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08/10/2018 16.00 - Quotidiano Enti Locali e PA
Affidamento della gestione dei rifiuti, per l’Antitrust l'ampiezza dei bacini di gara va limitata

Le gare per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti non possono avere una durata sproporzionata al periodo di recupero degli investimenti e nelle stesse l'ampiezza dei bacini di gara deve essere limitata. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha evidenziato, nell'atto AS 1533/2018, le criticità di alcune procedure indette recentemente da un ente di governo regionale per l'affidamento in concessione del servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, focalizzando l'attenzione sulle previsioni dei bandi ritenute anticoncorrenziali (si veda anche il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 3 ottobre).

La durata dell'affidamento
Il primo elemento problematico analizzato dall'Agcm è la durata dell'affidamento, stabilita dai bandi di gara in quindici anni.
L'atto di segnalazione evidenzia infatti come le prestazioni richieste al concessionario riguardino il complesso dei servizi di igiene urbana, ossia principalmente la raccolta di rifiuti urbani, trattandosi pertanto di attività il cui svolgimento richiede investimenti contenuti, legati soprattutto ai veicoli che effettuano la raccolta e il cui tempo di ammortamento è sicuramente inferiore rispetto a quello necessario a recuperare investimenti, ad esempio di natura impiantistica.
I bandi, infatti, pur includendo nell'oggetto di affidamento le attività di avvio a recupero e avvio a smaltimento, non ricomprendono né le attività di recupero né quelle di smaltimento, che come noto, possono essere svolte in regime di mercato, ma che risultano sotto il profilo delle strutture connesse al servizio quelle che comportano maggiori investimenti.
Nel perimetro dell'affidamento l'Agcm ritiene che possano ricomprendersi le attività dall’avvio al recupero, in quanto qualificate nei bandi nell'ambito delle operazioni e dei trattamenti preliminari al riciclo, ma anche tali attività non prefigurano invetsimenti particolarmente rilevanti.
L'Autorità rileva quindi come la durata dell'affidamento, fissata nei bandi in quindici anni, risulti palesemente sproporzionata e non in linea con l'orientamento costante delle interpretazioni in materia di tutela della concorrenza, ribadendo la sua consolidata posizione, in base alla quale per affidamenti che hanno ad oggetto le attività a monte del sistema di gestione dei rifiuti, la durata ottimale degli affidamenti della gestione dei rifiuti solidi urbani non debba superare il quinquennio.

L’ampiezza dei bacini di affidamento
La seconda criticità rilevata nei bandi dall'Agcm è l'eccessiva ampiezza dei bacini di affidamento previsti e dei requisiti economico finanziari e tecnico organizzativi richiesti.
L'Autorità chiarisce che l'ampiezza dei bacini di gara e i requisiti di partecipazione richiesti costituiscono scelte discrezionali dell'amministrazione appaltante, ma evidenzia come la combinazione tra una durata eccessivamente lunga e non giustificata degli affidamenti, unitamente alla previsione di bacini di gara particolarmente grandi rischia nei fatti di contrastare con l'orientamento giurisprudenziale in merito alla necessità/opportunità che le gare siano disegnate in maniera da garantire un'ampia partecipazione di operatori potenzialmente interessati, al fine di evitare restrizioni al confronto concorrenziale.
Nella prospettiva di garantire la possibilità di partecipare alla gara anche a piccole e medie imprese in raggruppamento temporaneo, l'Autorità suggerisce all'ente di governo sia di ridurre la durata degli affidamenti sia di ridurre l'ampiezza dei bacini, al fine di evitare la pre-costituzione di atti di gara idonei a privilegiare gli storici incumbent di mercato, precedenti affidatari dei servizi.