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22/01/2019 18.00 - Utilitalia
ACQUA: UTILITALIA, “DISPONIBILI A QUALSIASI CONFRONTO SUI NOSTRI NUMERI”

UTILITALIA - la Federazione delle imprese idriche energetiche e ambientali-  risponde alla deputata del Movimento 5 Stelle, Federica Daga, che ha definito “allarmistiche” le stime sui costi del passaggio alla gestione pubblica dell'acqua che sarebbero conseguenti all’approvazione della sua Proposta di Legge.

 

Dispiace constatare le dichiarazioni dell’On. Daga, prima firmataria del progetto di riforma del servizio idrico.  Si tratta di affermazioni infondate sia nei confronti di aziende che hanno oltre 100 anni di storia e competenza, che di una Federazione che da sempre rappresenta tutte le imprese di servizi pubblici locali e in particolare i gestori dell’acqua. 

La parlamentare del M5S parla di “allarmismo” e di numeri a suo dire inesistenti, ma le posizioni di Utilitalia, qualunque sia la materia affrontata, sono sempre e rigorosamente ancorate ad evidenze empiriche e analisi dei dati, di regola attraverso studi autonomamente svolti da agenzie e centri di ricerca indipendenti.

 

Nel caso specifico i numeri riportati nei nostri dossier sono pubblici e accessibili a tutti i cittadini, a maggior ragione a chi ricopre ruoli parlamentari. Provengono dall’Autorità di Regolazione, dagli Enti di Ambito e dai bilanci delle imprese. Utilitalia è disponibile a confrontarsi con chiunque su questi numeri.

 

Le procedure per la trasformazione di tutte le gestioni esistenti in aziende speciali o altri enti di diritto pubblico, avrebbero conseguenze inevitabili, come la cessazione anticipata delle concessioni legittimamente in essere e la perdita di valore economico delle aziende esistenti. Il costo per riacquistare le quote di partecipazione cedute negli anni e per ripagare lo stock di debito contratto con banche e cittadini sarebbe di 15 miliardi di euro (una tantum) cui andrebbero aggiunti i 5 miliardi l’anno previsti per gli investimenti, ma stavolta con finanziamento a carico della fiscalità generale e non più della tariffa.

 

Utilitalia - pur condividendo gli obiettivi generali del Progetto di Legge, la necessità di assicurare a tutti i cittadini infrastrutture e servizi di qualità elevata e l’esigenza di garantire i diritti delle fasce deboli della popolazione – invita a non ignorare che per fare questo siano necessari ingenti investimenti, il cui finanziamento e la cui concreta realizzazione sul piano tecnico possono essere assicurati solo da soggetti industriali qualificati, siano essi totalmente pubblici o misti, come nella situazione attualmente in essere.

 

Il settore idrico nel nostro Paese ha intrapreso un percorso di miglioramento solo negli ultimi anni, impedito in passato proprio dai limiti dei modelli gestionali ai quali si vorrebbe ritornare.

 

Restando ancorati ai fatti e alle evidenze giuridiche, Utilitalia sottolinea che il Referendum del 2011 non ha mai indicato la via della ripubblicizzazione forzata, ma reso l’Italia uguale agli altri Stati Membri nei quali il Servizio idrico Integrato può essere affidato dall’ente locale, liberamente, attraverso tre forme parimenti valide: concessione a terzi, società mista pubblico privata e affidamento in house ad una propria società di cui detenga interamente il capitale pubblico. Non esiste quindi un obbligo alla pubblicizzazione del Servizio, ma una libertà di scelta per l’ente locale.

 

In merito all’affermazione di “gestori che speculano sull’acqua”, Utilitalia sottolinea che dovrebbe esser cosa nota a chi si occupa di normative che le tariffe dell’acqua sono decise da un’autorità pubblica e non dai gestori, così come gli standard di qualità del servizio e gli investimenti da realizzare.

UTILITALIA, tra i primi soggetti chiamati in Audizione alla Commissione Ambiente, si è limitata a depositare documenti in cui si evidenziano i pericoli di un ritorno al passato che avrebbe gravi ripercussioni sui cittadini e le finanze pubbliche.

Le stesse preoccupazioni sono peraltro state evidenziate da quasi tutti i soggetti auditi dalla medesima Commissione, dalle Regioni agli enti locali, dalle imprese ai sindacati fino alle associazioni professionali di ingegneri (le ultime audizioni, con giudizi critici verso il Progetto di Legge Daga, si sono tenute proprio questa mattina).

La convergenza di posizioni critiche da parte di soggetti così differenziati tra loro dimostra con evidenza che non si tratta di difendere gli interessi delle imprese, ma quelli ben più rilevanti di tutti i cittadini.