News

ARCHIVIO NEWS

Torna all'elenco
09/01/2019 20.01 - Quotidiano Enti Locali e Pa
«Ok al concordato preventivo, ora Atac riparte dall'utile 2018»

Si è concluso ieri il voto dei creditori di Atac, azienda del trasporto pubblico di Roma, sulla proposta di concordato preventivo. «Dalle informazioni in nostro possesso - dice il presidente e DG di Atac, Paolo Simioni - l’Assemblea dei creditori ha approvato ad ampia maggioranza la nostra manovra concordataria. Sono sempre stato fiducioso ed avevo ragione». Passa così l’operazione destinata a ripulire il bilancio della società di 1,4 miliardi di debiti (di cui 516,8 milioni con il socio unico Roma Capitale, che nel piano sarà postergato, cioè rimborsato dopo tutti gli altri creditori). «Ero certo - dice Simioni - della solidità del Piano presentato a gennaio 2018, riconosciuta via via da tutti gli organi della Procedura. La mia valutazione è che Atac che è finalmente riuscita a riacquistare la fiducia di creditori e fornitori, e oggi, insieme ai 12mila dipendenti e 2.150 creditori/fornitori, può guardare con fiducia al futuro». Cosa dice a quei fornitori che hanno votato contro il piano, convinti di non rientrare del proprio debito? I voti contrari sono molto limitati, mi risultano una decina su 2.150 aventi diritto. Dico che hanno sbagliato, ma per loro fortuna la stragrande maggioranza si è espressa in modo diverso. La proposta di pagamento del debito è fondata su ipotesi realistiche, si sviluppa in maniera sostenibile e coerente. Ma come sempre sono i risultati concreti ad offrire la migliore garanzia circa la reale tenuta dei titoli SFP e per questo basta dare un’occhiata ai risultati dell’azienda nel 2018, primo anno del Piano. Atac è salva dopo la ripulitura di un debito da 1,4 miliardi? Atac oggi è salva, possiamo dirlo. L’azienda ha dovuto attraversare un tunnel troppo lungo, per potersi compiacere del risultato raggiunto. Il lavoro verso la normalità è iniziato, ha dato i risultati sperati, ma richiede ancora tempo. Soltanto con un profondo cambio di mentalità si otterranno i frutti di lungo periodo. Si è mai sentito solo in questa lunga traversata per salvare Atac, anhce rispetto all’azionista? La relazione dei commissari giudiziali usa parole pesanti sul ruolo di Roma Capitale nello sfascio di Atac. Oggi non voglio pensare al passato, abbiamo raggiunto un risultato eccezionale, quel che importa è il presente, ma soprattutto il futuro. Ho sempre sentito l’appoggio della sindaca Raggi. Sembra lontanissimo il settembre 2017 quando i fornitori non rispondevano al telefono e non si riuscivano a pagare gli stipendi. Nella relazione dei commissari giudiziali le viene proposto di avviare azioni di responsabilità verso precedenti amministratori. Cosa farà? Come avviene nelle procedure di concordato, fin dal deposito del Piano viene richiesta la valutazione delle condotte potenzialmente rilevanti ai fini delle azioni di responsabilità, cui si sono affiancate ulteriori profili individuati dai Commissari nella loro relazione ex art. 172. Una volta ultimata la fase istruttoria, sottoporrò il tutto alla determinazione del socio unico Roma Capitale. Abbiamo già iniziato, nelle more, a inoltrare ai soggetti individuati formale contestazione a fini interruttivi della prescrizione. Con il voto dei creditori si è concluso un percorso, ora deve andare avanti quello del risanamento delineato dal piano industriale. A che punto siamo? Il consuntivo 2018 rispetta le previsioni del piano? Abbiamo dimostrato che il Piano è realistico, raggiungibile, che l’azienda sa pianificare e fare ciò che ha programmato. Il preconsuntivo 2018 presenta un Mol di oltre 70 milioni di euro, sopra le attese e tale da coprire, già nel primo anno di piano, gli ammortamenti, avviandoci verso il primo risultato utile nella storia di Atac. I punti decisivi del piano per trasformare a fondo la società sono gli investimenti in nuovi autobus, che però presentano ritardi sulle previsioni. Questo pregiudica il piano? Come da Piano, nel 2019 è previsto il progressivo inserimento di 227 nuovi bus, che accompagneremo con il noleggio di un centinaio di altri mezzi e il ripristino di minibus elettrici in revamping. A fine anno circoleranno 350 mezzi nuovi rispetto agli attuali, il 20% della flotta circolante. Altrettanti ne arriveranno tra 2020 e 2021. Quali azioni, più in generale, consentono il risanamento? Stiamo lavorando su altre leve gestionali con decise soddisfazioni: dalla dematerializzazione del biglietto alla nuova app commerciale, passando per l’aggiornamento di mille parcometri oggi diventati veri e propri punti vendita. Concludiamo il 2018 con ricavi commerciali superiori del 2,5% rispetto al 2017. Abbiamo poi riportato metropolitane e ferrovie ai livelli ottimali di servizio, compatibilmente con le infrastrutture disponibili. Abbiamo ridotto il numero dei dirigenti (-25%) e quello dei dipendenti inidonei (-33%) riallocandoli su ruoli operativi. I nostri dipendenti, da un anno, lavorano 2 ore in più alla settimana, a parità di costo, limitando le ore a straordinario: siamo riusciti a ridurre il costo del lavoro, aumentando le performance, questa è produttività. Sulla lotta all’evasione, abbiamo aumentato del 40% il personale di verifica (da 160 a 230 nel 2018), con l’incremento del 15% delle sanzioni elevate e 35% degli incassi. Direi che ci sono tutti gli elementi perché l’intero Piano vada a buon fine, assorbendo anche i limitati e fisiologici scostamenti di un percorso così complesso. Il piano va avanti se Atac perde nel 2021 il servizio di Tpl a Roma? In questo caso il pagamento degli SFP sarebbe immediato da parte del subentrante, i creditori riceverebbero il 100% del loro credito al 2022. Questa è la forza del nostro piano che, oltre a essere lineare, con l’emissione dei titoli garantisce capacità di adattamento ai diversi scenari alternativi all’in house, nell’esclusivo interesse del ceto creditorio. Dai social sono partite critiche feroci quando un vostro post su FB ha giustificato gli autisti che saltano una fermata. È il segno che l'insoddisfazione è ancora alta? È stata una risposta ingiustificabile. È il segno che il lavoro da fare sul capitale umano è ancora importante.