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16/05/2018 18.05 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Multiutility della Lombardia, Acsm al verdetto su fusione e Opa

Oggi l’assemblea di Acsm-Agam sancirà la nascita della Multiutility della Lombardia. Unoperazione curata da Pwc come advisor congiunto e ormai in dirittura d’arrivo, che vedrà la società controllata da A2A, Como e Monza (assistita da Banca Imi e BonelliErede) incorporare le municipalizzate di Varese, Lecco e provincia, Valtellina e Valchiavenna. Il gruppo guidato da Valerio Camerano agirà da partner industriale, metterà in rete tutte le provincie della Regione (a parte Mantova) e deterrà il 38,91% della nuova entità: ne consoliderà il margine operativo lordo e il debito, entrambi stimati attorno a 80 milioni su base 2016. L'azionariato, oltre al gruppo controllato da Milano e Brescia, vedrà Lario Reti Holding (holding del lecchese) al 23,05%, Monza al 10,53%, Como al 9,61%, Sondrio al 3,3%, Varese all'1,29%, altri soci pubblici non compresi nel nuovo patto di sindacato al 3,91% e un flottante del 9,4%. L’unico punto realmente da definire nell’assemblea di oggi – visto che il via libera al riassetto è scontato, dato che A2A, Monza e Como detengono complessivamente il 75,9% - è la possibilità, divenuta più concreta nelle ultime ore, che la stessa A2A (assistita da Mediobanca) e i nuovi pattisti siano costretti a lanciare un’Opa alla luce del superamento della soglia del 30%. Un obbligo che verrebbe meno solo se l’assemblea approvasse le delibere senza il voto contrario della maggioranza dei soci presenti con quote inferiori al 10%, cioè le minoranze esclusi ovviamente A2A, Como e Monza. Ma di che fetta del capitale si tratta? Tolto il 75,9% dei tre big, un riferimento può essere l’affluenza delle ultime tre assemblee, oscillata tra il 79,4% e l’82,6%. Quindi le minoranze potrebbero attestarsi in una forchetta tra il 4,5% e il 7%, anche se in un’assise chiave come quella di oggi è plausibile che i presenti saranno superiori alla media. Altro discorso è prevedere come si orienteranno i voti: se il consenso all’operazione e alla sua logica industriale sembra diffuso anche tra “piccoli”, investitori privati e istituzionali (che gradirebbero anche la prospettiva di crescita della società e con essa del flusso di cedole), è logico che nella scelta sul voto influiscano altri fattori, prettamente più finanziari. Per esempio il fatto che il diritto di recesso vale 2,33 euro mentre l’eventuale Opa avverrebbe a 2,47 euro (Acsm oggi in Borsa ha chiuso a 2,38) oppure la prospettiva che il titolo, dopo il riassetto, avrà un flottante del 9,4% con una liquidità decisamente ridotta. Ecco perché la famiglia toscana dei Nizzi-Baroncelli, accreditata di una quota tra il 4% e il 5%, potrebbe votare contro così come un’altra piccola coalizione che avrebbe circa l’1%. Tra i favorevoli, invece, ci dovrebbero essere Canturina Servizi Territoriali (0,97%), Fondazione Cariplo (0,66%) e un gruppo di investitori superiore all'1,5% legato alla sollecitazione deleghe di A2A. Infine Edison che col suo 1,9%, come riportato da Radiocor, resta un punto interrogativo: qualche settimana fa sembrava favorevole a restare nel capitale ma col processo di razionalizzazione avviato dai francesi non si può escludere un cambio di rotta. Insomma, difficile fare pronostici: l’impressione è che l’ago della bilancia penda leggermente dalla parte del “no” ma partite come queste si decidono spesso sul filo di lana e molto dipenderà anche dall'affluenza all'assemblea. In ogni caso, come è stato più volte dichiarato dal presidente di A2A Giovanni Valotti, anche in caso di Opa l’operazione procederà senza intoppi e, in una fase successiva, verrà ricostituito il flottante poiché c’è l’impegno a mantenere Acsm quotata. Dell'Offerta dovrebbero farsi carico A2A e Lario Reti Holding con esborso massimo previsto attorno a 45 milioni.