News

ARCHIVIO NEWS

Torna all'elenco
22/05/2020 00.00 - Utilitalia
Rifiuti: Utilitalia a Commissione Ambiente Camera, prioritari semplificazione e tracciabilità
Gestori siano coinvolti in accordi tra Comuni e Sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore. Definire norme discariche, su verde pubblico evitare infrazione Ue. Obiettivi chiari Programma nazionale
 
Roma, 20 maggio 2020 – Classificazione dei rifiuti, discariche, responsabilità estesa del produttore, semplificazioni, tracciabilità e gestione dei residui del verde pubblico. Questi i temi principali toccati da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia) nel corso della sua audizione, oggi in commissione Ambiente alla Camera, dedicata al recepimento del pacchetto di misure Ue sull’economia circolare.
 
Sulla responsabilità estesa del produttore è necessario il coinvolgimento dei gestori dei rifiuti urbani nella definizione e sottoscrizione degli accordi, come per esempio quello vigente tra l’Anci e il Conai. Dal momento che gli accordi servono per definire le modalità e i corrispettivi della raccolta ed il trattamento dei rifiuti differenziati, il coinvolgimento degli operatori impegnati nella gestione industriale in ambiti territoriali anche molto ampi è garanzia di corretta e trasparente rappresentazione dei costi effettivi.
 
Inoltre, così come previsto dalle Direttive europee i Sistemi di Responsabilità Estesa dei Produttori devono tendere a coprire al 100% i costi della raccolta, del trattamento e della attività di comunicazione. In questo senso, per esempio, per la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, e di pile e accumulatori, bisogna superare il concetto di premio di efficienza e introdurre quello di corrispettivo a copertura integrale dei costi sostenuti.  Accantonata la negativa e, per le aziende, molto onerosa esperienza del Sistri, a proposito di tracciabilità, che per le aziende associate ad Utilitalia rappresenta un importante strumento di contrasto all’illegalità ed alla concorrenza sleale di operatori opachi, si ritiene indispensabile intraprendere un percorso di condivisione con gli operatori per individuare i sistemi più efficaci e applicabili fin da subito per tutti i soggetti coinvolti nella filiera (ad esempio, impianti, trasporti e raccolta). Ma l’aver opportunamente cancellato il Sistri ha portato via anche importanti semplificazioni di buon senso che salvaguardavano l’operatività e l’efficienza di un servizio pubblico che negli ultimi anni si è radicalmente trasformato; è per questo che si potrebbero reintrodurre alcune norme, come per esempio l’esclusione dall’obbligo di formulario per il trasporto effettuato dal produttore verso i centri di raccolta.
 
Sul verde pubblico, viene avanzata la richiesta di eliminare dalle esclusioni dall’ambito di applicazione della disciplina sui rifiuti il riferimento a sfalci e potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico dei comuni; quest’esclusione di sfalci e potature dalla disciplina dei rifiuti è in contrasto con la norma europea e ha causato già nel 2017 l’avvio di una procedura Ue a carico dell’Italia. Per questo è necessario utilizzare il recepimento della direttiva per sanare questo disallineamento ed evitare l’avvio di una procedura d’infrazione. In particolare, secondo Utilitalia, è necessario reintrodurre tra i rifiuti classificati come speciali quelli derivanti dal trattamento degli urbani, dal momento che fino ad oggi gestire come speciali i rifiuti derivanti dal trattamento degli urbani ha permesso per esempio alle scorie da incenerimento di essere in gran parte avviate a recupero in impianti tecnologicamente avanzati, non sempre presenti nel territorio di produzione del rifiuto stesso; così come molti impianti di trattamento meccanico biologico si sono dotati di tecnologie avanzate capaci di produrre un combustibile solido secondario con destinazioni come i cementifici che verrebbero meno. E infine le regioni prive di impianti finali si troverebbero a dover gestire nuove emergenze.
 
La pianificazione a livello nazionale è un risultato molto importante che Utilitalia propone e persegue da molto tempo: per questo riteniamo che il programma dovrebbe includere obiettivi chiari da raggiungere e prevedere, tra le altre cose, l’individuazione degli impianti necessari per soddisfare il fabbisogno residuo di trattamento, oltre che una “solida pianificazione degli investimenti” necessari, in modo coordinato rispetto alle pianificazioni regionali e responsabilizzando le stesse regioni sugli obiettivi indicati. Utilitalia ritiene altresì che la pianificazione nazionale non si deve occupare dei modelli di raccolta, perché “non esiste un modello migliore” in generale ma ogni modello va adeguato alle specifiche caratteristiche del territorio in cui si opera, fermo restando il rispetto degli obiettivi di differenziata e riciclo già stabiliti.
 
Sulla norma relativa alla gestione post-operativa delle discariche - in cui si afferma che “l’ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l’ambiente” - l’assenza di criteri oggettivi per stabilire quando i rischi possono considerarsi cessati, determina una forte discrezionalità dell’ente competente e prassi diverse sul territorio. Per esempio, il criterio proposto sul percolato (e cioè che “l’effetto inquinante del percolato si può ritenere esaurito se, dopo quattro prelevamenti effettuati nell'arco di un anno solare, i valori registrati rientreranno nei limiti fissati per lo scarico sul suolo di acque reflue”) è di fatto irraggiungibile e comporta che le discariche potrebbero non uscire mai dalla gestione post-operativa, restando a carico del gestore con una chiara insostenibilità economica; sarebbe per questo più opportuna, fermo restando il principio di tutela dell’ambiente, un’analisi di rischio specifica sul sito. Mentre per l’altro aspetto relativo alle discariche, quello sul divieto di smaltimento dei rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero, la formulazione è troppo vaga. Si potrebbe così riprendere quanto previsto dalla direttiva europea sui criteri di ammissibilità, e cioè che la caratterizzazione dei rifiuti spetta al produttore e la verifica al gestore della discarica.