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08/03/2018 16.03 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Società pubbliche, controllo congiunto obbligatorio anche se non ci sono patti parasociali

Nuovo richiamo della Corte dei conti all’esigenza che nelle società pubbliche a compagine plurima gli enti soci si adoperino per esercitare il controllo in forma congiunta mediante «comportamenti concludenti», anche a prescindere dall’esistenza di patti parasociali o di un coordinamento in qualche modo formalizzato.Con la delibera n. 36/2018 la sezione Emilia Romagna della Corte dei Conti torna sul tema del controllo congiunto sulle società a partecipazione pubblica, affermando che l’ente titolare di una quota minoritaria (e privo, in quanto tale, del potere di esercitare un’influenza dominante nell'assemblea dei soci) non può ritenersi esonerato dal dovere di assumere le iniziative del caso per raccordarsi gli altri soci pubblici allo scopo di rendere coerente la situazione giuridica formale con quella sostanziale, valorizzando così la prevalente partecipazione pubblica in essere. L’orientamento della struttura di controllo del Mef L’intervento della magistratura contabile si allinea alle indicazioni del primo orientamento della struttura di controllo del Mef emesso il 15 febbraio scorso,?che ha evidenziato la necessità di considerare come società a controllo pubblico – e soggette quindi agli adempimenti e obblighi previsti dal testo unico – tutte le società con una partecipazione maggioritaria di enti pubblici, a prescindere da un’intesa formalizzata che consenta loro l'esercizio di un reale ed effettivo governo dell'organismo societario.Da ciò consegue che tra gli obblighi del socio pubblico rientrano non solo le funzioni di indirizzo e controllo sulla gestione societaria, ma anche il compito di garantire un effettivo processo decisionale sulle strategie da delinearsi nell’assemblea dei soci, in vista di una reale efficienza gestionale e di una adeguata remunerazione del capitale investito.Con la delibera 36/2018 la Sezione si pronuncia sul processo di razionalizzazione intrapreso da una Camera di commercio in rapporto a una pletora di partecipazioni societarie e censura senza riserve il giudizio dell’ente in ordine alla ravvisata insussistenza del controllo pubblico nei confronti di alcune società in cui la Camera è titolare di una quota di minoranza correlata all'inesistenza di vincoli contrattuali o statutari con altri soci pubblici, e dove questi, nel loro insieme, concorrono a detenere la maggioranza azionaria.Più volte nel parere si osserva che «il controllo da parte di pubbliche amministrazioni, complessivamente maggioritarie nel capitale può sussistere per effetto di comportamenti concludenti, a prescindere dall’esistenza di un coordinamento formalizzato».In base a questo assunto i giudici ribadiscono la necessità che la camera di commercii si attivi presso gli altri soci pubblici per le indicate finalità di coordinamento, rilevando che eventuali divergenze tra soci non costituiscono un legittimo impedimento all’esigenza di una fattiva cooperazione istituzionale volta al governo societario. Valenza solo accademica? È il caso di rilevare che il fatto di qualificare una società «a controllo pubblico» non ha una valenza meramente accademica, ma implica conseguenze pratiche di notevole rilievo, ossia assoggettare la società in parola agli obblighi e adempimenti del Dlgs 175/2016, tra cui, per fare qualche esempio, l’obbligo di adeguamento statutario, il contenimento delle spese, tra cui quelle relative al personale, nonché l’onere a carico della società di predisporre programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale.A corollario di questa accezione si registrano ulteriori conseguenze sul piano delle partecipazioni indirette, che, secondo la definizione recata dal testo unico, sono quelle detenute «da un’amministrazione pubblica per il tramite di una società o di altri organismi soggetti a controllo da parte della medesima amministrazione pubblica» (articolo 2, comma 1, lettera g) del Dlgs 175/2016).Il parere, infatti, richiama l’esigenza di includere nella razionalizzazione anche le partecipazioni indirette possedute tramite società o enti controllati congiuntamente, con tutte le implicazioni che ciò comporta ai fini dell’istruttoria, degli adempimenti e delle responsabilità che gravano a carico del socio pubblico.