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09/01/2019 17.01 - Quotidiano Enti Locali e Pa
In caso di verifica facoltativa sull'offerta decide solo la stazione appaltante

Secondo la sentenza n. 7891/219del Tar Lazio, la verifica sulla congruità dell'offerta, nei casi in cui non risulti potenzialmente anomala (comma 3, articolo 97 del codice dei contratti), è rimessa alla piena discrezionalità della stazione appaltante che si determina solo in presenza di «oggettivo» sospetto di incongruità. L'avvio del sub-procedimento di verifica, pertanto, non può scaturire da una «semplice» richiesta dell'appaltatore non aggiudicatario.

La vicenda

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento di aggiudicazione di un appalto contestando il fatto che la stazione appaltante avrebbe dovuto procedere alla verifica della potenziale anomalia dell'offerta dell'aggiudicatario. Non procedendo in questo modo, l'atto adottato avrebbe dovuto essere annullato in autotutela dall'amministrazione che, invece, confermava la propria decisione senza dar seguito all'istanza.

La decisione della stazione appaltante, di proseguire il procedimento, risulta fondata sulla chiara distinzione normativa che individua il caso in cui il Rup è obbligato ad avviare il sub-procedimento di verifica dell'anomalia e, segnatamente, nel caso previsto dal comma 3, dell'articolo 97 del codice dei contratti. Quindi, in base alla disposizione citata, «quando il criterio di aggiudicazione è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa la congruità delle offerte è valutata sulle offerte che presentano sia i punti relativi al prezzo, sia la somma dei punti relativi agli altri elementi di valutazione, entrambi pari o superiori ai quattro quinti dei corrispondenti punti massimi previsti dal bando di gara». Il successivo comma 6 dello stesso articolo, che funge da norma di chiusura del sistema, puntualizza invece che il responsabile unico del procedimento (a cui compete la conduzione della procedura), in ogni caso «può valutare la congruità di ogni offerta che, in base a elementi specifici, appaia anormalmente bassa».

La sentenza La distinzione tra obbligo e facoltà (peraltro coincidente con quanto già chiarito nel precedente codice degli appalti) viene confermata dal giudice. Al netto dell'ipotesi in cui il Rup non può sottrarsi alla verifica della serietà dell'offerta (e quindi nell'ipotesi prevista dal comma 3 dell'articolo 97), nel caso in cui ciò risulti solo facoltativo, come nel caso trattato, la verifica è possibile «sempre che l'offerta, pur in assenza delle condizioni indicate dal comma precedente, appaia, in base a elementi specifici, anormalmente bassa (Tar Sicilia – Catania, Sez. III, 13 aprile 2017, n. 805; Tar Lazio – Roma, Sez. II, 2 gennaio 2017, n. 24; Cons. Stato, Sez. V, 29 aprile 2016, n. 1652; Id., Sez. VI, 27 luglio 2011, n. 4489)».I riferimenti che possono costituire sintomo di incongruità possono essere individuati all'interno dei costi «scomposti» dell'offerta potendo riguardare, a mero titolo esemplificativo, il costo del personale, gli oneri della sicurezza, la stessa percentuale di utile e simili.Secondo il giudice, il sistema disegnato dal legislatore nell'ambito dell'articolo 97 del codice dei contratti impone una distinzione quindi, «tra obbligo di procedere alla verifica nei casi di anomalia individuati dalla legge e facoltà riservata all'amministrazione di ipotizzare autonomamente, “in base a elementi specifici”, casi di anomalia diversi da quelli prestabiliti (cfr., Cons. St., Sez. V, 8 settembre 2008, n. 4270; id., Sez. VI, 20 giugno 2012, n. 3589)».

In questo caso, non raggiungendo il punteggio massimo previsto dalla norma (sul dato tecnico e sull'offerta più propriamente economica), la stazione appaltante non era affatto tenuta ad avviare la fase di verifica dell'anomalia dell'offerta, non essendo quest'ultima qualificata dalla legge come «anormalmente bassa». Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, si legge infine in sentenza, la scelta di sottoporre l'offerta a verifica facoltativa di anomalia, trattandosi di valutazione ampiamente discrezionale, «non richiede un'espressa motivazione e risulta sindacabile soltanto in caso di macroscopica irragionevolezza o illogicità (Tar Lombardia – Milano, Sez. IV, 27 ottobre 2017, n. 2048; Cons. Stato, Sez. III, 3 luglio 2015, n. 3329; id., 1° febbraio 2017, n. 438; id., Sez. V, 26 luglio 2016, n. 3372; id., Sez. IV, 27 giugno 2011, n. 3862)».