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09/10/2018 17.00 - Quotidiano Enti Locali e PA
Una buona gestione dei rifiuti aiuta la transizione all’economia circolare

Una buona gestione dei rifiuti è componente fondamentale dell'economia circolare e contribuisce a evitare che abbiano un impatto negativo sull'ambiente e sulla salute.
La corretta attuazione della relativa normativa europea renderà più rapido il passaggio all'economia circolare. I soggetti locali hanno un ruolo cruciale nella gestione dei rifiuti e il loro coinvolgimento nello sviluppo e nell'attuazione delle politiche, come pure il sostegno alle loro attività, è necessario per garantire conformità alla norme Ue.
Una relazione della Commissione europea - pubblicata lo scorso 24 settembre (COM 2018 (656) - prende in esame l'attuazione degli elementi essenziali delle norme comunitarie da parte degli Stati membri, evidenzia i problemi che impediscono la piena conformità e formula raccomandazioni per eventuali miglioramenti nella gestione di determinati flussi di rifiuti.

Rifiuti urbani
In base a un esame approfondito dei risultati sul riciclaggio e delle politiche in materia di rifiuti negli Stati membri, sono stati individuati 14 Stati membri in cui c'è il rischio che l'obiettivo del 50% non venga raggiunto entro il 2020 . Si tratta di: Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna.
I modelli di scenari elaborati nell'ambito delle attività oggetto della presente relazione hanno confermato questi dati e hanno condotto alla conclusione che, senza l'attuazione di ulteriori azioni politiche, alcuni degli Stati membri in questione potrebbero non raggiungere l'obiettivo del 50% nemmeno entro il 2025. In base alle difficoltà e delle esigenze specifiche di ciascuno Stato membro nonché del suo distacco rispetto all'obiettivo per il 2020, sono state individuate azioni specifiche per paese dirette a colmare il divario attraverso un processo che ha coinvolto strettamente le autorità nazionali. La valutazione ai fini della segnalazione preventiva contenuta nella relazione si fonda su precedenti attività di promozione della conformità condotte dalla Commissione in collaborazione con gli Stati membri. Se attuate rapidamente dalle autorità nazionali e locali, le azioni suggerite ridurranno in modo significativo il rischio che gli obiettivi non siano raggiunti.

Rifiuti da costruzione e demolizione
I rifiuti da costruzione e demolizione costituiscono il flusso più consistente di rifiuti nell'Unione europea in quanto al peso, che equivale a più di 800 milioni di tonnellate all'anno, ossia al 32% circa dei rifiuti complessivi prodotti.
La direttiva quadro sui rifiuti stabilisce per questo flusso di rifiuti un obiettivo per il 2020 del 70% di preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale. I risultati degli Stati membri variano in maniera significativa, posto che più della metà riferisce di aver già conseguito l'obiettivo per il 2020 nel periodo 2013-2015 e che alcuni stanno addirittura superando il 90% di recupero. Tuttavia, Cipro, Grecia, Slovacchia e Svezia sono ancora al di sotto del 60% . Rimane ancora qualche incertezza per quanto riguarda le cifre riportate da alcuni Stati membri.

Rifiuti pericolosi
I rifiuti pericolosi rappresentano un flusso di rifiuti relativamente ridotto (meno del 4% dei rifiuti complessivi), ma la corretta gestione di tale flusso è fondamentale per evitare che abbia un grave impatto negativo sull'ambiente e sulla salute umana. La direttiva quadro sui rifiuti include requisiti per quanto riguarda l'etichettatura, la tenuta dei registri, la tracciabilità e gli obblighi di controllo dalla produzione alla destinazione finale, nonché il divieto di miscelazione dei rifiuti pericolosi con altri rifiuti, sostanze o materiali.
L'analisi relativa alla gestione dei rifiuti pericolosi in tutta l'Ue , anche in merito ai contenuti di PCB/PCT , indica gravi carenze nell'attuazione dei principali obblighi giuridici. Tra queste rientrano una pianificazione inadeguata, incoerenze di dati e lacune statistiche tra la produzione e il trattamento oltre a un'errata classificazione dei rifiuti. Lo studio fornisce raccomandazioni dettagliate e specifiche per paese che si possono riassumere in un elenco più generale di azioni prioritarie.

