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08/02/2018 18.02 - Quotidiano Enti Locali e Pa
Pagamenti della Pa, 1,2 miliardi fantasma negli Ato della Sicilia

Autunno 2012, elezioni siciliane appena chiuse, promessa solenne dell’allora neo-governatore Rosario Crocetta: «Cancellerò i debiti degli Ato». Gennaio 2018, elezioni siciliane appena ultimate, programma di Nello?Musumeci, appena succeduto a Crocetta: «Serve un nuovo piano rifiuti che risolva il problema dei debiti degli?Ato». Sul piano dei valori assoluti, nella gara dei mancati pagamenti dalla Pa primeggiano i costruttori, che aspettano di vedersi liquidati 8 miliardi di fatture arretrate (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 25 gennaio). Ma le imprese di tutta Italia che a suo tempo hanno vinto gli appalti per la gestione dei rifiuti in Sicilia non conoscono rivali sul terreno dei tempi di attesa; e dell’inestricabile groviglio di carte bollate che si sono accumulate alla ricerca di soldi che continuano a non esserci. La vicenda La storia è lunga, inizia 12 anni fa ai tempi di Salvatore Cuffaro e attraversa tutte le ultime giunte dell’Isola, come un fiume che lungo il suo corso si gonfia di detriti. I?27 «ambiti territoriali ottimali» che avrebbero dovuto gestire il ciclo dei rifiuti siciliani nascono nel 2006, anticipando un riassetto del settore che sul piano nazionale sarebbe arrivato solo cinque anni dopo. L’obiettivo, in Sicilia come nel resto d’Italia, era di sottrarre ai Comuni l’igiene urbana, che come tutti i servizi diffusi sul territorio (dal trasporto locale all’acqua) per funzionare ha bisogno di svilupparsi su territori più grandi rispetto ai singoli enti. Le resistenze degli amministratori locali si sono diffuse ovunque, ma sull’Isola si sono rivelate più feroci. E hanno colpito il punto più efficace per far crollare tutto il castello:?i soldi. Dopo essersi opposti all’ingresso negli ambiti, facendo scattare la prima girandola di commissariamenti, spesso hanno chiuso i rubinetti con cui gli enti avrebbero dovuto finanziare gli Ato che li consorziano. Nei casi più gravi, i soldi non sono stati nemmeno stanziati. Nel frattempo, però, la macchina è partita, assumendo personale e affidando a privati la raccolta e il conferimento dei rifiuti. È nata così la montagna del debito, che in pochi anni ha raggiunto quota 1,2 miliardi. La chiusura degli Ato Ma questa è solo la prima parte della storia. La seconda, iniziata dopo la chiusura (ancora non terminata) degli Ato, è anche più paradossale. Dal 2012 chi aspetta un pagamento da un ente pubblico può certificare il credito, per cederlo a una banca o compensarlo con un debito fiscale. Ma per molti dei creditori degli Ato siciliani questo non è possibile, perché gli stessi commissari chiamati a prendere in mano la situazione non inseriscono i debiti nella piattaforma online del ministero dell’Economia. Allora interviene il Tar, a cui le imprese si rivolgono per commissariare i commissari. Intanto le società di regolazione (Srr) che da anni dovrebbero sostituire gli Ato non partono, anche perché?dovrebbero accollarsi il personale in eccesso dei loro predecessori. E il servizio è bloccato nel più classico dei circoli viziosi: i sacchetti invadono le strade, i cittadini non pagano per una raccolta che non c’è, e i debiti si accumulano.