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05/02/2020 00.00 - Utilitalia
TARI, indietro tutta
A. Spaziani (www.public-utilities.it 4/2/2020)
Le relazioni dei Procuratori di Roma e Milano all’apertura dell’anno giudiziario 2020 intervengono con parole pesanti sul settore dei rifiuti: dalla illegalità del sistema di gestione nella Capitale alla conferma della penetrazione della criminalità nella fase finale dello smaltimento, non solo nel sud Italia. Denunce che si aggiungono a quelle richiamate nella relazione 2019 al Parlamento dal Procuratore antimafia che evidenzia i danni della mancanza di impianti nella fase di smaltimento finale.
Un quadro sconsolante che meriterebbe da parte delle istituzioni nazionali e locali una riflessione profonda per non rendere vuote le parole che ogni giorno vengono spese sulla tutela dell’ambiente, sulla necessità di sviluppare una vera economia circolare, per una maggiore responsabilità dal produttore al consumatore nel settore dei rifiuti
Si devono invece registrare segnali contrari, da ultimo il tentativo di porre, in sede di conversione in legge del c.d. decreto milleproroghe, un serio ostacolo all’avvio dell’operazione di trasparenza e di certificazione dei costi collegati al ciclo dei rifiuti urbani – che dovrebbero essere coperti dalla TARI – avviata dall’Autorità indipendente ARERA, a cui forse può essere addebitato un iniziale ritardo. Si vuole rinviare tutto al 2021, ma c’è sempre la speranza di ulteriori proroghe, mentre alcune istituzioni da anni dormienti si candidano a dare indirizzi e criteri alla stessa Autorità, per marcare il proprio terreno.
Niente di nuovo, basta scorrere la storia dell’avvio della regolazione indipendente nel settore idrico e dei trasporti, dicembre 2011, per vedere quanto è costata al Paese la politica dei rinvii. Il settore idrico ha atteso più di un decennio, ossia da quando la prima proposta di fine anni ‘90 fu censurata, limitando la regolazione indipendente del modello di cui alla L.481/97 solo al settore energetico. Si preferì costituire Comitati che nel tempo dimostrarono la loro scarsa possibilità di agire, contrastati dalle burocrazie ministeriali e dai frequenti cicli elettorali. Nel frattempo l’Italia collezionava procedure di infrazione comunitarie per mancanza di infrastrutture di fognatura e depurazione e, solo negli ultimi anni, finalmente il ciclo degli investimenti è aumentato, proprio grazie ad una regolazione indipendente stabile e responsabilizzante .
Interessante quanto accaduto nel settore dei trasporti, dove per la costituzione dell’Autorità Regolazione (ART) si è arrivati alla fine del 2011 , un anno caratterizzato da una grave crisi economica e finanziaria che ha richiesto pesanti interventi sulla finanza pubblica. Ma nonostante il ritardo, si trovò il modo di sterilizzare la regolazione in segmenti strategici, come quello autostradale, per poi fare una veloce retromarcia solo dopo i gravi fatti del ponte Morandi. Non c’era bisogno di grandi esperti per evidenziare mancanza di trasparenza e controlli, né per capire a chi conveniva il rimbalzo delle competenze verso un ministero disastrato.
Si può certo affermare che la cattiva gestione di questi settori non discende solo dalla mancanza della regolazione, ma tale mancanza sicuramente ha contribuito ad aggravare la situazione ed a rendere tutti meno responsabili. L’allocazione delle funzioni pubbliche alle stesse imprese concessionarie ne è una chiara evidenza.
L’esperienza del settore idrico ha anche fatto emergere un modello virtuoso che vede coinvolte sia le istituzioni locali che l’Autorità nazionale, superando anche una criticità derivante dalla ripartizione di competenze tra stato centrale ed enti territoriali preposti alla programmazione. Un modello, molto apprezzato a livello europeo, che sarebbe utile replicare anche nel settore dei rifiuti, ma forse è proprio questo all’origine del tentativo di far fallire la riforma.
Nei giorni scorsi esponenti del governo hanno parlato di una ripartenza, dalla necessità di investire subito nelle infrastrutture alla corretta declinazione nei diversi settori dell’economia circolare, particolarmente importante in un Paese con scarse materie prime. Il settore dei rifiuti è un vero banco di prova per tutti, importante abrogare la parola rinvio.