operativo, su un piano micro piuttosto che macro». Le riforme che ha in mente il Governo in questa chiave riguardano la semplificazione del Codice Appalti e burocratica, la riforma del Codice civile fermo al 1942, un Fisco riformato e “amico delle imprese”, un’agenzia indipendente per aiutare nella progettualità e favorire la spesa dei fondi disponibili. Tutti tasselli che,se sbloccati, consentirebbero di spingere sul pedale della crescita. Secondo alcune stime, citate dall’esecutivo, semplificazione e sburocratizzazione potrebbero far lievitare il Pil di 0,4-0,6 punti percentuali, secondo altre addirittura di un punto. La parola è poi passata ai top manager presenti. Attorno allo stesso tavolo c’era il gotha dell’industria italiana, a cominciare dai vertici di Cdp: Fabrizio Palermo (Cassa), Francesco Starace (Enel), Giuseppe Bono (Fincantieri), Alessandro Profumo (Leonardo), Paolo Gallo (Italgas), Luigi Ferraris (Terna), Marco Alverà (Snam), Matteo Del Fante (Poste), Gianfranco Battisti (Ferrovie), Stefano?Cao (Saipem), Elisabetta Ripa (Open?Fiber) e, in rappresentanza di Giuseppe Zampini (Ansaldo Energia), all’estero per impegni lavorativi, Gianni Pontecorvo, senior advisor del ceo per l’internazionalizzazione e i rapporti con i ministeri, mentre Claudio Descalzi, ad di Eni, è stato ricevuto in anticipo a causa di impegni pregressi. Palermo ha così messo in fila il piano di investimenti delle partecipate di Cassa (Fincantieri, Snam, Terna, Italgas e Ansaldo Energia), pronte a mettere in pista, dal 2019 al 2023, fino a 22 miliardi che potrebbero arrivare a 35 miliardi grazie al piano di riforme strutturali promesso dall’esecutivo. In particolare, ha spiegato l’ad di Cdp, 5,3 miliardi sarebbero rappresentati da investimenti addizionali già pianificati ma in stand-by che potrebbero arrivare se fossero sbloccati iter normativi, autorizzativi e regolatori, mentre altri 7,5 miliardi sono nuove progettualità che potrebbero essere messe in campo laddove arrivassero le riforme. Dopo l’illustrazione generale di Palermo, sono stati i numeri uno delle singole aziende a dettagliare i singoli sforzi previsti nei prossimi anni (si veda anche articolo a lato). A tenere banco, poi, anche il tema degli effetti di eventuali riforme occupazionali, a cominciare dalla possibile revisione della Fornero.?Buona parte dei manager presenti non avrebbe fornito numeri puntuali, ma avrebbe espresso un giudizio positivo sull’eventuale impatto. «Ben vengano iniziative che consentano l’assunzione di nuovi giovani», avrebbe detto l’ad di Cdp, Fabrizio?Palermo, limitandosi a una valutazione di carattere generale senza entrare nello specifico. A chiudere il cerchio, è stato però il vice premier Di Maio al termine della cabina di regia. «Dall’incontro con le partecipate viene fuori che con la riforma quota 100 ci sarà più di un’assunzione per ogni pensionato e molte aziende stabilizzeranno poi i dipendenti grazie al decreto dignità».