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10/05/2019 16.50 - quotidiano energia
End of waste, “ora procedere con celerità”

Attualmente l’Italia non primeggia nella classifica degli Stati europei per approvazione di decreti “end of waste” (EoW). La più avanzata è la Francia (9, escludendo i 15 dell’UK), seguita da Austria (5), Estonia (4) e Portogallo (3). Poi ci sono il nostro Paese, la Germania, i Paesi Bassi, l’Irlanda e il Belgio (2). Infine Slovenia, Slovacchia e Lituania (1), mentre le altre nazioni sono ancora ferme.

Per questo motivo il Laboratorio Spl di Ref ricerche ritiene che si debba “procedere con celerità” e in uno studio (n. 118, collana rifiuti) sottolinea come servano “filiere tracciabili e trasparenti, sistemi di controllo moderni ed efficaci al servizio dell’economia circolare e regole chiare. Occorre disciplinare i processi di EoW con un calendario preciso e tassativo da rispettare”, con “gli input per l’avvio dei decreti per le singole filiere che potrebbero provenire dalle singole Regioni”.

Nel documento si ricorda che, per sbloccare l’impasse generato dalle sentenze del Consiglio di Stato (n. 1229 del 28 febbraio 2018) e della Corte di Giustizia UE (C-60/18 del 28 marzo 2019), il ministero dell’Ambiente ha immaginato come “alternativa percorribile” quella di “rigenerare il DM 5 febbraio 1998 che disciplina le autorizzazioni al recupero in forma semplificata (per rifiuti non pericolosi, che sono la stragrande maggioranza) grazie a opportuni provvedimenti normativi del dicastero destinati ad aggiornare i criteri previsti soprattutto nell’Allegato 1 (sulle norme tecniche) e nell’Allegato 4 (sui quantitativi massimi di rifiuti autorizzati a questa procedura)”.

Più in generale, secondo Ref, in attesa di provvedimenti centrali da parte dell’Ue (che al momento ha approvato tre regolamenti in materia), “il legislatore nazionale dovrebbe muoversi con maggiore convinzione e celerità, procedendo anche a uno snellimento degli iter burocratici e dotandosi di un organo tecnico preposto solo a questo compito, con un calendario da rispettare. Sotto questo aspetto servirebbero forbici temporali brevi e tassative”.

Dunque, “appare necessaria una modifica dell’art. 184 ter” del testo unico ambientale “volta, in linea con il prossimo recepimento del Pacchetto UE sull'economia circolare, ad attribuire espressamente alle Autorità competenti il potere di individuare le specifiche EoW caso per caso in sede di rilascio di autorizzazioni ordinarie. Tale potere potrebbe essere temperato da una previsione di conformità a criteri generali ministeriali analoghi a quelli adottati per i sottoprodotti, fatta salva l’efficacia delle autorizzazioni esistenti rilasciate ai sensi dell’art. 184 ter, comma 3, D.lgs. 152/2006”.

Venendo a specifiche filiere, “appare difficile comprendere come l’Italia non stia ancora pensando di immettere sui binari dell’EoW anche i rifiuti organici, posto che sono circa il 40% degli urbani prodotti ogni anno (per un totale di 6,6 milioni di tonnellate raccolte nel 2016 in maniera differenziata, fonte Ispra 2018) e il cui conferimento tal quale in discarica è oramai vietato dall’UE”.

Inoltre, “uno dei processi di recupero che richiede una regolamentazione urgente dei criteri sulla cessazione della qualifica di rifiuto è quello finalizzato alla produzione e immissione in rete del biometano”. Nell’ambito dell’analisi rientra anche il caso della Città metropolitana di Milano che “ha anticipato la legislazione nazionale e preannunciato autorizzazioni all’avvio degli impianti di produzione di biometano”.

Si tratta di aspetti di interesse se si considera che oggi l’Italia è un importatore netto di rifiuti destinati al recupero per circa 3,4 milioni di tonnellate, “grazie alla forte domanda dell’industria siderurgica, metallurgica e del legno”