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08/02/2018 00.00 - Quotidiano Enti Locali e Pa
All'Acea accordo in deroga Jobs Act - No di Confindustria

L’ipotesi d’accordo integrativo raggiunta tra Acea e le categorie di Cgil, Cisl e Uil deroga le norme del Jobs act su licenziamenti, demansionamento e controlli a distanza. Per i 5mila dipendenti del gruppo si prevede anche la flessibilità operativa legata alle emergenze e alla sicurezza su impianti e reti, e la possibilità di trasformare il premio di risultato in prestazioni di welfare. Le reazioni Le deroghe al Jobs act hanno provocato la dura presa di posizione di Confindustria che, per voce del vicepresidente Maurizio Stirpe, parla di «tradimento», di «violazione da parte dei sindacati e dell’azienda dei principi di correttezza e di lealtà». Non solo. Il vicepresidente per le relazioni industriali Stirpe bolla l’iniziativa come «una ingerenza indebita della politica». Acea, infatti, è controllata al 51% dal Comune di Roma a guida Cinque stelle, contrari al Jobs act. La notizia ha «colto di sorpresa» via dell’Astronomia, e «non si esclude» il ricorso ai probiviri di Unindustria, per valutare l’eventuale espulsione. Unindustria discuterà dell’affaire Acea nei suoi organi quando si riuniranno, dopo aver chiesto ieri stesso un incontro con l’azienda per capire. Acea difende l’ipotesi di accordo ritenuta dai vertici «funzionale allo sviluppo del piano industriale» e fondata su «criteri di innovazione nell’inquadramento professionale, e di flessibilità operativa». Se la leader della Cgil, Susanna Camusso, plaude per «l’ottima notizia, l’abolizione in Acea del Jobs Act», dal Campidoglio spiegano che «non si commentano le comunicazioni relative a decisioni autonome prese da una società quotata in Borsa». Ma non è un mistero che le relazioni con i confederali siano consolidate. La prima cittadina ha incontrato Camusso a settembre a Lecce, alle Giornate del lavoro della Cgil. E circola l’ipotesi di una mozione dell’assemblea capitolina per estendere alle partecipate del Comune l’indirizzo politico di derogare al Jobs Act. L’ipotesi di accordo Nel merito l’ipotesi d’accordo tra Acea, Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec Uil, al vaglio delle assemblee dei lavoratori, prevede che non trovino applicazione le norme del Jobs act sui licenziamenti illegittimi per gli attuali dipendenti assunti dopo il 7 marzo 2015 (per i quali il risarcimento economico è la tutela ordinaria, al posto del reintegro) e per i neoassunti. Per tutti si torna alla legge Fornero del 2012, che ha modificato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970. Si deroga al Jobs act anche sui demansionamenti, ovvero sulla possibilità, in caso di riorganizzazione aziendale, di rimansionare anche in pejus il dipendente in via unilaterale. La pre-intesa prevede la «definizione attraverso specifici accordi dell’eventuale impiego del personale a mansioni inferiori». Sulla terza novità del Jobs act, i controlli a distanza, è previsto che «le parti attraverso specifici accordi definiranno le modalità attuative», nel rispetto delle norme sulla privacy. I neoassunti entreranno con livelli di inquadramento inferiori. Al posto del parziale premio di risultato in denaro, i lavoratori di Acea potranno optare per prestazioni di welfare aziendale. Entro il 30 aprile verranno individuati gli indicatori di gruppo per il premio di risultato pari a 2.350 euro (2018), 2.400 euro (2019), 2.490 euro (2020).