I Raee
Circa 10 milioni di tonnellate (0,4% dei rifiuti complessivi prodotti) è la quantità stimata dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) prodotti nell'Ue nel 2014, una cifra che si prevede aumenterà a più di 12 milioni di tonnellate entro il 2020 .
Questo flusso di rifiuti è composto da una miscela complessa di materiali e componenti comprendente varie sostanze che, se non gestite adeguatamente, comportano rischi elevati per l'ambiente e la salute umana. Inoltre, produrre apparecchiature elettroniche moderne richiede l'uso di risorse scarsamente disponibili e di valore.

Rifiuti da imballaggio
Nel 2015 i rifiuti di imballaggio prodotti nell'Ue ammontavano in totale a circa 85 milioni di tonnellate, ossia al 3,4% circa dei rifiuti complessivi prodotti . La quantità di rifiuti prodotti è andata aumentando lentamente negli anni recenti.
La direttiva sugli imballaggi fissa specifici obiettivi per i rifiuti di imballaggio da raggiungere entro la fine del 2008 (con proroghe temporali per alcuni Stati membri, che hanno cessato tutte di applicarsi nel 2015): obiettivi di recupero e riciclaggio complessivi (60% e 55% rispettivamente) unitamente a obiettivi di riciclaggio specifici per materiale (60% per la carta e il cartone, 60% per il vetro, 50% per il metallo, 22,5% per la plastica e 15% per il legno).
Dal 2005 il tasso medio di riciclaggio complessivo degli imballaggi nell'Ue ha registrato un aumento costante (fino al 65,8% nel 2015 ). Tuttavia, tra il 2013 e il 2015 la quantità dei rifiuti di imballaggio prodotti è cresciuta del 6% in tutta l'UE, indicando l'esigenza di un maggiore impegno riguardo alla prevenzione dei rifiuti. Lo studio ai fini della segnalazione preventiva ha inoltre evidenziato incoerenze nei dati sugli imballaggi per diversi Stati membri, a dimostrazione del fatto che le quantità riferite relativamente agli imballaggi immessi sul mercato possono essere incomplete.

Discariche
Il collocamento dei rifiuti in discarica è l'opzione meno opportuna per il trattamento dei rifiuti. Nonostante le quantità di rifiuti urbani collocati in discarica nell'Ue in generale siano costantemente diminuite (riducendosi del 18% durante il periodo 2013-2016 ), il tasso medio di collocamento in discarica dei rifiuti urbani nell'Ue si attestava nel 2016 ancora al 24%.
Le differenze sono ampie: nel 2016 dieci Stati membri collocavano ancora in discarica più del 50% dei rifiuti urbani, mentre cinque Stati membri hanno riferito tassi superiori al 70%. La direttiva sulle discariche ha vincolato i membri all'obbligo di ridurre il collocamento in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili fino al tasso massimo del 75% entro il 2006, del 50% entro il 2009 e del 35% entro il 2016, rispetto al quadro di riferimento del 1995 .
La direttiva riveduta impone agli Stati membri la riduzione della quantità massima di rifiuti urbani collocati in discarica al 10 % entro il 2035 e introduce un divieto sul collocamento in discarica dei rifiuti provenienti da raccolta differenziata, compresi i rifiuti biodegradabili.
Riguardo gli obiettivi per la riduzione dei rifiuti biodegradabili, i dati presentati dagli Stati membri variano in termini di completezza.
Nel 2015 metà degli Stati membri aveva già conseguito l'obiettivo del 35% per il 2016.

Fanghi di depurazione
La direttiva sui fanghi di depurazione mira a disciplinare l'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura. Stabilisce i valori limite per le concentrazioni di metalli pesanti nei fanghi destinati all'uso agricolo e al trattamento del suolo.
La direttiva è in vigore da oltre 30 anni ed è ben attuata in tutta l'Ue. Tutti gli Stati membri hanno stabilito valori limite di concentrazione per i metalli pesanti nel suolo che sono rispondenti ai requisiti della direttiva oppure, invero, molto più severi.