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05/07/2018 16.07 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Rischio dissesto per il Comune che ripiana la partecipata inattiva e affida irregolarmente il servizio

Con la deliberazione n. 87/2018, la Corte dei conti, sezione di controllo per la Puglia, ricorda che tra le irregolarità suscettibili di pregiudicare gli equilibri economico-finanziari del Comune rientrano le possibili criticità nell'ambito dei rapporti con le partecipate. Tra queste, il ritardo nella conciliazione delle partite debito/credito, la presenza di una società inattiva che genera perdite tali da azzerare il capitale sociale e l'affidamento protratto della gestione del servizio rifiuti a una società mista irregolarmente costituita.Al quadro già critico vanno aggiunte numerose altre irregolarità nella gestione finanziaria – tra cui un notevole importo di debiti fuori bilancio – che impongono il richiamo all'ente locale di adottare entro il termine di 60 giorni le misure correttive idonee a superare definitivamente le criticità rilevate. Tutti i rilievi fatti al Comune Un Comune era finito sotto la lente della sezione Puglia in fase di esame della relazione dell'organo di revisione (articolo 1, comma 166, della legge 266/2005) con riferimento al rendiconto 2015. Dalla documentazione al vaglio dei giudici era emerso in primo luogo un ritardo nella riconciliazione dei rapporti debito/credito con gli organismi partecipati. Il completo allineamento è avvenuto soltanto nel 2016. A fronte delle deboli giustificazioni addotte dal Comune, il collegio ha ribadito che questo ritardo costituisce di per sé una violazione delle norme a garanzia di una sana gestione finanziaria.La pronuncia si occupa poi della partecipazione minoritaria che il Comune detiene in una società interamente pubblica a controllo congiunto. La società costituita nel 2014 per l'affidamento in house della gestione unitaria dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti, a distanza di 4 anni non è mai divenuta operativa. L'inattività ha generato perdite strutturali portando il capitale sociale al di sotto del minimo legale (articolo 2447 del codice civile).Secondo il Comune le ragioni dell'inattività sono riconducibili alla «mancata attuazione, ad opera degli organi societari, delle complesse e articolate procedure per l'acquisizione della necessaria dotazione organica nonché dei mezzi, attrezzature e quant'altro indispensabile all'ottenimento della iscrizione all'albo nazionale dei gestori ambientali, e dunque dell'autorizzazione a operare nell'ambito del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani ed assimilati».A ciò si aggiunge che le complesse relazioni tra i soci, la nuova società e i gestori del servizio rifiuti sul territorio hanno reso ingovernabile la fase di avvio dell'attività. Si è così creata una situazione di stallo che ha indotto la compagine sociale pubblica inizialmente a ripianare le perdite per poi mettere in liquidazione la società nel 2017.Il Comune, durante il periodo d'inattività della società, ha garantito il servizio rifiuti avvalendosi di un ente misto, controllato insieme a un socio privato individuato senza gara a doppio oggetto.La ricapitalizzazione della società era stata effettuata nonostante ci fossero state perdite di bilancio nei tre esercizi precedenti, dunque, in aperta violazione del divieto prescritto dall'articolo 6, comma 19, del Dl 78/2010 convertito dalla legge 122/2010, poi trasfuso nell'articolo 14, comma 5, del Dlgs 175/2016.Oltretutto, negli atti del Comune che ha deliberato e sottoscritto l'aumento di capitale non c’è traccia di un'analisi sulle cause del fallimento del progetto di attuare il servizio integrato, analisi che sarebbe stata necessaria per dare impulso alla società a controllo pubblico congiunto. La decisione Come c'era da aspettarsi, la sezione censura su tutti i fronti l'operato del Comune, disapprovando in particolare la decisione di protrarre la situazione di irregolarità nella gestione del servizio pubblico, nonostante il quadro normativo e giurisprudenziale gli imponesse già da tempo la selezione del socio privato con una gara a doppio oggetto, tenendo conto sia della capacità finanziaria dell'offerente, sia del servizio da svolgere.La censura dei giudici non risparmia, naturalmente, la decisione illegittima di ricapitalizzare la società inattiva e in perdita strutturale, posto che l'ente avrebbe dovuto evitare il trasferimento di risorse e deliberare piuttosto il suo scioglimento.Una simile decisione diventa una scelta obbligata in presenza di una società in liquidazione, come ha osservato la sezione Lombardia con la delibera n. 313/2013, «l'avvenuta deliberazione dello stato di liquidazione è indicativa della volontà di far cessare il ciclo di reddito di un'azienda, per la constatata strutturale incapacità di generare cash flow o comunque per mera volontà dei soci», con l'effetto che in tale stato «la società sussiste solo per garantire la continuità giuridica dei rapporti, essendo stati dismessi (o essendo in fase di dismissione) mezzi e risorse, umani e strumentali».