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07/02/2019 20.02 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Decreto semplificazioni, sui rifiuti torna «l'obolo» per la tracciabilità

Il Governo incassa a Montecitorio la sua nona fiducia (sei alla Camera e tre al Senato) con 310 sì, un astenuto e 245 no, su quello che a metà dicembre era stato approvato a Palazzo Chigi come “decreto semplificazioni” ed è stato trasformato dallo stesso esecutivo e dalla maggioranza in un decreto omnibus. Un provvedimento d’urgenza ampiamente modificato dal Senato e “burocraticamente” ratificato dalla Camera, chiamata oggi ad approvare definitivamente il decreto legge in scadenza il 12 febbraio. E i numeri certificano la trasformazione del Dl: il testo entrato a Palazzo Madama era di soli 12 articoli e ne è uscito con 28, dopo, peraltro, un’ampia cura dimagrante imposta di fatto dal capo dello Stato. Dai 39 commi iniziali si è passati a 152 complessivi che spaziano dalle semplificazione in materia di impresa e lavoro al sovraffollamento delle strutture carcerarie, o alla carenza di medici di medicina generale e di dirigenti scolastici, nonché alla digitalizzazione della Pa. A questi macrotemi se ne sono aggiunti altri, dal cosiddetto blocca-trivelle fortemente voluto dal M5S alla regionalizzazione delle concessioni idroelettriche, chiesta in contropartita dalla Lega. Ma c’è anche lo stop alla “tassa sulla bontà” con il ritorno dell’Ires al 12% per gli enti no profit, la riapertura della rottamazione per tutti i debitori che non avevano pagato le rate del 2018 (si vedano l’articolo nella pagina seguente) o ancora la stretta sugli Ncc (noleggio con conducente) con il decreto legge ad hoc imbarcato nelle “semplificazioni”. Stessa sorte toccata al Dl sul rinnovo dei consigli degli ordini forensi. C’è poi da registrare il caso del Sistri (Sistema di tracciabilità dei rifiuti), con le perplessità sollevate dalle piccole imprese per il ritorno del contributo obbligatorio. Dopo l’abolizione contenuta nel testo originario del Dl con decorrenza 1° gennaio 2019, il Senato ha previsto l’introduzione dal 2020 di un nuovo sistema a pagamento per le imprese: un registro nazionale per la tracciabilità dei rifiuti gestito direttamente dal ministero dell’Ambiente. Le regole di funzionamento e di iscrizione dei soggetti obbligati al nuovo registro saranno fissate dallo stesso ministero che determinerà anche l’importo dei contributi annuali e dei diritti di segreteria dovuti dalle imprese per garantire la totale copertura dei costi di funzionamento del sistema. Anche le Zes, le zone economiche speciali, potranno contare sullo snellimento della burocrazia e sulla possibilità di istituire zone franche doganali intercluse. Sono entrati nel decreto anche l’etichettettura obbligatoria che indica l’origine per i prodotti alimentari e un nuovo sistema informatico agricolo nazionale. Spazio alla nuova normativa sulle definizioni delle tecnologie basate su registri distribuiti (la blockchain) e gli smart contract. Le linee guida dell’Agenzia per l’Italia digitale dovranno far sì che la memorizzazione di un documento informatico attraverso l’utilizzo di tecnologie basate su registri distribuiti produca gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica. Nascerà una Spa del Tesoro per gestire i pagamenti elettronici verso la Pa. E nel 2020 ci sarà il passaggio delle funzioni ora svolte dal Commissario straordinario per il digitale al presidente del Consiglio o ad un ministro delegato. Arriva un freno alle aste immobiliari. Il Dl introduce il diritto di tutti i debitori (e dei familiari conviventi) a continuare ad abitare l’immobile sino al decreto di trasferimento che conclude l’espropriazione forzata del bene pignorato. Possibilità questa vincolata all’obbligo del debitore di conservare la casa tutelandone l’integrità, di abitare l’immobile personalmente e di consentire la visita del bene da parte di potenziali acquirenti. Tra le misure confermate nell’iter parlamentare va ricordata la proroga al 30 giugno della restituzione del prestito ponte da 900 milioni per Alitalia e gli interventi di garanzia in favore delle Pmi che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti e sono titolari di crediti certificati nei confronti della Pa.