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05/03/2018 16.03 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Anche nelle partecipate nulli i contratti di lavoro che violano le leggi sul personale

I contratti di lavoro stipulati da una società partecipata in violazione della legge sono nulli, fermo restando il diritto alla retribuzione del lavoratore, in base all’articolo 2126 del codice civile. Secondo la pronuncia della Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - n. 4358/2018 ,l’articolo 19, comma 4, del Dlgs 175/2016 (testo unico sulle società a partecipazione pubblica) non ha portata innovativa, ma si limita a rendere esplicita una conseguenza già desumibile dai principi generali dell’ordinamento giuridico in tema di nullità virtuali.Sulla base di questo assunto la Suprema Corte conferma la sentenza della Corte di Appello di Cagliari la quale, capovolgendo l’esito della decisione di primo grado, respinge il ricorso proposto dal dipendente di una società pubblica che aveva chiesto al giudice la dichiarazione di nullità del termine apposto a un contratto di lavoro a tempo determinato, nonché la conseguente condanna della società alla riammissione del lavoratore in organico e al risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni maturate con decorrenza dalla cessazione del rapporto. La motivazione È ben vero, sostengono i giudici del riesame, che il datore di lavoro si è avvalso del contratto di lavoro a termine in dispregio dei presupposti che ne legittimano l'impiego, ma ciò non basta per giustificare la riammissione del dipendente nei ruoli della società, stante la specifica disciplina in vigore per le assunzioni di personale nelle partecipate.Si osserva che il contratto di lavoro oggetto della sentenza fu stipulato nel 2010, cioé quando l’articolo 18 del Dl 112/2008 (convertito in legge 133/2008) obbligava le società a totale partecipazione pubblica ad adottare metodi di reclutamento del personale nel rispetto dei principi dettati dall’articolo 35, comma 3, del Dlgs 165/2001 (testo unico sul pubblico impiego).Il comma 2 dello steso articolo 18 imponeva alle «altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo» di adottare «con propri provvedimenti criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità».Il susseguente comma 2-bis prevedeva, inoltre, che «le disposizioni che stabiliscono, a carico delle amministrazioni elencate dall’articolo 1, comma 2, del Dlgs 165/2001 modificazioni, divieti o limitazioni alle assunzioni di personale si applicano, in relazione al regime previsto per l'amministrazione controllante, anche alle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che siano titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgano funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale né commerciale, ovvero che svolgono attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione». Partecipate nell’orbita della Pa Questo sistema normativo ha sortito l’effetto di attrarre nell’orbita della Pubblica amministrazione le società partecipate, le quali, ancorché dotate di una veste giuridica privatistica, permangono tuttora soggette ai vincoli procedurali e ai metodi di reclutamento del personale tipici del pubblico impiego.Come si legge nella sentenza in commento, il legislatore «ha inteso estendere alle società partecipate i vincoli procedurali imposti alle amministrazioni pubbliche nella fase del reclutamento del personale, perché l'erogazione di servizi di interesse generale pone l'esigenza di selezionare secondo criteri di merito e di trasparenza i soggetti chiamati allo svolgimento dei compiti che quell'interesse perseguono».Di conseguenza, scrivono i giudici, «il mutamento della veste giuridica dell'ente non è sufficiente a giustificare la totale eliminazione dei vincoli pubblicistici, ove la privatizzazione non assuma anche connotati sostanziali, tali da determinare l’uscita delle società derivate dalla sfera della finanza pubblica».La ricerca di un punto di equilibrio nel contemperare l'interesse pubblico con quello privato traspare anche dall'articolo 1, comma 3, del Dlgs 175/2016, secondo cui «per tutto quanto non derogato dalle disposizioni del presente decreto, si applicano alle società a partecipazione pubblica le norme sulle società contenute nel codice civile e le norme generali di diritto privato».La deroga di carattere pubblicistico è ravvisabile (tra l’altro) nella disciplina del reclutamento del personale per le società partecipate, per cui la Cassazione ritiene che l’omesso esperimento delle procedure selettive previste dall’articolo 18 del Dl 112/2008 – ora trasfuso in parte qua nell'articolo 19 del dlgs 175/2016 – determini la nullità del contratto ai sensi dell’articolo 1418, comma 1, del codice civile, posto che la violazione di legge attiene al momento genetico e agli aspetti essenziali della fattispecie negoziale in esame.