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31/03/2020 00.00 - Quotidiano Energia
La crisi fa male anche allo sviluppo sostenibile

L’analisi dell’Asvis in base agli Sdgs dell’Onu: “Si torna indietro su povertà e condizione economica. Miglioramenti su energia pulita e accessibile”. L’alleanza presenta anche un documento che esamina il DL Cura Italia.

 

“L’impatto della crisi sullo sviluppo sostenibile è fortemente negativo”. Il giudizio tranchant arriva dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis).

 

Svanisce dunque l’idea, diffusa in una parte dell’opinione pubblica, che la pandemia da Covid-19 possa produrre effetti benefici sugli stili di vita e sulla riduzione dei consumi. Non è in atto un cambiamento in positivo, secondo una prima analisi sull’impatto della crisi.

 

La valutazione dell’Asvis (disponibile in allegato sia in forma testuale che grafica) scatta una fotografia della crisi rapportandola ai 17 goal dell’Agenda 2030 dell’Onu, lavorando sui dati aggiornati a febbraio 2018. Gli effetti sono inquadrati a breve termine, ovvero nel corso del 2020, ipotizzando che a giugno si chiuda l’emergenza sanitaria, anche se Asvis si propone di continuare a monitorare il fenomeno per pubblicare studi più completi nei prossimi mesi.

 

“Questa analisi smentisce, una volta per tutte, l’idea che una crisi economica ‘faccia bene’ allo sviluppo sostenibile come definito dall’Agenda 2030 che comprende le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”, sintetizza Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis.

 

Si attendono scenari negativi per gli Sdgs su povertà, educazione, condizione economica e occupazionale, innovazione e diseguaglianze.

 

Per i goal relativi al sistema energetico, città e comunità sostenibili, lotta al cambiamento climatico e “pace, giustizia e istituzioni solide” si prospetta invece un andamento moderatamente positivo.

 

Dovrebbe vigere lo status quo sugli Sdgs relativi all’acqua pulita, flora e fauna acquatica e partnership. È incerto l’impatto per i rimanenti sei obiettivi.

 

Sul goal 7, ovvero “energia pulita e accessibile”, Asvis prevede un miglioramento sui “consumi di energia coperti da fonti rinnovabili” e sull’energia da fonti rinnovabili. È catalogato come “non valutabile” l’impatto dell’emergenza Coronavirus sull’intensità energetica.

 

“Si stima un aumento della quota di rinnovabili sia sul consumo finale che sul consumo primario di energia, dovuto alla diminuzione dei consumi energetici primari e finali, più che a una maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili. Impossibile è, invece, valutare la direzione dell’efficienza energetica, in quanto si stima una diminuzione sia del Pil sia del consumo primario di energia, senza poter individuare quale dei due abbia l’intensità maggiore”, si legge nell’approfondimento sul goal 7.

 

Nel goal 11 (città e comunità sostenibili) si nota una diminuzione dell’esposizione della popolazione urbana all'inquinamento da particolato. Trend simile per la produzione di “gas serra totali” del goal 13.

 

Il concetto di sviluppo sostenibile non può però essere slegato da una valutazione sulle politiche economiche e sociali messi in atto dai governi. A tal proposito, l’Asvis ha esaminato il DL “Cura Italia”, identificando per ogni articolo gli obiettivi maggiormente impattati.

 

Dall’analisi (disponibile in allegato sul sito di Quotidiano Energia sia con il testo del decreto che in forma grafica) è emerso che le misure riguardano soprattutto il goal 3 (salute e benessere) e tutti i goal riconducibili al sostegno economico per le famiglie, i lavoratori e le imprese. Solamente tre articoli (45, 82 e 125) sono inquadrati all’interno del goal 7 sull’energia.

 

Alla luce di queste analisi, l’Alleanza è tornata a chiedere alle istituzioni “che i provvedimenti per fronteggiare la crisi siano accompagnati da una valutazione, ancorché qualitativa, del loro impatto atteso sulle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile”.