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24/06/2020 00.00 - Utilitalia
Rifiuti solidi urbani, COVID 19 e sviluppo di impresa, il caso Roma

di Adolfo Spaziani

L'emergenza sanitaria ha visto il sistemadelle  imprese  dei  servizi  pubblici  localioperare   per   garantire   il   servizio   incondizioni di sicurezza per i cittadini e glioperatori. Un risultato importante che dovrebbe almeno consentire di rivolgere a questo settore una attenzione che non derivi solo dalle consuete dispute ideologiche. Si tratta di una complessa attività industriale, impattata dalla cultura delle comunità servite, dai sistemi di produzione, dalla struttura territoriale ed urbanistica, dalla capacità del management di ottimizzare le risorse umane e tecnologiche disponibili.
Ma lo iato esistente tra chi deve organizzare il servizio e chi vede in questo servizio qualcosa di dovuto, senza essere disponibile cambiare nulla delle proprie abitudini, rischia di alimentare fasi di emergenza su cui, come dimostrano i lavori delle numerose commissioni di inchiesta, più facilmente prosperano attività illecite.
La sovrapposizione di ruoli e responsabilità a livello nazionale e locale è una delle fonti delle attuali crescenti difficoltà del settore. Inoltre, illudersi che il modello rifiuti zero stia dietro l’angolo e non richieda investimenti, cultura nella produzione e consumo, cultura di impresa e risorse adeguate, è un abbaglio evidente che la politica onesta non può non vedere. Il rischio è una progressiva deriva del sistema che al contrario dovrebbe puntare ad innalzare, con gradualità ma con determinazione, gli standard di tutela sanitaria ed ambientale dei territori.
L’emergenza COVID 19 insegna che senza una programmazione, senza investimenti adeguati, senza l’utilizzo delle più moderne innovazioni tecniche, il costo umano ed economico diviene presto insopportabile per qualsiasi comunità. Quella sanitaria è sotto gli occhi di tutti.
E’ certo possibile ed auspicabile che, all’interno di un sistema virtuoso, alcuni impianti non servano, ma a quel modello ideale bisogna arrivare e, soprattutto, è sempre necessario disporre di un sistema di sicurezza per fronteggiare il rischio che il processo operativo, per qualche ragione si interrompa. Una strategia che vale per tutti i servizi a rete, da quello elettrico a quello idrico, per finire a quello dei rifiuti. Il tema della continuità del servizio comporta qualche costo aggiuntivo ma è comunque più conveniente rispetto agli oneri derivanti da continue emergenze.
Una politica nazionale del settore è dunque imprescindibile, una modellizzazione territoriale necessaria, una responsabilizzazione dell’intera comunità non più rinviabile. Non è gestibile un settore che veda, sempre a costo zero, modificare gli obblighi di servizio in qualsiasi decreto o legge approdi in parlamento, con le asticelle poste teoricamente sempre più in alto quando nella realtà le cose procedono in senso inverso.
La crisi recente ha fatto emergere la essenzialità di alcune attività manuali che l’innovazione tecnologica non è riuscita ad eliminare. La sostenibilità ambientale di cui si parla in tanti convegni non può non riguardare anche la protezione ed il sostegno degli operatori che ogni giorno debbono garantire il servizio.
Efficienza del servizio, salute e sicurezza richiedono un approccio unitario, per evitare che i costi divengano insopportabili per le comunità se non a scapito degli operatori o della qualità ambientale. Efficienza del servizio, tutela ambientale e della salute sono aspetti del medesimo problema, specie in un settore dove più del 50% degli addetti ha superato i cinquanta anni di età.>L’attuale situazione richiede investimenti in impianti, una verifica puntuale su modelli di raccolta e smaltimento, una copertura dei costi efficienti, su cui deve vigilare l’autorità indipendente, ma anche una chiara allocazione dei costi sociali collegati al modello prescelto.
Il caso Roma è emblematico: scarsi investimenti in impianti da decenni, l’opzione su modelli di raccolta, in particolare il Porta a Porta, di fatto ingestibili in aree fortemente antropizzate e con limitate strutture fisiche di supporto, un mercato del lavoro ingessato da leggi nazionali e imposizioni locali, una mortificazione dei principi di una gestione autonoma indispensabile in una gestione industriale, sempre avversata dal campidoglio, basti vedere le reazioni all’ultima proposta di razionalizzazione del Porta a Porta.
E’ possibile che tutto debba necessariamente concludersi con un intervento di supplenza della magistratura penale, quando basterebbe far rispettare le regole del codice civile e della buona amministrazione per evitare che i problemi marciscano e degenerino? In una impresa i bilanci si approvano con tempi certi e, se non vi sono le condizioni per farlo, si seguono le procedure di legge, senza rinvii che comportano solo costi aggiuntivi.
Cambiare continuamente i vertici dell’impresa, evitare ogni scelta concreta in merito agli impianti, pensare di adottare a Roma il modello della raccolta delle campagne venete, come dettava a suo tempo il contratto di governo giallo-verde, serve solo ad allungare l’agonia dell’impresa e della città.
Varrebbe la pena fermarsi, chiedere a tutte le forze politiche e sociali un periodo di tregua per pensare e decidere quale strada nuova imboccare. Roma lo merita.
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NB Le posizioni espresse sono strettamente personali